22 aprile: Earth Day, Giornata della Terra


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L’Earth Day (Giornata della Terra) è la più grande manifestazione globale per celebrare la Terra e per diversificare, educare e attivare il movimento ambientalista in tutto il mondo. Quest’anno, per il secondo anno consecutivo a causa della pandemia, la giornata sarà organizzata in eventi digitali, che possono essere seguiti sulle varie piattaforme, fra cui quella di Earthday.org., che dedica tre giornate all’azione per il clima e al ripristino degli ecosistemi, e sulla piattaforma Rai Play con la 2^ edizione di #OnePeopleOnePlanet, la Maratona Multimediale prodotta da Earth Day Italia.

Nella programmazione italiana, verrà dato largo spazio ai giovani e al loro ruolo nella questione climatica, anche in preparazione alla COP GIOVANI che il nostro paese realizzerà a Milano dal 28 al 30 settembre 2021 nell’ambito delle iniziative della COP26.

Nel 2016, l’allora segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon scelse la data del 22 aprile per la ratifica dell’Accordo sul clima, frutto dei negoziati della Cop21 di Parigi del dicembre 2015. Quest’anno il 22 e 23 aprile, sono stati scelti dall’amministrazione Biden per organizzare un vertice globale sul
clima, invitando tutte le principali economie del mondo ad unirsi nell’impegno per ridurre le emissioni di gas serra, onorando l’accordo di Parigi.

Intanto Biden ha dichiarato di puntare a mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°, sposando quindi l’approccio più ambizioso dell’Accordo di Parigi e le richieste della scienza e della società civile. In più nel piano da 2.000 miliardi di euro per la ripresa economica post COVID ha puntato a creare occupazione e contrastare il cambiamento climatico, puntando molto su investimenti nelle energie pulite, sulla mobilità elettrica e sull’efficienza energetica. Durante il vertice, o poco prima, gli Stati Uniti dovrebbero rendere pubblico il piano nazionale per ridurre le emissioni di gas serra nei prossimi 10 anni, un piano che potrebbe essere importante. Dal grado di ambizione di quel piano e dal numero di grandi emettitori che seguiranno quell’esempio dipenderà la possibilità, o meno, di contenere l’incremento della temperatura globale entro 1,5°. La resa dei conti poi ci sarà a novembre, quando dovrebbe svolgersi a Glasgow la 26° esima conferenza sul clima (COP26). A quel punto sarà evidente quanti e quali paesi avranno incrementato i propri impegni volontari di riduzione delle emissioni (NDC) al 2030.

Il Regno Unito, che ha la presidenza della COP, ha già presentato il suo NDC, impegnandosi a un taglio del 68% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. L’UE si è impegnata ad un taglio del 55% al 2030. La Cina ha dichiarato il suo impegno a raggiungere le emissioni nette zero entro il 2060 ma, nonostante il recente impegno assicurato agli USA per collaborare contro il cambiamento climatico, nel piano quinquennale, ha confermato che fino al 2030 le emissioni cinesi continueranno a crescere. L’India ha difficoltà ad uscire dal carbone, il Brasile ha un obiettivo di emissioni nette zero al 2050 ritenuto poco credibile, ecc. E’ evidente che siamo molto distanti negli impegni, ma ancora più nelle azioni concrete per raggiungere l’obiettivo di 1,5°.

In questi giorni l’AIE (agenzia internazionale per l’energia) ha certificato che le le emissioni di anidride carbonica aumenteranno nel 2021 ad un livello record, il secondo più alto della storia dopo quello di 10 anni fa seguito alla crisi finanziaria, motivo in più per guardare con interesse al vertice USA del 22 aprile.

