Intercettazioni: 22 piazze mobilitate per dire 'NO' alla 'legge-bavaglio'
CGIL, il provvedimento è "sabbia negli ingranaggi della giustizia" e distrae il dibattito dalla vera priorità che è il lavoro. Se il 29 luglio sarà portato in aula il provvedimento, saremo a Piazza Montecitorio a manifestare tutto il nostro dissenso
Sono 22 le piazze gremite oggi per la protesta contro la 'legge-bavaglio'. Da Roma a Milano, e poi Torino, Bari, Palermo, Padova, Parma, ma anche Londra e Parigi. Una sollevazione di popolo per dire no ad un provvedimento che se il 29 luglio, con una calendarizzazione dei lavori parlamentari a tappe forzate, dovesse diventare legge, getterebbe "sabbia negli ingranaggi della giustizia italiana".
Quella di oggi è una protesta organizzata dalla FNSI, con l'adesione di CGIL, ARCI e ARTICOLO 21, ed oggi a prendere la parola è proprio il Segretario Nazionale del sindacato della Stampa per spiegare che se questa legge verrà approvata "noi faremo disobbedienza civile e professionale" perchè questa "legge non merita di essere rispettata e i giornalisti che non la rispetteranno avranno l'appoggio pieno del sindacato e dell'Ordine". E aggiunge nel sottolineare quanto sia lesiva della libertà di informazione "una legge brutta e pericolosa, non solo per noi giornalisti ma per la comunità civile. Non è vera democrazia quella che non ha il diritto di sapere" e "faremo anche ricorso alla Corte europea di Strasburgo", ma "questo è il dopo".
Ad intervenire sulla vicenda, prendendo la parola dal palco montato in Piazza Navona, anche il Segretario Confederale della CGIL Fulvio Fammoni secondo il quale "calendarizzare il 29 luglio il disegno di legge sulle intercettazioni è un atto di arroganza del governo e della sua maggioranza". Secondo il dirigente sindacale "il governo e la sua maggioranza non vogliono tenere in considerazione il parere della magistratura, delle organizzazioni dei lavoratori che operano nella sicurezza, dei giornalisti, di tutto il mondo dell'informazione. Inoltre - prosegue Fammoni - in questo momento la priorità dovrebbe essere il lavoro, invece il Governo blocca l'agenda del paese sulla giustizia e sull'informazione".
"Il governo - conclude Fammoni - non si illuda di sfruttare il periodo estivo per avere un calo di opposizione ad una legge sbagliata e incostituzionale. La mobilitazione prosegue e il 29 luglio se sarà portato in aula il provvedimento, saremo a Piazza Montecitorio, di fronte alla Camera a manifestare tutto il nostro dissenso".