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08/02/2012
PATRONATI. Cgil e Inca scrivono al ministro Terzi: pronti a collaborare per i connazionali all'estero
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PATRONATI. Cgil e Inca scrivono al ministro Terzi: pronti a collaborare per il rinnovamento dei servizi ai connazionali all'estero
ROMA, 8 febbraio. “La Cgil e l'Inca prendono atto dell'interesse che il Ministro Terzi ha mostrato nell'incontro con il Presidente dell'Inps Mastrapasqua sul tema dei servizi ai nostri connazionali all'estero”. Lo fanno sapere Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil e Morena Piccinini, presidente dell'Inca, che si rivolgono direttamente al Ministro affinché vengano affrontate le tante questioni relative alla garanzia dei diritti degli italiani all'estero.
“Sicuramente – scrivono Barbi e Piccinini - il Signor Ministro, anche grazie alla Sua precedente esperienza nel campo della Diplomazia, è informato che da oltre 50 anni i Patronati ed i Sindacati dei quali essi sono emanazione, hanno scelto di seguire le popolazioni migrate per assisterle, tutelarle e favorire la loro integrazione nei paesi ospitanti attraverso insediamenti propri.
I successi che l'Inps in questi anni ha avuto, in questa attività, sono dovuti allo spirito di “collaborazione”, spesso anche di “abnegazione”, dei Patronati e dei rappresentanti dei lavoratori del settore che hanno messo, prima dell'interesse proprio, l'interesse dei nostri connazionali all'estero”.
Molti sono però ancora i problemi aperti - “Spesso – si legge nella nota della Cgil e dell'Inca - i meccanismi farraginosi messi in campo dalla burocrazia italiana ed anche, a volte, dall'Istituto, hanno messo a dura prova la vocazione dei Patronati e dei Sindacati ad essere soggetti della tutela di parte.
Sicuramente molta strada è stata percorsa in questi anni ma molto ancora c'è da fare e sembra che su questo il Ministro ed il Presidente Inps abbiano le idee ben chiare quando affermano che tra le priorità da mettere in campo ci sono la “semplificazione” delle procedure e “l'informatizzazione” intesa, a nostro parere, come scambio telematico oltre che delle informazioni, anche delle richieste di prestazione”.
Anche sul piano delle attività relative ai servizi Consolari bisognerà intervenire al più presto, non solo per poter rispondere in tempi più brevi e con maggiore qualità alle richieste di prestazioni che assumono nuovo interesse in modo direttamente proporzionale alla crescita ed al prevalere delle discendenze dei nostri connazionali originariamente migrati.
Il rinnovo delle Convenzioni bilaterali in atto, la sottoscrizione di quelle che attendono da tempo la ratifica e l'esplorazione di possibili nuove Convenzioni con i paesi nei quali si recano le nuove generazioni di migranti o dai quali provengono la maggioranza delle immigrazioni è tra gli altri, un tema al quale va dedicato ampio spazio.
“Ci auguriamo che la determinazione dei tempi nei quali intervenire e la scelta di coinvolgimento di tutti i soggetti interessati siano essi stessi una priorità per il Signor Ministro al quale ci permettiamo di suggerire di guardare agli atti del Suo Ministero quanto in precedenza era stato fatto in tema di una possibile Convenzione, non onerosa, che utilizzando la professionalità e la propensione alla tutela dei Patronati, di concerto con i Sindacati di categoria, rendesse più semplici e più esigibili i diritti in tema di assistenza consolare”.
us
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07/02/2012
Pensioni. Giovedì 9 febbraio presidio unitario per cambiare il Milleproroghe
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GIOVEDI' 9 FEBBRAIO
Presidio unitario di Cgil, Cisl e Uil per modifiche previdenziali al Milleproroghe.
“Il Parlamento corregga il provvedimento e il Governo riapra il confronto per rendere il sistema pensionistico più equo e flessibile”
Cgil, Cisl e Uil promuovono per il 9 febbraio dalle ore 15 a Piazza del Pantheon un presidio unitario, al quale parteciperanno i Segretari Generali di Cgil, Cisl e Uil Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, per chiedere modifiche al decreto Milleproroghe sulle misure di carattere previdenziale.
Il testo di tale decreto approvato alla Camera, infatti, non risolve i problemi che, tutti i lavoratori e le lavoratrici che hanno perso il lavoro (o perchè coinvolti da crisi aziendali o per altre fattispecie), si trovano ad affrontare a seguito dell'innalzamento repentino dei requisiti di accesso al pensionamento.
Questi lavoratori e lavoratrici non possono essere costretti ad affrontare periodi senza lavoro, senza più ammortizzatori sociali e senza pensione. Per questo vanno garantite le risorse necessarie alla copertura di questa irrinunciabile esigenza.
Inoltre vanno esclusi dalle penalizzazioni in caso di pensione anticipata ad età inferiori ai 62 anni anche i periodi di maternità facoltativa, di congedi per assistenza ai disabili, di cassa integrazione straordinaria, di mobilità e quelli relativi al riscatto della laurea e al riscatto della contribuzione omessa. Cgil, Cisl e Uil chiedono anche di eliminare l'aggancio all'aumento dell'aspettativa di vita del requisito contributivo ai fini dell'accesso al pensionamento anticipato.
Per quanto concerne il problema delle pensioni del comparto scuola e AFAM, dove vige una specifica normativa, deve essere prevista l'opportunità di far slittare al 31 agosto del 2012 il termine per acquisire i requisiti per l'accesso alle pensioni con le norme previgenti la nuova normativa.
Cgil, Cisl e Uil, infine, continueranno a porre al Governo e al Parlamento la necessità di restituire un carattere di gradualità nell'accesso al pensionamento senza il quale l'impatto sulle condizioni di vita e di lavoro delle persone, nonché sull'occupazione dei giovani, risulta particolarmente pesante.
us
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07/02/2012
Lavoro: Appello 188 donne vede Fornero, subito legge dimissioni in bianco
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Roma, 7 febbraio - “Subito la legge contro le dimissioni in bianco”. E' stata questa la richiesta rivolta oggi al ministro del Lavoro e delle pari opportunità, Elsa Fornero, da una delegazione delle 14 donne promotrici dell’appello “188 donne per la legge 188”. Stamattina infatti si è svolto l'incontro con il ministro richiesto dalle 14 donne (Roberta Agostini, Ritanna Armeni, Giovanna Casadio, Titti Di Salvo, Mariella Gramaglia, Raffaella Lamberti, Maria Pia Mannino, Marisa Nicchi, Liliana Ocmin, Anna Rea, Serena Sorrentino, Soana Tortora, Laura Trezza, Sara Ventroni) promotrici dell’appello per il ripristino della legge contro le dimissioni in bianco: “donne diverse - spiegano - per cultura politica e collocazione lavorativa, unite dalla convinzione del grande valore dello spirito di quella legge”.