Intanto sul versante Europeo, a pochi giorni dalla giornata della terra, la commissione europea è divisa sull’opportunità di posticipare la pubblicazione della bozza aggiornata di regolamento per la tassonomia degli investimenti sostenibili. La tassonomia europea è infatti un importante tentativo di creare uno schema di etichettatura su cui indirizzare gli investimenti in prodotti finanziari verdi. Alla vigilia della giornata della terra, è stato raggiunto invece l’accordo provvisorio fra Consiglio e Parlamento Europeo per la legge sul clima. Viene confermata la neutralità climatica al 2050 e la riduzione del 55% delle emissioni al 2030 al netto degli assorbimenti di carbonio (quindi una riduzione effettiva minore). Non è passata la riduzione del 60% richiesta dal Parlamento. Il nuovo obiettivo al 2030 potrebbe non essere sufficiente, ma intanto va nella direzione giusta e deve essere perseguito con azioni concrete, per poi essere eventualmente aggiornato se il livello complessivo delle emissioni globali lo renderà necessario. A questo proposito è importante la decisione di istituire un comitato scientifico indipendente che fornirà consulenza scientifica e riferirà in merito agli obiettivi climatici e alla coerenza fra la legge per il clima gli impegni internazionali nell’ambito dell’Accordo di Parigi, vedi obiettivo 1,5°.

Come non ci stancheremo mai di ripetere, serve un radicale ed urgente cambiamento del modello di sviluppo per garantire il benessere e la cura del pianeta e di tutti i suoi abitanti. Questo profondo cambiamento deve tenere insieme la sostenibilità ambientale e la giustizia sociale, per garantire che la
transizione ecologica non abbia un impatto sociale ed occupazionale, non provochi ulteriore povertà, disuguaglianze e divari sociali, perdita di occupazione e ripercussioni economiche. Per questo è necessario realizzare una Giusta Transizione, attraverso piani, misure e risorse specifiche, da definire in un percorso democratico, per pianificare ed accompagnare il cambiamento profondo che deve affrontare il sistema, facendo si che nessuna comunità e nessun lavoratore debba subirne gli effetti.

La nostra elaborazione per una giusta transizione è contenuta anche nella recente piattaforma unitaria CGIL, CISL e UIL del dicembre 2020 “una giusta transizione per il lavoro, il benessere della persona, la giustizia sociale, la salvaguardia del pianeta”, in cui avanziamo le nostre proposte per un confronto con il Governo per l’utilizzo delle risorse destinate alla transizione ecologica declinate nei sei obiettivi ambientali europei: mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine, transizione verso l’economia circolare, prevenzione e controllo dell’inquinamento, protezione e ripristino degli ecosistemi.

In Italia il 22 aprile, giornata mondiale della terra, si svolgerà quest’anno alla vigilia della presentazione in Parlamento del Piano di Ripresa e Resilienza (26 e 26 aprile). In quelle date saranno finalmente rese esplicite le proposte di riforma e progetti che il Governo intende finanziare con i 191,5 miliardi disponibili. Capiremo anche se quelle proposte risponderanno ai requisiti richiesti dalla Commissione europea, anche in relazione a riconversione ecologica, azione per il clima, giovani ed occupazione. Sapremo se il nostro paese utilizzerà l’enorme opportunità offerta dalle risorse del NGEU per scrivere una pagina illuminata del proprio futuro o la lascerà sfuggire.

L’orientamento politico del nostro paese in materia di ecologica e clima non è solo una questione nostrana. Quest’anno l’Italia ha assunto la presidenza del G20. In quest’ambito il 22 e 23 luglio si terrà a Napoli il vertice Ministeriale dei paesi G20 su Ambiente, Clima ed Energia. Sempre quest’anno l’Italia organizzerà a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre la COP giovani e la pre-COP in vista della COP26 di Glasgow. Nel suo ruolo di presidenza del G20 e di co-presidente della COP26 il nostro paese ha una responsabilità enorme da mettere in campo e la CGIL intende mettere tutto il suo impegno per promuovere quella trasformazione sostenibile della società per cui ci siamo sempre battuti.