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Quarto rapporto sulla contrattazione sociale e territoriale

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Nel 2011 le famiglie in condizione di povertà relativa erano l’11,1 per cento; si tratta di 8,2 milioni di individui poveri, il 13,6 per cento della popolazione residente. La povertà assoluta coinvolge il 5,2 per cento delle famiglie, per un totale di 3,4 milioni di individui. Per quanto riguarda il mercato del lavoro prosegue l’incremento del lavoro a tempo determinato (più 5,5 per cento rispetto al 2010), del part time “involontario” ossia di un lavoro a tempo parziale che si svolge in assenza di occasioni di impiego a tempo pieno.

Molto marcato lo squilibrio di genere: le donne occupate sono il 49,9 per cento, gli uomini il 72,6 per cento. A fronte di questi dati allarmanti, il fondo per le politiche sociali è passato da una dotazione di 1.464.233.696 euro del 2008 di cui 656.451.180 euro destinati alle Regioni, ai 42.908.611 euro del 2012, di cui 10.680.362 euro destinati alle Regioni. È una spesa caratterizzata da un forte squilibrio tra le generazioni e tra i territori; da una mancata correlazione tra welfare e sviluppo, incapace di coniugare assistenza e condizioni per la crescita. Queste “aride” cifre sono la rappresentazione delle insostenibili condizioni di vita di milioni di donne e uomini e delle scandalose disuguaglianze che la crisi ha acuito per effetto di politiche inique e spesso inefficaci.

Per far fronte a insicurezze e paure vecchie e nuove rinvigorite dalla crisi, dal lavoro che non c’è, che se c’è è sempre più precario, si è rafforzata la domanda di sicurezza, di protezione, di tutela, si è rafforzata l’esigenza di un forte ed efficace ruolo del pubblico. Tuttavia la qualità dei servizi non è cambiata, lo stato sociale ha continua[1]to a essere bersaglio di “riforme” giustificate da ragioni di costo, per diminuire la quantità di risorse dedicate e non, per i necessari interventi di ri[1]qualificazione che non si affrontano mai veramente [...] 

La negoziazione territoriale si configura sempre più come una fondamenta[1]le esperienza di partecipazione e di democrazia che agisce tre le ragioni di una profonda riforma del welfare e le sue irrinunciabili caratteristiche di universalità, solidarietà e giustizia. L’organizzazione del territorio, la qualità dei suoi servizi, degli “spazi pubblici”, la loro accessibilità ed aderenza ai bisogni reali delle persone sono elementi essenziali per la qualità della vita di una comunità. La contrattazione può contribuire significativamente al conseguimento di questo obiettivo, oggi essa deve misurarsi con la profonda crisi che ha investito l’economia mondiale, crisi che non ha natura esclusivamente finanziaria, ma investe anche la dimensione sociale, valoriale, etica. Le insicurezze, il senso di precarietà che ne derivano, si combattono dando alle persone concrete prospettive di futuro, un futuro che torni ad evocare la possibilità di un progetto di vita, del miglioramento delle proprio condizioni. Anche in queste scelte risiedono le ragioni di un importante e rinnova

Vera Lamonica, segreteria nazionale CGIL

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