Università: Cgil e Flc Cgil, grave ingerenza Governo su ‘cattedre Natta’


Roma, 13 ottobre – “La misura contenuta nel testo del decreto sulle ‘Cattedre Natta’, che prevede la nomina dei presidenti delle commissioni a mezzo di un decreto del Presidente del Consiglio su proposta del MIUR, è un fatto gravissimo e inaccettabile, che introduce un elemento di pesante ingerenza da parte del Governo in scelte d’indirizzo che attengono al mondo della ricerca”. È quanto si legge in una nota congiunta di Cgil e Flc Cgil a proposito delle norme per la nomina dei presidenti delle commissioni incaricate di valutare gli aspiranti ‘super professori’ che saranno reclutati dal prossimo anno in deroga all’Abilitazione Scientifica Nazionale.

Per Cgil e Flc “il piano nel suo complesso presenta numerose criticità”. “Innanzitutto – spiegano – con questa misura si inserisce di fatto un meccanismo di reclutamento parallelo e differente rispetto a quello ordinario, basato sulla chiamata diretta e diverso anche sotto il profilo stipendiale dei docenti assunti, con una sovrapposizione evidente ai processi esistenti come l’ASN, e il rischio di sperequazioni tra docenti, a prescindere dalla qualità dei profili che saranno selezionati”.

“Peraltro – aggiungono confederazione e categoria – il meccanismo di assegnazione delle cattedre consentirà ai docenti vincitori di ‘scegliere’ l’ateneo di destinazione: questo rischia di incrementare i pesanti divari tra atenei nel nostro Paese, in particolare tra quelli del Nord e del Mezzogiorno. Divari che, è bene ricordare, sono in buona parte imputabili a condizioni di contesto e ai meccanismi punitivi di valutazione che li hanno alimentati in questi anni”.

“In questo modo – sottolinea la nota – si abdica ad una funzione fondamentale di programmazione nazionale e di garanzia di un livello uniforme, o comunque bilanciato, di qualità del sistema nel suo complesso”. Cgil e Flc sostengono che “l’università italiana soffre un grave sottodimensionamento dell’organico e una diffusa precarietà dei ricercatori, in conseguenza anche del sottofinanziamento e del blocco del turn over protratto: sarebbe stato molto più utile intervenire sul reclutamento ordinario”.

“In definitiva – si legge in conclusione nella nota – all’università e alla ricerca italiane non servono misure estemporanee: non è l’eccellenza il problema, ma la sofferenza complessiva del sistema e per di più, se si intende in prospettiva promuovere la chiamata diretta come meccanismo ordinario di reclutamento negli atenei, occorre ricordare che questo metodo è tutt’altro che esente da clientele e favoritismi. Di certo la soluzione non può essere la nomina governativa dei commissari”.