Un nuovo programma di politica monetaria non convenzionale per affrontare la pandemia Coronavirus


A conclusione di una riunione straordinaria, rigorosamente telefonica, stanotte il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha lanciato un nuovo Programma di acquisti di emergenza pandemica (PEPP, in inglese Pandemic Emergency Purchase Programme), ricaricando il bazooka delle politiche monetarie non convenzionali di circa 750 miliardi di euro per titoli pubblici e privati da acquistare entro la fine dell’anno. “Tempi straordinari richiedono un’azione straordinaria”, afferma la Presidente BCE Christine Lagarde.

Il nuovo QE viene deliberato anche a seguito degli effetti delle dichiarazioni controverse della stessa Lagarde – come abbiamo già avuto modo di sottolineare con Nota Cgil del 13 febbraio 2020 – e la delusione sui 120 miliardi decisi giovedì scorso. Il PEPP arriva dopo un’altra giornata pesante per lo spread dei principali paesi della Zona euro. A fine 2019 il debito italiano era già pari al 130% del PIL e il rendimento dei titoli di Stato italiani a 10 anni era inferiore all’1%. Il differenziale italiano ha sfiorato quota 330 prima di ripiegare sotto i 250. I mercati non guardano il rischio di insolvenza o l’uscita dall’Euro, non più. Siamo in una nuova fase. Ormai l’emergenza legata al Covid-19 ha investito tutti i paesi europei, che seguono la linea delle politiche economiche e delle misure restrittive simili a quelle italiane.

La BCE si è detta anche pronta a rivedere i limiti di acquisto dei bond QE: “Nella misura in cui alcuni limiti autoimposti potrebbero ostacolare l’azione che la BCE è tenuta a intraprendere per adempiere al suo mandato, il Consiglio direttivo prenderà in considerazione la possibilità di rivederli nella misura necessaria per rendere la sua azione proporzionata ai rischi che dobbiamo affrontare”. In altre parole, tutte le categorie di attività di titoli del settore privato e pubblico attualmente acquistati nel programma in corso (APP) potranno essere acquistati in modo più flessibile nel nuovo PEPP, al quale vengono aggiunti i titoli sovrani della Grecia.

La rivisitazione del Quantitative easing (Qe) ha l’obiettivo di consentire alla BCE di agire in maniera proporzionata ai rischi che deve affrontare, anzi “la BCE non tollererà nessun rischio” che possa compromettere la trasmissione della politica monetaria in qualsiasi Paese dell’area dell’Euro. L’obiettivo, dunque, è di “contrastare i gravi rischi per il meccanismo di trasmissione della politica monetaria e per le prospettive della Zona euro derivanti dall’epidemia e dalla crescente diffusione del Coronavirus”.

Il PEPP non ha un importo mensile prestabilito, anche se la scadenza indicativa dovrebbe essere la fine della crisi della pandemia, che al momento viene indicata per la fine del 2020, pur riservando al Consiglio direttivo della BCE la facoltà di allungare la scadenza del programma e di aumentarne l’importo ove necessario. Il programma di acquisti terminerà quando il Consiglio direttivo “giudicherà che la crisi derivante dall’epidemia di Coronavirus sarà finita ma in ogni caso non prima della fine dell’anno”.

La BCE rappresenta l’unica istituzione che potrebbe acquistare i debiti sovrani per metterli al sicuro dalla speculazione dei mercati. Ora bisogna verificare se il PEPP basterà a calmare i mercati finanziari. Non basta evitare che l’aumento dei tassi riguardi le emissioni di titoli strettamente connesse agli interventi anti-pandemia. Il nuovo importante mare di liquidità deve tradursi in prestiti affinché venga contenuta la crisi dell’economia reale, almeno dal lato dell’offerta. Le previsioni di impatto della pandemia sull’economia dei principali istituti internazionali peggiorano giorno dopo giorno. Le previsioni più pessimiste sono proprio le Agenzie di rating.  Un basso profilo dei tassi di interesse dovrebbe essere esteso anche al successivo e periodico rinnovo del debito pubblico esistente (che sale mentre scende il PIL incrementando il rapporto interciclico verso il 150%).

L’Europa stabilisce, quindi, che la risposta all’emergenza dovrà essere collettiva. L’Eutotower si impegna a “svolgere il proprio ruolo nel sostenere tutti i cittadini dell’area dell’euro in questo momento estremamente difficile” e farà in modo che “tutti i settori dell’economia possano beneficiare di condizioni di finanziamento favorevoli che consentano loro di assorbire questo shock. Questo vale anche per le famiglie, le imprese, le banche e i governi”. Ma per ora non si parla né di ricorrere al programma OMT[1], né di una significativa immissione e distribuzione di denaro (la cosiddetta helycopter money).

Ora più che mai è necessario un coordinamento fra le politiche di bilancio e la politica monetaria.

Dal lato della domanda, occorre abbandonare l’ideologia liberista che la spesa pubblica in disavanzo rappresenti un rischio di esposizione finanziaria e, comunque, sia subalterna alla circolazione monetaria, ovvero inflazionistica, tanto più con la deflazione alle porte.

Oggi, la Commissione europea “sostiene pienamente la decisione della BCE e le istituzioni e gli Stati membri con tutti gli strumenti a sua disposizione per mitigare le conseguenze socio-economiche molto sostanziali e negative dell’epidemia COVID-19”, dice un portavoce dell’esecutivo della governance economica europea. Diverse misure si preparano a essere messe in campo, ma per ora non si parla né di sospendere il Fiscal Compact, né di una revisione del nuovo Bilancio europeo.


[1] Operazioni definitive monetarie, note anche con l’acronimo OMT, dall’inglese Outright monetary transactions, lanciate dalla BCE nel 2012, che consistono nell’acquisto diretto da parte della BCE di titoli di stato a breve termine emessi da paesi in difficoltà macroeconomica grave e conclamata (requisito di condizionalità), identificata dal fatto che il paese abbia avviato un programma di aiuto finanziario o un programma precauzionale con il Meccanismo Europeo di Stabilità (il MES, di nuovo in discussione) o con la Struttura Europea per la Stabilità Finanziaria, per l’acquisto condizionato di titoli di titoli di stato.