|
Roma, 4 luglio – Sempre meno l'offerta di servizi risponde ai bisogni sociali in costante crescita per effetto della recrudescenza della crisi. I tagli drastici operati dal precedente e dall'attuale governo sulle politiche sociali e su quelle sanitarie hanno avviato “un processo di ridimensionamento del welfare locale” in parte difeso dalla contrattazione sociale territoriale. Lì dove si è svolta, infatti, la negoziazione territoriale ha garantito “un mantenimento nell'erogazione delle prestazioni e dei servi grazie ad una complicata azione di contenimento dei tagli”. Per ovviare a questi ultimi si è fatto ricorso ad “un aumento delle tariffe e della tassazione locale, così come a strumenti di compartecipazione, con una vera e propria esplosione nel ricorso all'Isee, e alla diffusa promozione di patti antievasione a livello comunale capaci di reperire risorse da destinare ai servizi di welfare”.
Dal terzo rapporto sulla Contrattazione sociale territoriale relativo al 2011, a cura dell'Osservatorio sulla Contrattazione Sociale (Ocs), costituito dalla Cgil e dallo Spi, con il contributo dell'Ires, emerge l'immagine di “una dinamica contrattuale in equilibrio critico, alle prese con un sostanziale azzeramento delle risorse nazionali a fronte di un inasprimento della tassazione locale e con una domanda di tutela crescente per effetto della crisi”. Il tutto mentre si registra una “difficoltà crescente ad avviare nuovi interventi di sostegno al reddito dei lavoratori in situazione di crisi”.
Un corposo rapporto frutto dell'analisi di 955 documenti raccolti, tra piattaforme, verbali di incontro e accordi. Di questi la grande maggioranza, circa i tre quarti (735 pari al 77%), è costituita da veri e propri accordi, ovvero tutte le varie forme di documenti conclusivi di un percorso negoziale. Dal punto di vista territoriale, lo studio segnala coma ancora una volta il livello comunale di contrattazione sia quello più ampiamente rappresentativo (l'88% del totale) perché è in questa dimensione che “si mostra il cuore della contrattazione sociale del sindacato: la negoziazione delle linee e degli interventi di bilancio previsionale annuale delle amministrazioni locali”. Infatti gli oltre 900 documenti che si concentrano sulle dimensioni comunali e intercomunali vanno a coprire ben 1250 comuni, ovvero circa il 15% dei comuni italiani.
L'analisi dell’Ocs evidenzia poi i destinatari della contrattazione sociale territoriale. Nell'82,3% degli accordi si riscontrano iniziative e interventi a favore della “generalità di cittadini e famiglie”, ovvero interventi sulla spesa sociale complessiva e sui servizi, sulla fiscalità locale, i trasporti, l'ambiente e il territorio. Largamente presente è l'azione a favore degli anziani (81,6%), sostanzialmente appaiata a quella rivolta ai cittadini nel loro complesso. Segue la forte presenza, e in crescita rispetto al 2010, di soggetti fragili o bisognosi di sostengo: persone non autosufficienti (51,2%), disabili (42,2%) e famiglie e individui in condizione di povertà (41,3%).
Per quanto riguarda invece il binomio crisi e lavoro, il rapporto segnala che il tema della tutela o della riorganizzazione sul posto di lavoro è presente nel 13,2% del totale degli accordi, il sostegno ai lavoratori di aziende in crisi (36,6%), ai disoccupati (20,6%), agli inoccupati (3,6%) e ai precari (3,2%). Questo dato, specie quello relativo ai lavoratori di aziende in crisi, si mostra più basso rispetto al 2010, e questo probabilmente mostra “la difficoltà di avviare nuovi interventi di sostegno al reddito dei lavoratori in situazione di crisi”. Inoltre uno spazio “decisamente più compresso” è dedicato ad altri soggetti portatori di bisogni e di diritti: giovani (12,2%), donne (6,8%), immigrati (11,1%). Viene così confermato un dato critico già evidenziato nel corso del 2010, specie a fronte di una più ampia presenza di tali soggetti entro le piattaforme sindacali.
Quanto ai temi trattati nei testi analizzati dal terzo rapporto sulla contrattazione sociale territoriale, le aree tematiche di maggior rilievo negli accordi riguardano la politica locale dei redditi e delle entrate (presente in 795 accordi pari all’87,9%), le politiche socio-sanitarie e assistenziali (748 accordi pari all'82,7%) e le politiche di bilancio (722 per il 79,9%). Infine, va evidenziato un punto critico, ovvero quello relativo all’area delle Politiche del lavoro e dello sviluppo, in diminuzione negli accordi (50,9%) rispetto al dato rilevato nel 2010. Si tratta di “un punto delicato, poiché sotto questa espressione sono raccolti sia gli interventi anticrisi e di sostegno al reddito sia le azioni per lo sviluppo economico dei territori”, si legge nel rapporto.
Se quindi, come emerge nel rapporto, la contrattazione sociale è stata uno strumento di difesa nel corso del 2011, le prospettive non sono rosee con la scure che si abbatterà sul welfare locale e nazionale con la Spending Review. Per il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, infatti, “i bisogni sociali sono esplosi a causa della crisi mentre il governo persiste nella sua azione di riduzione qualitativa e quantitativa dei servizi. Con la Spending Review non siamo infatti davanti ad una riqualificazione della spesa ma ad un'ennesima manovra di tagli lineari che già si sono rivelati, con quelle precedenti, sbagliati e inefficaci”. Sulla stessa linea Carla Cantone, segretario generale dello Spi: “In un momento di tagli alla spesa sociale e sanitaria abbiamo il dovere di difendere quei cittadini in cerca di servizi socio-sanitari e assistenziali. C'è sempre più bisogno di un welfare locale che promuova la giustizia sociale”.
In basso il link per scaricare il “Terzo Rapporto sulla Contrattazione Sociale Territoriale” a cura dell’Osservatorio sulla Contrattazione Sociale:
http://host.ufficiostampa.cgil.it//Documenti//private/Ocs_TerzoRapportoCst_4lug12.pdf
|