“Nell’incontro - afferma la delegazione di donne presenti oggi all'incontro - abbiamo ribadito l’urgenza del ripristino di una procedura semplice e priva di costi per impedire che alle persone al momento dell’assunzione venga fatta firmare una lettera di finte dimissioni volontarie da utilizzare quando quelle persone incorrano in un infortunio,un incidente o non siano più gradite oppure quelle donne inizino una gravidanza”. Infatti, osservano le donne, “le dimissioni in bianco sono una pratica medievale, non degna di un paese civile, utilizzata non solo ma anche nei confronti delle giovani madri-native e migranti”.
La cancellazione della legge, aggiungono, “fa sì che oggi non ci sia uno strumento di contrasto efficace e preventivo dell’abuso. Anche per questo in questi tre anni e mezzo non abbiamo mai smesso di chiederne il ripristino. L’efficacia della legge, la sua semplicità, il suo valore simbolico ci hanno fatto chiedere alla Ministra di trovare una soluzione in tempi brevi”. Il Ministro del Lavoro e delle pari opportunità nel corso dell’incontro, fanno sapere, “ha espresso la consapevolezza del problema e la volontà di affrontarlo con una soluzione adeguata. A nostro avviso esiste l’urgenza di impedire l’abuso delle dimissioni, per garantire i diritti delle persone e le imprese che rispettano le regole”. Per sostenere questa urgenza il 23 febbraio ci saranno iniziative in tutta Italia e una Conferenza stampa a Roma.
U.S.
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06/02/2012
LAVORO. Fammoni (Cgil). Dov'è il Piano del governo per i giovani?
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LAVORO. Fammoni (Cgil). Dov'è il Piano del governo per i giovani? Vere emergenze: precarietà e disoccupazione
ROMA, 6 febbraio. “Sono oltre tre milioni i precari in Italia, ma se al dato Istat si sommano tutte le forme di lavoro falsamente autonome non conteggiate, risulta che quasi il 50% dei giovani occupati è precario. Ora anche la Cgia di Mestre parla di oltre 3 milioni di giovani precari. La vera emergenza è questa non i licenziamenti facili”. Lo sostiene Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil.
“Questi numeri – spiega il dirigente della Cgil - saranno rapidamente superati, visto che nelle nuove assunzioni la percentuale di lavori temporanei è salita ormai all'80%. A questo si aggiungono poi i due milioni e trecentomila disoccupati e oltre un milione di lavoratori interessati dalla cassa integrazione, dati entrambi purtroppo in crescita”.
Sempre secondo Fammoni, ci sono poi un milione di part time involontari con un numero di ore così basso da essere assimilabili alla condizione di precari a tutti gli effetti. Si calcola poi che ci siano tre milioni di persone sfruttate col lavoro nero e sommerso. “Questa è dunque la situazione del lavoro in Italia – spiega – si tratta di nove milioni di persone in grandissima difficoltà col lavoro. Il tema da affrontare e risolvere è questo e la propaganda sui licenziamenti facili oltre ad essere palesemente sbagliata, serve solo a nascondere questa gravissima realtà”.
“La prima verifica è rappresentata dunque dall'utilizzo degli 8 miliardi di euro promessi dalla Ue per l'occupazione giovanile – conclude Fammoni – dov'è finito il Piano del Governo per il lavoro stabile per i giovani?”.
us
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06/02/2012
Lavoro: Giovani Cgil a Cancellieri, basta cliché, tema è precarietà
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Roma, 6 febbraio - “Meno male che il segno principale del nuovo governo doveva essere il cambiamento di stile. Ora basta con i cliché sui giovani. Il tema da affrontare è la lotta alla precarietà”. Così i giovani della Cgil replicano alle parole di oggi del ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri,
“Dopo le dichiarazioni del Presidente Monti sul posto fisso, è il ministro dell'Interno Cancellieri a deliziarci con una nuova battuta sulla condizioni dei giovani che rivela un approccio decisamente poco tecnico ai problemi”, affermano i giovani della Cgil sottolineando come le parole della Cancellieri siano equiparabili ad “una battuta da bar, su cui si potrebbe anche costruire una piacevole conversazione, se non fosse che ha pronunciarla è il ministro dell'Interno, la quale dovrebbe avere a sua disposizione qualche dato”.
Per i giovani della Cgil “è grave il fatto che un esponente del governo riproponga cliché inutili di fronte ad una generazione a cui si sta togliendo tutto. La sensazione è che il governo cerchi di spostare il dibattito nei bar perché non è in grado di affrontarlo nelle sedi opportune. La precarietà, la povertà e la disoccupazione giovanile sono l'emergenza di questo Paese. I giovani vorrebbero poter costruire percorsi di vita e di lavoro soddisfacenti, ma non lo possono fare privati dal lavoro e dal welfare. Che il mondo sia cambiato noi ce ne siamo accorti da un pezzo, e stiamo pagando a caro prezzo questo cambiamento perché i nostri governi nel frattempo si sono occupati di altro”, concludono.
U.S.
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03/02/2012
LAVORO. Oggi a Roma i giovani Cgil con Susanna Camusso: 'Liberi dalla precarietà'
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ROMA, 3 febbraio. I 'giovani NON+ disposti a tutto' della Cgil tornano a lanciare l'allarme precarietà. Lo fanno con un dibattito dal titolo 'Liberi dalla precarietà' in programma per oggi alle ore 17.30 presso il Caffè Letterario in via Ostiense, 95 a Roma. Si tratta di un'occasione di confronto tra il segretario generale della Cgil Susanna Camusso e i giovani e precari che hanno animato la mobilitazione del 9 aprile e le tante vertenze di questi mesi, per discutere sulle soluzioni per azzerare la precarietà ed estendere i diritti, a partire dalla riduzione delle 46 tipologie contrattuali e la garanzia per i precari di una reale continuità di reddito. Il dibattito di oggi che sarà trasmesso in diretta streaming da Radio Articolo1, la webradio della Cgil, cade nel pieno della polemica sull'aumento vertiginoso della precarietà, le critiche alla battuta del Presidente Monti sul posto fisso e nel pieno della trattativa tra Governo e parti sociali sul mercato del lavoro e la crescita.
Sono previsti gli interventi di Paola Ricciardi, architetto a partita Iva (Iva sei partita); Francesco Vitucci, assegnista di ricerca (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani); Paola Bucciarelli, per le statistiche Neet, (Giovani Non+ disposti a tutto Latina); Teresa Di Martino, giornalista precaria (collettivo diversamente occupate); Tamara Casula, lavoratrice del commercio; Salvo Barrano, archeologo freelance (Associazione Nazionale Archeologi); Antonella Fabbricatore, lavoratrice in somministrazione, (coordinamento precari Istituto Commercio Estero). Ad introdurre l'iniziativa sarà la responsabile delle Politiche giovanili per la Cgil nazionale, Ilaria Lani, coordinerà il dibattito Salvatore Marra, della Cgil Roma e Lazio e Segreteria Giovani Ces.
us
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03/02/2012
Lavoro: Cgil a Monti, parlare di troppe tutele sbagliato e offensivo
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Roma, 3 febbraio - “Al presidente del Consiglio Monti piacciono evidentemente gli esempi estremi ma parlare di troppe tutele per chi è 'blindato nella sua cittadella'è non solo sbagliato, e non vero, ma anche un po' offensivo verso quei lavoratori”. E' quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, in replica alle parole di oggi del premier sui temi del lavoro.
