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Seminario CES: esperienze dei lavoratori delle piattaforme digitali in Europa a confronto

Rider in piazza per i diritti © Marco Merlini Roma, 30 ottobre 2020 Giornata di mobilitazione nazionale dei rider con Cgil, Nidil, Filt, Filcams, Union e altre sigle sindacali contro l'accordo tra Assodelivery e Ugl
Foto: Marco Merlini
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Il 19 e 20 settembre, a Roma, si è svolto il seminario organizzato dalla CES (Confederazione Europea dei Sindacati), sul tema delle tutele e dei diritti per i lavoratori delle piattaforme digitali.
Riportiamo di seguito il contributo di Fabio Pace, Nidil Cgil Palermo, che ha seguito l’evento e che parteciperà al prossimo incontro europeo "Fair work, fair future – rethinking Platforms, Unions & workplace" organizzato dalla Ces e dal sindacato austriaco Oegb dal 29 al 30 settembre 2022 a Vienna (https://www.riderscollective.at/ffk22).


Insieme alla CGIL, presenti le delegazioni dei sindacati FGTB Belgio e OeGB Austria, per rafforzare il progetto di una rete internazionale che sia in grado di mettere insieme le rivendicazioni delle lavoratrici e dei lavoratori della gig economy.


Fondamentale il contributo espresso dalle delegate e dai delegati CGIL provenienti da diversi territori e categorie per riportare le istanze di una platea di persone che operano in diversi settori e per diverse aziende, dai magazzinieri di Amazon, agli operatori di call-center, ai Rider delle piattaforme del food-delivery. Tutti accomunati da forme di lavoro e modelli organizzativi in cui troppo spesso i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori vengono derogati in nome del profitto e della produttività.
Mentre in alcuni paesi d’Europa si sperimentano nuovi modelli organizzativi, come la settimana corta, con cui si è ampiamente dimostrato che un business sostenibile è possibile concedendo alle persone il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata senza che la produttività ne risenta, anzi al contrario, rilevando un aumento dell’efficienza nella prestazione lavorativa dovuta ad un alleggerimento dei livelli di stress lavoro correlato; in altri casi, invece, rileviamo che aziende come Amazon riducono i tempi di pausa durante il turno di lavoro, o che aziende come Glovo utilizzano la scusa dell’algoritmo per “monitorare” costantemente i lavoratori sotto la minaccia del “punteggio di efficienza”.
Proprio la questione dell’algoritmo è stato uno dei temi cardini della discussione: l’obiettivo dei sindacati è quello di richiedere con forza che vengano revisionati i meccanismi di controllo e trasparenza su questi algoritmi, che venga esplicitato il loro funzionamento e che non siano la variabile che determina in ultima istanza l’organizzazione del lavoro senza una mediazione “umana” e quindi di positive relazioni industriali.
Altro tema caldo al centro della discussione è risultato quello legato alle questioni sulla tutela della salute e della sicurezza. Ad esempio, una rivendicazione comune riguarda i Rider del food-delivery che, operando esclusivamente su strada alla guida di ciclomotori e velocipedi, sono fortemente condizionati dalle condizioni meteo avverse (tanto in caso di pioggia e neve, quanto in caso di estremo caldo); le piattaforme tuttavia non si sono ancora impegnate, nonostante le numerose rimostranze, a strutturare dei protocolli di sicurezza per i suddetti casi. Per questo motivo succede, ad esempio, a Palermo che la segreteria e gli avvocati del Nidil CGIL hanno l’intuizione, in estate, di presentare due decreti ingiuntivi contro Glovo e UberEats, per richiedere che ai rider vengano riconosciuti, come DPI (dispositivi di protezione individuale), acqua, sali minerali e crema solare.


Il risultato è, in entrambi i casi, positivo e porta il Tribunale di Palermo a riconoscere ai Rider l’applicazione del d.l. 81/2008 sulla sicurezza al pari dei lavoratori subordinati, indipendentemente dal fatto che le piattaforme li considerino come tali o come autonomi.
L’elenco di esperienze, di contributi e racconti personali di vita lavorativa vissuta sulle proprie spalle dalle delegate e dai delegati delle varie organizzazioni presenti all’iniziativa, sarebbe ancora lunghissimo; tuttavia possiamo riassumere il sentire comune affermando con assoluta convinzione che le lavoratrici ed i lavoratori della gig economy, sono uno spaccato sociale di un mercato che è mutato. Ne sono mutate le regole, i perimetri ed i meccanismi, così è necessario che anche le lavoratrici ed i lavoratori, nonché le organizzazioni sindacali, adeguino sé stessi a questi mutamenti, per essere in grado di affrontare le nuove sfide in atto, giacchè una cosa non può e non deve mutare: la consapevolezza che un mondo migliore lo si possa creare soltanto attraverso un mercato del lavoro che garantisca diritti, equità e dignità di prospettive alle Persone, indipendentemente dalla parte del mondo da cui provengono o dalla forma contrattuale a cui sono sottoposte.