Usa-Ue: Cgil, Ttip favorisca lavoro di qualita e sviluppo sostenibile


 “Il Ttip ha senso solo se favorisce la creazione di posti di lavoro di qualità e sviluppo sostenibile”. Così in una nota la Cgil ribadisce il suo giudizio in merito al Trattato di libero scambio Usa-Ue, nel sottolineare che: “Cresce in Italia e in Europa la preoccupazione di cittadini e lavoratori sui contenuti e le conseguenze dei negoziati per il Ttip. I timori sono legati all’assoluta segretezza e opacità dei negoziati e al carattere prevalentemente normativo e regolamentare, secondo le intenzioni dei negoziatori delle due sponde dell’Atlantico, che assumerebbe l’accordo”.

Per il sindacato di corso d’Italia, infatti, “non si tratta di abbattere tariffe doganali, già significativamente basse tra i due partner, quanto di ‘armonizzare’ leggi e regolamenti per rendere più fluido il libero scambio di merci e servizi. In altre parole, il Trattato commerciale interverrebbe sulle norme ambientali, alimentari, sociali e del lavoro a favore della massima liberalizzazione delle merci e dei servizi, inclusi quelli pubblici e quelli essenziali, con conseguenze facilmente immaginabili sulle condizioni di vita e di lavoro e sui livelli stessi della democrazia. Non sarebbero, infatti, i Parlamenti e i governi a decidere norme così fondamentali, ma un apposito Consiglio Transatlantico che vigilerebbe sulla conformità di queste leggi ai dettami del libero scambio”.

“Né la Commissione Europea né il governo italiano – prosegue la nota della Cgil – hanno finora fornito alcuna esauriente previsione sull’impatto di un simile trattato sui posti di lavoro, per paesi, regioni e settori. La propaganda che vorrebbe gli accordi commerciali come una soluzione vincente per tutti (win – win) continua a non tenere conto della realtà verificatasi nei numerosi accordi già siglati: ci sono settori in cui si guadagna e settori in cui si perde e per l’Italia la concentrazione dell’occupazione in piccole e piccolissime imprese non lascia prefigurare buoni risultati in una presunta crescita trainata dall’esportazione, che riguarda, oggi, un numero limitato di medio-grandi imprese”.

“Siamo in attesa di conoscere il risultato della consultazione che la Commissione ha aperto sul meccanismo di dispute tra investitori e stati, meccanismo che è già stato inserito nel trattato di libero scambio con il Canada (Ceta). Si tratta di una gravissima violazione della sovranità politica dei singoli stati, laddove investitori e multinazionali possono chiamarli di fronte ad una corte arbitrale internazionale privata a rispondere di possibili violazioni dei ‘diritti’ degli investitori per legittime decisioni politiche che possano influenzare negativamente i profitti delle imprese estere. Meccanismo, oltretutto, che discrimina a sfavore delle imprese nazionali, che, giustamente, a queste decisioni dei loro stati devono semplicemente attenersi, salvo ricorrere alla normale giurisdizione se li ritengono illegittimi”, conclude la Cgil.