“Conosce il presidente Monti la condizione reale del lavoro? In tre anni - osserva il sindacalista - abbiamo perso centinaia di migliaia di posti di lavoro. Un lavoratore su tre è stato soggetto ad ammortizzatori per problemi nella sua azienda. La recessione minaccia nel 2012 una nuova raffica di licenziamenti. Con questo quadro drammatico il presidente che fa? Dichiara che l'articolo 18 scoraggia gli investimenti in Italia, suggerendo ai capitali di non investire”.
Secondo il dirigente sindacale “dare lavoro e diritti ai giovani è l'obiettivo di tutti, ma cosa fa per loro il governo? Negli interventi sulle pensioni non c'è niente e manca un piano per il lavoro. Gli 8 miliardi che dovrebbero arrivare dalla Ue si tramuteranno poi in un piano per l'occupazione giovanile stabile? E come? Perché cali la precarietà c'è bisogno di forti interventi altrimenti si amplierà la cosiddetta apartheid, come il presidente ha definito nei giorni scorsi la condizione dei giovani. O invece l'ipotesi è quella di far calare i diritti di tutti, giovani compresi, per parificarli al ribasso? Tesi non certo nuova in Italia e che ha creato molto dell'attuale precariato”, conclude Fammoni.
U.S.
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03/02/2012
Immigrazione: Cgil-Cisl-Uil, il 10 presidi per no a tassa permessi soggiorno
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Roma, 3 febbraio - “Siamo in attesa che il governo passi dalle parole ai fatti, sulla base di quanto dichiarato dalla ministra Cancellieri che ha annunciato la volontà di intervenire in tempi brevi sulla normativa relativa ai permessi di soggiorno, e in particolare sulla sovrattassa già entrata in vigore”: lo dichiarano in una nota congiunta i segretari confederali di Cgil Vera Lamonica, Cisl, Liliana Ocmin e Uil, Guglielmo Loy, che annunciano di aver promosso per il giorno 10 febbraio un sit-in davanti alle prefetture in tutta Italia.
“La sovrattassa va quanto meno rimodulata - si legge nella nota - poiché così com'è non è accettabile, né per il peso sulle famiglie immigrate, né per la sua finalizzazione. Inoltre è urgente che il governo intervenga rapidamente sulla durata del permesso di soggiorno per coloro che hanno perso il lavoro, concretizzando quanto più volte annunciato dai ministri Riccardi e Cancellieri. Riconfermiamo - scrivono Lamonica, Ocmin e Loy - la richiesta al governo di aprire su questo, come sul complesso delle norme sull'immigrazione, a partire dal recepimento della direttiva Ue n.52, un confronto di merito che porti a soluzioni efficaci e condivisibili”.
U.S.
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02/02/2012
SINDACATO. Susanna Camusso alle 21 da Michele Santoro su Servizio Pubblico
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ROMA, 2 febbraio. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, sarà ospite questa sera alle 21 della trasmissione di Michele Santoro, Servizio Pubblico , titolo della puntata è "La vita davanti".
La trasmissione sarà visibile su una multipiattaforma: Cielo (canale 26 del digitale terrestre), rete di televisioni territoriali, Sky Tg24 (canali 504 e tasto active dei canali 500 e 100), web (oltre il sito del programma serviziopubblico.it, Corriere, Repubblica e il Fatto quotidiano e in esclusiva anche su Radio Capital.
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02/02/2012
GOVERNO. Lani: Ma quale monotonia? Dove vive Monti?
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GOVERNO. Lani (Giovani Cgil): Ma quale monotonia? Dove vive Monti?
ROMA, 2 febbraio. “I giovani non hanno bisogno delle lezioni paternalistiche del Presidente Monti: purtroppo non hanno mai conosciuto la monotonia del posto fisso e ogni giorno sono costretti a districarsi tra un lavoro precario e l’altro, senza reddito, senza diritti, senza prospettive”. Lo afferma Ilaria Lani, responsabile delle politiche giovanili della Cgil
“Monti – dice Lani - scenda con i piedi per terra: con il 31% della disoccupazione giovanile la priorità è garantire il lavoro, un lavoro con pieni diritti e prospettive. Per fare questo non servono le solite “boutade monotone”, bisogna contrastare la precarietà riducendo le tipologie contrattuali, facendo costare di più e pagando di più il lavoro discontinuo e garantendo a tutti la continuità di reddito nei periodi di disoccupazione”.
“Infine – conclude la giovane dirigente Cgil - non si favorisce certo la libertà di scelta, la mobilità e la crescita professionale togliendo i diritti, né tanto meno eliminando l'art.18, bisogna piuttosto investire nella formazione, nell'innovazione, nello sviluppo del nostro Paese.
Non sono i giovani ad essere “monotoni” ma lo è un Paese che non riesce a valorizzare le loro competenze e aspirazioni”.
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02/02/2012
LAVORO. Giovani Cgil con Susanna Camusso: domani iniziativa 'Liberi dalla precarietà'
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ROMA, 2 febbraio. I 'giovani NON+ disposti a tutto' della Cgil tornano a lanciare l'allarme precarietà. Lo fanno con un dibattito dal titolo 'Liberi dalla precarietà' in programma per venerdì 3 febbraio alle ore 17.30 presso il Caffè Letterario in via Ostiense, 95 a Roma. Un'occasione di confronto tra il Segretario Generale della Cgil Susanna Camusso e i giovani e precari che hanno animato la mobilitazione del 9 aprile e le tante vertenze di questi mesi, per discutere sulle soluzioni per azzerare la precarietà ed estendere i diritti, a partire dalla riduzione delle 46 tipologie contrattuali e la garanzia per i precari di una reale continuità di reddito.
Sono previsti gli interventi di Paola Ricciardi, architetto a partita Iva (Iva sei partita); Francesco Vitucci, assegnista di ricerca (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani); Paola Bucciarelli, per le statistiche Neet, (Giovani Non+ disposti a tutto Latina); Teresa Di Martino, giornalista precaria (collettivo diversamente occupate); Tamara Casula, lavoratrice del commercio; Salvo Barrano, archeologo freelance (Associazione Nazionale Archeologi); Antonella Fabbricatore, lavoratrice in somministrazione, (coordinamento precari Istituto Commercio Estero). Ad introdurre l'iniziativa sarà la responsabile delle Politiche giovanili per la Cgil nazionale, Ilaria Lani, coordinerà il dibattito Salvatore Marra, della Cgil Roma e Lazio e Segreteria Giovani Ces. L'evento sarà trasmesso in diretta streaming da RadioArticolo1.
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01/02/2012
P.A.: Cgil, bene tetto stipendi manager, no a modifiche
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Roma, 1 febbraio - “Il provvedimento che pone un tetto alle retribuzioni dei top manager della Pa è positivo. Ora il governo non corra dietro alle pressioni perché si modifichi il decreto, al contrario, lo estenda alle società pubbliche”. E' quanto afferma il responsabile del dipartimento Settori pubblici della Cgil Nazionale, Michele Gentile, in merito a quanto stabilito dallo schema di decreto del presidente del Consiglio, inviato ai presidenti di Camera e Senato.
Il limite posto alle retribuzioni complessive della dirigenza e delle alte cariche pubbliche, osserva il sindacalista, “segna una prima forte discontinuità rispetto al governo Berlusconi nell'intervento verso le pubbliche amministrazioni. Si tratta di una misura di 'equità' in base alla quale chi predica il rigore per gli altri lo applica innanzitutto a se stesso. A scanso di equivoci - precisa - si tratta pur sempre di un tetto per chi guadagna 300 mila euro annui”.
Gentile si augura che altri provvedimenti seguano “a partire dal disboscare la giungla dei doppi e tripli incarichi, dal rimuovere le misure sbagliate che riguardano la dirigenza pubblica contenute nel decreto liberalizzazioni, fatte per far conservare l'incarico a qualche alta carica pubblica chiamata a ricoprire funzioni politiche”. Così come, prosegue, “vanno affrontate le tante questioni che riguardano il lavoro pubblico per far ripartire una nuova stagione contrattuale e nuove relazioni sindacali nel sistema pubblico. Una vera politica di discontinuità consiste nell'aprire porte e finestre nelle amministrazioni pubbliche diradando quelle nebbie che spesso avvolgono scelte sbagliate, inique e rivolte a pochi”, conclude Gentile.
U.S.
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01/02/2012
LAVORO. Scudiere: Allarme disoccupazione di massa. Urgentissima politica industriale
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LAVORO. Scudiere (Cgil): Per contrastare la disoccupazione di massa è urgentissimo rilanciare una vera politica industriale
ROMA, 1 febbraio. Ora l'Italia rischia di entrare davvero nella fase della disoccupazione di massa. Nel 2011 la somma del numero dei disoccupati, degli inattivi e dei lavoratori in cassa integrazione a zero ore è infatti arrivata a sfiorare i tre milioni di persone: 2.996.936, per la precisione, portando così la percentuale della disoccupazione tendenziale complessiva all'11,40%. E' uno dei dati elaborati dall'Osservatorio della Cgil nazionale che ha intrecciato tutti i dati a disposizione su cassa integrazione, disoccupazione e lavoratori inattivi.
Dalle elaborazioni dell'Osservatorio Cgil (in allegato la tabella riassuntiva) risulta che su una forza lavoro complessiva di 25.147.000 individui, aumentano gli inattivi (185.519 da gennaio a dicembre 2011), i disoccupati sono 2.243.000, cifra a cui vanno aggiunti tutti i lavoratori in cassa integrazione a zero ore (458.417). Considerando questi dati, il tasso di disoccupazione si attesta sull'8,92%, il tasso di disoccupazione con gli inattivi al 9,59%, il tasso di disoccupazione tendenziale complessiva su tiraggio della cassa integrazione al 10,76% e infine il dato più preoccupante di tutti: il tasso di disoccupazione tendenziale complessiva all'11,40%.
“I dati del nostro Osservatorio – è il commento di Vincenzo Scudiere, segretario confederale della Cgil con delega alle politiche industriali - dimostrano e che nell'emergenza rimane la garanzia della durata degli ammortizzatori sociali e il loro finanziamento in un quadro che preveda una riforma che punti al loro allargamento”.
“Il rischio di una disoccupazione di massa – spiega ancora Scudiere - è tuttora all'ordine del giorno e può essere contrastato introducendo politiche industriali che preservando il potenziale tuttora esistente a partire dalle aziende a partecipazione pubblica punti ad una riqualificazione del sistema per consentire alle imprese innovazione e sviluppo . E' evidente che queste politiche vanno sostenute dall'intervento pubblico e dall'investimento privato”.
US
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31/01/2012
ISTAT. Fammoni: “Senza la Cig oggi i disoccupati sarebbero più di 3 milioni”
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LAVORO/ISTAT. Fammoni (Cgil): “Senza la Cig oggi i disoccupati sarebbero più di 3 milioni”
ROMA, 31 gennaio. “Duecentomila disoccupati in più nel 2011, che si sommano alle centinaia di migliaia dall'inizio della crisi. E solo pochi giorni fa l'indagine Unioncamere prevedeva un calo di altri 75 mila occupati nei soli primi tre mesi di quest'anno. Qualcuno – anche sulla base di questi dati – può ancora sostenere che c'è qualche problema di flessibilità in uscita?”. Se lo chiede provocatoriamente Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil a commento dei dati diffusi oggi dall'Istat sulla disoccupazione: “E se lo si pensa ancora si rileggano i dati Istat di ieri sulle grandi imprese (dove si applica l'articolo 18) che illustrano come sono cresciuti i licenziamenti in 6 annui del 35%”.
“Prima della crisi – continua Fammoni – gli occupati erano 700 mila in più, se non ci fosse stata la cassa integrazione e in particolare la Cig straordinaria e la deroga, i disoccupati sarebbero oggi più di 3 milioni. Questo sarebbe già avvenuto e avverrà se la cassa integrazione sarà ridotta e se si punterà solo sulla disoccupazione e su un reddito minimo per il quale però non c'è alcuna risorsa”.
Ma Fammoni rilancia soprattutto il problema dei giovani. “Al 31% di giovani disoccupati (che in realtà sono di più perché anche una parte dei giovani è in cassa integrazione), che prospettiva si dà? Un lavoro con meno diritti e sempre più ricattabile? Una mobilità da un lavoro precario in un'azienda a un lavoro temporaneo in un'altra? Ricordo che la teoria del 'meglio un lavoro qualunque', ha portato proprio a questa situazione di lavoro per i giovani e questo anche prima che si manifestassero pienamente gli effetti della crisi. Così come lo slogan 'meglio un lavoro qualsiasi che lavorare in nero' conferma l'esistenza di un bacino di 3 milioni di lavoratori in nero, questo dato non risulta nelle statistiche dell'Istat, ma non dobbiamo mai dimenticarlo”.
Ritornando al commento specifico sui dati Istat di oggi, Fammoni spiega che emerge un messaggio preciso per la trattativa tra Governo e parti sociali. “Servono interventi urgenti – dice Fammoni – per affrontare la drammatica situazione dell'occupazione: tutele straordinarie e uno straordinario Piano per il lavoro”. In generale, argomenta il dirigente della Cgil, servono più crescita, più sviluppo, più consumi che facciano ripartire la produzione. Per questo investimenti pubblici che attivino investimenti privati, l'immediata cantierizzazione delle opere e un intervento fiscale a favore dei lavoratori dipendenti e dei pensionati inteso non solo come atto di giustizia ma anche come investimento per lo sviluppo”.
“Serve soprattutto ridurre il precariato – conclude il segretario Cgil – e dare ammortizzatori
universali a tutti i lavoratori mantenendo la possibilità di non rompere il rapporto di lavoro con l'impresa in tutti i casi possibili e dando una tutela maggiore alla disoccupazione. Dire invece che occorre facilitare il licenziamento per più occupabilità è il contrario dei dati reali”.
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31/01/2012
PENSIONI. Lamonica (Cgil): Il Senato corregga gli errori fatti.
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PENSIONI. Lamonica (Cgil): Il Senato corregga gli errori fatti.
ROMA, 31 gennaio. “Se per il ministro Fornero la partita pensioni è chiusa, per il sindacato non lo è affatto. Non lo è nella prospettiva perché va restituita equità e razionalità ad un sistema reso socialmente insostenibile da misure fatte per fare cassa, peraltro in misura imponente, e che creano - oggi e domani - più problemi di quanti ne vorrebbero risolvere: Tanto meno lo è sull'emergenza, in particolare sui temi già affrontati nel dibattito alla Camera sul milleproroghe e che, dalla Camera, non sono stati affatto risolti”.
Lo sostiene Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil che risponde così alle parole pronunciate oggi dal ministro Elsa Fornero a proposito delle pensioni.
“Abbiamo chiesto unitariamente alle commissioni e ai gruppi parlamentari del Senato – continua Lamonica - di affrontare e risolvere alcuni dei nodi che, come era del resto prevedibile, sono venuti rapidamente al pettine, il più drammatico dei quali è costituito dalle decine di migliaia di lavoratori rimasti senza lavoro e che rischiano di rimanere anche senza pensione.”
“Perciò è necessario che il Senato corregga le storture e le iniquità fin qui prodotte: Auspichiamo anche che il ministro, ed il governo tutto, lavorino per risolvere i problemi e non per complicarli, e che a difesa di questa parte del mondo del lavoro che è una di quelle più in difficoltà si usi la stessa determinazione che abbiamo visto usare a difesa di altre categorie”.
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30/01/2012
Immigrazione: Cgil, ricorreremo contro tassa permesso di soggiorno
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Roma, 30 gennaio - “Faremo ricorso contro un ingiusto provvedimento”. Lo annunciano il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, e il presidente dell'Inca, Morena Piccinini, in merito alla tassa per il rinnovo del permesso di soggiorno che a partire da oggi “nonostante le promesse da parte del governo arriverà a costare ingiustamente fino a 200 euro”.
Lamonica e Piccinini spiegano i motivi per i quali la Cgil farà ricorso: “La norma è ingiusta sia perché, oltre a violare la legge, incide sugli stranieri che già contribuiscono con il loro lavoro alle finanze dello Stato sia perché si addebitano loro i costi di una politica delle espulsioni che è sempre meno coerente con i movimenti migratori in atto”.
Inoltre, proseguono, “è ingiusto che le risorse necessarie alle espulsioni debbano ricadere su chi e' regolarmente presente sul territorio. E' sulla regolarizzazione di chi non lo è e sull'emersione del lavoro nero che le fonti di finanziamento alle politiche migratorie e di integrazione vanno trovate. Questo in coerenza con quanto il governo si è impegnato a fare nella lotta alla evasione fiscale”, concludono Lamonica e Piccinini.
U.S.
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29/01/2012
Cgil, testo dell'intervista di Scalfari a Luciano Lama del gennaio 1979
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Intervista a Luciano Lama di Eugenio Scalfari, pubblicata da 'La Repubblica' il 24 gennaio 1978. Lama illustra i termini della "Svolta dell'Eur".
E.S.: “È vero che all’interno dello stato maggiore sindacale c’è stata battaglia nei giorni scorsi?”
L.L.: “Sì, è vero”.
E.S.: “E lei, personalmente, ha avuto qualche difficoltà? Insomma la sua posizione è indebolita?”
L.L.: “Difficoltà sì, come tutti quelli che sono impegnati in un’azione che incide sulla realtà e sugli interessi concreti della gente. Posizione indebolita non direi, ma questo è un discorso che non riguarda solo me: riguarda il gruppo dirigente del movimento sindacale. Noi siamo arrivati all’appuntamento decisivo, il più importante dall’autunno del ’69 in poi. Ne siamo tutti consapevoli”.
E.S.: “Qual è quest’appuntamento?”
L.L.: “Bisogna partire dalla riunione del comitato direttivo della Federazione unitaria, la scorsa settimana. Su quella riunione si sono dette alcune cose esatte, altre meno. La verità è che, alcuni giorni prima nella segreteria della Federazione e poi nel direttivo, abbiamo affrontato un tema di fondo: quello di preparare un vero e proprio programma, una linea di politica sindacale che affrontasse globalmente i problemi del paese in un momento che tutti giudichiamo di gravissima crisi. Certo non è la prima volta che il sindacato formula proposte di politica economica importanti: ma non eravamo mai arrivati a redigere un programma vero e proprio che, tra i suoi punti essenziali, avesse anche quelli relativi al comportamento dei lavoratori. Era inevitabile che un tema così scottante suscitasse al nostro interno contrasti anche vivaci. Ma ciò che conta è che alla fine siamo approdati ad una linea comune, unanime. Essa è contenuta nel documento che Carniti ha illustrato al comitato direttivo a nome di tutta la segreteria e che il comitato ha approvato”.
E.S.: “Lei ha detto che il vostro programma contiene un punto relativo al comportamento dei lavoratori. Intende dire: i sacrifici che i lavoratori sono chiamati a fare?”
L.L.: “Sì, si tratta proprio di questo: il sindacato propone ai lavoratori una politica di sacrifici. Sacrifici non marginali, ma sostanziali.”
E.S.: “È questo il punto che ha suscitato i contrasti?”
L.L.: “Sì, era naturale che fosse così”.
E.S.: “Ed è questo punto che viene ora affrontato nelle assemblee di base, nelle fabbriche?”
L.L.: “Nelle assemblee di base viene discusso il programma nel suo insieme. Per dirla in breve, esso riguarda l’impiego delle risorse nazionali, finalizzato ad un obiettivo: quello di accrescere l’occupazione e diminuire la disoccupazione. Ovviamente le discussioni più accese, nelle assemblee di base, si sono svolte e si svolgeranno sulla questione dei sacrifici richiesti ai lavoratori. Il momento centrale del dibattito avverrà il 13 e il 14 febbraio, quando si riunirà l’assemblea nazionale del sindacato. Sarà composta dai consigli generali delle tre confederazioni, Cgil, Cisl e Uil, e da un numero di delegati di base superiore ai componenti dei tre consigli generali. Sarà un momento determinante nella storia del sindacalismo italiano, perché i rappresentanti dei lavoratori saranno chiamati a decidere, sotto gli occhi di tutta l’opinione pubblica, quale ruolo la classe operaia intende svolgere per raddrizzare la barca Italia”.
E.S.: “Lei parla di sacrifici. Vuole spiegare in che cosa consistono?”
L.L.: “Anzitutto voglio fare una premessa: quando il sindacato mette al primo punto del suo programma la disoccupazione, vuol dire che si è reso conto che il problema di avere un milione e seicentomila disoccupati è ormai angoscioso, tragico, e che ad esse vanno sacrificati tutti gli altri obiettivi. Per esempio quello – peraltro pienamente legittimo per il movimento sindacale – di migliorare le condizioni degli operai occupati. Ebbene, se vogliamo esser coerenti con l’obiettivo di far diminuire la disoccupazione, è chiaro che il miglioramento delle condizioni degli operai occupati deve passare in seconda linea”.
E.S.: “Che cosa significa in concreto?”
L.L.: “Che la politica salariale nei prossimi anni dovrà essere molto contenuta, i miglioramenti che si potranno chiedere dovranno essere scaglionati nell’arco dei tre anni di durata dei contratti collettivi, l’intero meccanismo della Cassa integrazione dovrà essere rivisto da cima a fondo. Noi non possiamo più obbligare le aziende a trattenere alle loro dipendenze un numero di lavoratori che esorbita le loro possibilità produttive, né possiamo continuare a pretendere che la Cassa integrazione assista in via permanente i lavoratori eccedenti. Nel nostro documento si stabilisce che la Cassa assista i lavoratori per un anno e non oltre, salvo casi eccezionalissimi che debbono essere decisi di volta in volta dalle commissioni regionali di collocamento (delle quali fanno parte, oltre al sindacato, anche i datori di lavoro, le regioni, i comuni capoluogo). Insomma: mobilità effettiva della manodopera e fine del sistema del lavoro assistito in permanenza”.
E.S.: “È una svolta nell’atteggiamento del sindacato?”
L.L.: “È una svolta di fondo. Dal ’69 in poi il sindacato ha puntato le sue carte sulla rigidità della forza lavoro…”.
E.S.: “Vi siete resi conto che era un errore?”
L.L.: “Ci siamo resi conto che un sistema economico non sopporta variabili indipendenti. I capitalisti sostengono che il profitto è una variabile indipendente. I lavoratori e il loro sindacato, quasi per ritorsione, hanno sostenuto in questi anni che il salario è una variabile indipendente. In parole semplici: si stabiliva un certo livello salariale e un certo livello dell’occupazione e poi si chiedeva che le altre grandezze economiche fossero fissate in modo da rendere possibile quei livelli di salario e d’occupazione. Ebbene, dobbiamo essere intellettualmente onesti: è stata una sciocchezza, perché in un’economia aperta le variabili sono tutte dipendenti una dall’altra”.
E.S.: “Vuol dire che se il livello salariale è troppo elevato rispetto alla produttività, il livello dell’occupazione tenderà a scendere?”
L.L.: “È esattamente così, l’esperienza di questi anni ce l’ha confermato. Oppure, l’occupazione non scenderà, ma la disoccupazione aumenterà, perché le nuove leve giovani non troveranno sbocco”.
E.S.: “Parliamo ancora della mobilità. Molti affermano che questa parola serve a nascondere una realtà assai minacciosa: cioè i licenziamenti. Lei ritiene che siano molte le aziende che hanno manodopera in numero superiore alle necessità?”
L.L.: “C’è un certo numero di aziende che ha un carico di dipendenti eccessivo. Non si tratta di cifre terribili, ma neppure esigue. Siamo nell’ordine di parecchie decine di migliaia di lavoratori. Ciò crea problemi umani e sociali molto gravi, anche perché in Italia lo sviluppo economico è bloccato e i lavoratori che perdono il posto hanno il fondato timore di non trovarne mai più un altro. E poi si tratta quasi sempre do grandi aziende, i cui stabilimenti sono situati in centri urbani importanti: ciò accresce il disagio sociale e politico di queste operazioni. Noi siamo tuttavia convinti che imporre alle aziende quote di manodopera eccedenti sia una politica suicida. L’economia italiana sta piegandosi sulle ginocchia anche a causa di questa politica. Perciò, sebbene nessuno quanto noi si renda conto della difficoltà del problema, riteniamo che le aziende, quando sia accertato il loro stato di crisi, abbiano il diritto di licenziare”.
E.S.: “Per di più proponete che la Cassa integrazione non assista i lavoratori per più d’un anno. Perché?”
L.L.: “Perché non vogliamo trasformare il lavoro produttivo in assistenza. E poi capita spesso che i lavoratori in cassa integrazione trovino un altro lavoro, un lavoro nero, e contemporaneamente beneficino del salario corrisposto dalla Cassa. Questi fenomeni, specie al Nord, sono abbastanza diffusi. E debbono assolutamente cessare. Naturalmente non abbandoniamo i licenziati al loro destino. La nostra proposta è che i licenziati siano iscritti in speciali liste di collocamento ed abbiano priorità assoluta per il reimpiego. In città come Torino, Milano, Bologna, dove il “turnover” è elevato, il reimpiego dei licenziati non dovrebbe presentare insormontabili difficoltà. Naturalmente occorre che gli uffici di collocamento diventino un’istituzione completamente diversa da ciò che sono ora: siano l’organo che gestisce in entrata e in uscita il mercato del lavoro”.
E.S.: “È l’Agenzia del lavoro di cui si parla?”
L.L.: “Il nome ha poca importanza. Sì, più o meno, è il progetto dell’Agenzia del lavoro”.
E.S.: “Non pensa però che dare priorità assoluta di reimpiego ai lavoratori licenziati sia un’iniquità a danno dei giovani in cerca di primo impiego? Non si perpetua in questo modo quel contrasto tra le due società – quella degli occupati e quella dei non occupati – che è all’origine di molti dei nostri squilibri attuali?”
L.L.: “L’osservazione è esatta: dal punto di vista di un’astratta giustizia, non ci dovrebb’essere priorità. Ma dal punto di vista concreto, il salto che facciamo nel riammettere il principio che si possa licenziare la manodopera eccedente e che la Cassa integrazione operi per periodi limitati è già enorme. Credo che ci sia un interesse generale a non rendere drammatiche, esplosive, certe situazioni sociali. Almeno fino a quando il meccanismo di sviluppo non si sarà rimesso in moto, noi dobbiamo tutelare i lavoratori licenziati con priorità sugli altri. Ripeto: è un’ingiustizia, ma in concreto sarebbe follia non commetterla”.
E.S.: “Alla base di tutto c’è il problema dello sviluppo: se l’economia ristagna non c’è ufficio di collocamento o Agenzia del lavoro che possa risolvere la questione”.
L.L.: “È verissimo”.
E.S.: “Lei ritiene che accorciare l’orario di lavoro potrebb’essere una soluzione?”
L.L.: “Potrebbe contribuire, certo. Ma teniamo presente che noi siamo il paese dove l’orario di lavoro effettivo è uno dei più bassi tra i paesi industriali evoluti. Lavoriamo mediamente 40 ore settimanali e abbiamo un numero di festività più alto che altrove. La tendenza di tutti i paesi capitalistici è d’accorciare l’orario, ma bisogna che gli altri paesi si allineino con noi prima che noi si possa muovere un altro passo in quella direzione. Ripeto: il problema si risolve soltanto con una ripresa dello sviluppo”.
E.S.: “Quindi dell’accumulazione del capitale?”
L.L.: “Sì, dell’accumulazione del capitale, opportunamente programmata dallo Stato e indirizzata al fine di accrescere il più possibile l’occupazione. Questa è la nostra linea”.
E.S.: “Lei ha detto all’inizio che c’è stata battagli al vostro interno per definire questa linea e che non mancheranno i contrasti alla base. Dunque state affrontando ostacoli grossi”.
L.L.: “Sì, è vero. Quando si deve rinunciare al proprio ‘particulare’ in vista di obiettivi nobili ma che in concreto non danno benefici a chi è chiamato a sopportare i sacrifici, ci vuole una dose molto elevata di coscienza politica e di classe. S’è parlato molto, da parte della borghesia italiana, del guaio che in Italia ci sia un sindacato di classe. Ebbene: se non ci fosse un’alta coscienza di classe, discorsi come questi sarebbero improponibili”.
E.S.: “Lei pensa che l’accettazione della linea sindacale che state proponendo sia legata, da parte della base operaia, a una determinata formula politica?”
L.L.: “Certamente la proposta d’un governo socialmente e politicamente rappresentativo faciliterebbe l’approvazione della nostra linea. Le ragioni sono evidenti. Ma la nostra decisione prescinde completamente dal tipo di formula di governo che finirà per essere adottato. La Federazione sindacale ha preso le sue decisioni al buio rispetto alle soluzioni politiche ed è impegnata a portarle avanti quale che sia lo sbocco politico della crisi”.
E.S.: “Vuol dire che le soluzioni politiche vi sono indifferenti?”
L.L.: “Nient’affatto. Ma vuol dire che ci sono obiettivi ancora più importanti che superano la fedeltà di partito. L’obiettivo di dar lavoro ai giovani è d’immensa portata. Una società che lascia i giovani senza sbocco è condannata. Debbo dire che la disoccupazione giovanile c’è ormai in tutti i paesi a capitalismo avanzato, in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti. Non è un fatto soltanto italiano. Ma da noi si manifesta con un’intensità maggiore che altrove.”
E.S.: “Se il problema è di tutti i paesi capitalistici, vorrebbe dire che il capitalismo non è più in grado di risolvere il problema degli sbocchi. Allora come si concilia questa decadenza del capitalismo con l’ipotesi d’una ripresa dello sviluppo economico in Italia, senza la quale lei non vede soluzioni ai nostri malanni? Ha capito la domanda?”
L.L.: “Ho capito benissimo. Effettivamente il capitalismo mostra segni di declino. Ma questi sono problemi di tendenza a lungo termine, sui quali non siamo chiamati a discutere, per lo meno in questa sede. Io sono convinto che il capitalismo sia in fase declinante. Ma ciò non significa affatto che nel periodo medio non possa ancora sostenere intense fasi di sviluppo. L’Italia ha avuto un’intensa fase di sviluppo per tutto il periodo 1950-1963. A mio avviso può averne un’altra. Ripeto: è proprio per collaborare a quest’obiettivo e utilizzarlo per riassorbire la disoccupazione che noi chiamiamo la classe operaia ad un programma di sacrifici. Naturalmente, tutte le categorie e tutti i gruppi sociali debbono fare altrettanto.”
E.S.: “Cioè vuoi dire che il sindacato propone un grande programma di solidarietà nazionale?”
L.L.: “È esattamente questo che proponiamo”.
E.S.: “È vero che il governo Andreotti l’avete fatto cadere voi, o per esser più precisi, i metalmeccanici con la manifestazione del 2 dicembre a Roma e con la minaccia dello sciopero generale?”
L.L.: “La pressione del movimento sindacale ha certo avuto peso. Per esempio alcuni partiti più legati alla classe operaia hanno avvertito la pressione ed hanno accelerato i tempi del chiarimento. I partiti non organizzano ‘anime morte’ ma uomini vivi. Niente di strano che alcuni di essi sentano in modo speciale i loro rapporto coi lavoratori ed altri, per esempio, i loro rapporti coi proprietari di case. I partiti rappresentano ceti sociali”.
E.S.: “Lei pensa che la battaglia che avete intrapreso sarà vincente alla base operaia?”
L.L.: “Sì, ho fiducia che ciò avvenga. Il gruppo dirigente della Federazione è compatto e leale. Tutti stiamo facendo la nostra parte. Occorre che la classe dirigente si dia carico del problema nazionale: questo è fondamentale. Personalmente ho legato ormai il mio ruolo di dirigente sindacale a quest’obiettivo. Se l’obiettivo non dovesse passare, se fosse respinto, ne trarrò anche personalmente le conclusioni. Ma questo sarebbe il meno. Se non dovesse passare vorrebbe dire che nella classe operaia avrebbero vinto gli egoismi di settore. Se questo avvenisse, non ci sarebbe più speranza per questo paese. Ma io non credo che avverrà”.
U.S.
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27/01/2012
Liberalizzazioni: Cgil, su servizi pubblici locali no svendita patrimonio
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Roma, 27 gennaio - “La necessità di una maggiore governance e di una stabilità normativa non può trasformarsi in una svendita del patrimonio pubblico al solo scopo di fare cassa senza valutarne gli effetti sociali, economici ed occupazionali”. E' quanto sostiene la Cgil nel condividere “le perplessità e le critiche” espresse dall'Anci in merito al capitolo sui servizi pubblici locali contenuto nel decreto liberalizzazioni.
La Cgil, osserva il responsabile Servizi pubblici locali di corso d'Italia, Antonio Granata, “improcrastinabile che le funzioni e le titolarità degli enti locali territoriali non siano mortificate, pertanto, occorre aprire un serio confronto con il Governo che non escluda la partecipazione attiva del sindacato, delle imprese e delle associazioni dei consumatori”, conclude Granata.
U.S.
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27/01/2012
Immigrazione: Cgil, governo intervenga su tassa permessi soggiorno
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Roma, 26 gennaio - “Il governo dovrebbe rapidamente dare seguito a quanto annunciato da diversi ministri in merito alla tassa sui permessi di soggiorno, passando dalle parole ai fatti”. E' quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica.
La sindacalista ricorda infatti che “entrerà in vigore a breve, il 30 gennaio, il tributo da 80 a 200 euro inflitto dal precedente governo agli immigrati regolari che rinnovano il permesso. Una tassa ulteriore, che si aggiunge a quanto già pagano gli immigrati a copertura dei costi amministrativi e destinata a finanziare, con un profilo anche giuridico discutibile, i costi dei rimpatri”.
Per questo, aggiunge Lamonica, “insistiamo nella richiesta di eliminazione di tale tassa, ma vorremmo capire se l'intenzione annunciata dei ministri Cancellieri e Riccardi, di ridurla e rapportarla quanto meno alle condizioni di reddito e di carico familiare, sia nell'agenda concreta del governo, e quindi si possa passare dalle parole ai fatti”, conclude.
U.S.
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27/01/2012
Giorno memoria: Cgil, non dimentichiamo eccidio disabili
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Roma, 27 gennaio - “Non vanno dimenticate le crudeltà e le efferatezze perpetrate nei confronti delle persone con disabilità”. Nel giorno della memoria delle vittime del nazionalsocialismo, del fascismo e dell'Olocausto, la responsabile dell'ufficio politiche della disabilità della Cgil Nazionale, Nina Daita, sottolinea la necessità di ricordare “le centinaia di migliaia di disabili uccisi per una ragione di costo più che di razza”.
La dirigente sindacale osserva infatti “come migliaia di disabili tedeschi vennero uccisi in quegli anni, a dimostrazione di come la causa delle stragi è da ricercare nei 'costi' economici che questi rappresentavano e non solo nella follia della supremazia della razza”. Per questo, è il richiamo della Cgil, “non dobbiamo rafforzare l'egoismo degli individui, solleticando una politica ombelicale, di basso profilo, in un momento di grave crisi come quello che il nostro paese sta attraversando”.
Secondo Daita, infatti, “la politica non deve perdere il senso di solidarietà che deve guidarla, soprattutto adesso. Non vogliamo più sapere di deboli, di persone con disabilità, vittime di violenza gratuita e disumana, magari perché ritenuti solo e soltanto un costo di cui liberarsi. La crisi tende a colpire in primis i più deboli e questo non possiamo permettercelo se vogliamo preservare la nostra dignità, la nostra umanità”, conclude.
U.S.
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27/01/2012
Crisi: Sindacati europei, prossima tappa sciopero generale europeo
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Roma, 27 gennaio - Uno sciopero generale europeo per rispondere al generale attacco al welfare state europeo. Potrebbe essere questo il prossimo passo per la Confederazione europea dei sindacati (Ces), o per parte di essa, dopo la giornata di mobilitazione europea indetta per il 29 febbraio alla vigilia del vertice Ue di marzo che avrà al centro il varo del 'fiscal compact'. Anche di questo si è discusso oggi in Cgil nel corso dell'iniziativa 'La crisi globale e il modello sociale europeo, tra i vincoli di bilancio e il ruolo delle politiche pubbliche' che ha visto visto riuniti esponenti di diversi sindacati europei, tra questi Cgt (Francia), Fgtb (Belgio) e Cc.Oo. (Spagna).
Negli interventi dei diversi sindacalisti è emersa una stessa analisi della crisi, come una stessa comune rivendicazione: “Serve dare urgentemente avvio ad una transnazionale 'fase due' che abbia al centro crescita e lavoro”. Per questo, “contro le politiche di austerità e contro l'attacco speculativo al modello di stato sociale europeo”, la Ces ha indetto la giornata di lotta europea del 29 febbraio dietro le parole 'Troppo è troppo'. Una data a modo suo storico perché ogni paese parteciperà alla giornata di mobilitazione usando gli strumenti che riterrà più opportuni, compreso lo sciopero. In Italia Cgil, Cisl e Uil si incontreranno lunedì per decidere le forme di lotta da adottare.
Un primo tassello quindi verso l'indizione di uno sciopero generale europeo che, a detta dei diversi dirigenti sindacali intervenuti oggi in Cgil, “appare inevitabile”. E' la posizione infatti di Anne Demelenne, segretario generale del sindacato belga Fgtb, secondo la quale “i politici non ci ascolteranno se non passeremo presto ad uno sciopero generale europeo. Devono capirlo anche loro perché tra l'indignazione e la generale sfiducia è la politica stessa a rischiare una caduta vertiginosa della credibilità”. Per questo, fa sapere Demelenne, “stiamo lavorando per arrivare ad uno sciopero generale europeo, l'idea si sta facendo strada anche se nei paesi del nord Europa non c'è questa tradizione e noi non vogliamo una Ces a due velocità”. Il Belgio stesso è infatti “un laboratorio sociale d'Europa” per le diverse culture che lo compongono. “Ebbene noi abbiamo deciso uno sciopero generale per il 30 gennaio, alla vigilia del vertice Ue, contro il piano di austerità del governo di Elio di Rupo, che produrrà non pochi disagi per gli stessi capi di Stato e di governo dovendo utilizzare gli aeroporti militari perché quelli civili saranno chiusi”.
Un primo passo per arrivare ad una astensione generalizzata dal lavoro in tutta Europa. “Sono diversi anni che parliamo di uno sciopero generale europeo”, dice Javier Doz della Comisiones Obreras, confederazione sindacale spagnola. “La necessità è chiara - osserva - ma le diverse culture sindacali rappresentate nella Ces costituiscono una oggettiva difficoltà di sintesi. Certo la crisi imporrebbe una scelta del genere ma per ora credo sia più probabile che si scioperi in uno stesso giorno in un numero limitato di paesi, magari quelli del sud Europa”. E la necessità di un'iniziativa coordinata, di un momento in cui contemporaneamente siano tutti i lavoratori europei ad incrociare le braccia, la sottolinea anche Marie-Laurence Bertrant della Cgt, sindacato francese. “Abbiamo bisogno di un deciso passo in avanti nel processo di mobilitazione europeo per rispondere in maniera comune ad un attacco comune al modello sociale europeo”, dice la dirigente sindacale francese augurandosi che quanto prima si arrivi “ad arresti della produzione in tutti i posti di lavoro, nello stesso momento in tutti i paesi europei”.
La richiesta di organizzare il primo 'storico' sciopero generale europeo, magari da tenersi dopo il summit Ue che avrà al centro il nuovo trattato intergovernativo sulla disciplina di bilancio, arriva anche dalla Cgil. “Consideriamo importante la data del 29 febbraio, e lunedì con Cisl e Uil decideremo la forma della mobilitazione, ma non la consideriamo risolutiva dello scontro in atto”, dice il segretario confederale Nicola Nicolosi, secondo il quale “c'è bisogno di una Ces meno 'emendativa' e più 'rivendicativa'”. Anche Nicolosi rileva un problema di sintesi: “La Ces ha al suo interno una pluralità fatta di 87 organizzazioni sindacali, diverse anche cromaticamente. Basti pensare che la stesso rosso della bandiera non è più il colore di riferimento. Ma se anche l'Economist riscopre il capitalismo di Stato - conclude - la nostra risposta non può che essere: proletari d'Europa unitevi”.
U.S.
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26/01/2012
MILLEPROROGHE. Lamonica. Sulle pensioni non va bene. Troppe discriminazioni: correggere il testo
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MILLEPROROGHE. Lamonica (Cgil). Sulle pensioni non va bene. Troppe discriminazioni: correggere il testo
ROMA, 26 gennaio. “Quanto si è verificato alla Camera con la votazione del decreto Milleproroghe rende evidente, come abbiamo più volte sottolineato, che la “questione pensioni” non può essere considerata conclusa”. Lo afferma Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil con delega alle politiche del welfare.
“Abbiamo, infatti, considerato positivo che in Parlamento si sia riaperta la discussione – spiega Lamonica - peraltro su 2 punti tra i più delicati e socialmente insostenibili.
Così come naturalmente giudichiamo apprezzabile ogni avanzamento che si realizza.
Il testo, però, che la Camera sta per votare non risolve il problema innanzitutto dei lavoratori in esodo volontario o collettivo visto che potranno usufruire delle deroghe alle nuove norme sul pensionamento solo coloro che entro il 31 dicembre 2011 hanno risolto il rapporto di lavoro. Così come si continua ad escludere dalle deroghe alle penalizzazioni quei lavoratori e quelle lavoratrici che si trovano in cassa integrazione straordinaria, coloro che hanno versato contributi volontari o che hanno riscattato gli anni di laurea”.
“Inoltre – prosegue la dirigente della Cgil - non trova alcuna risposta la questione dei lavoratori e lavoratrici della scuola.
Il rischio è che si producano sempre nuove iniquità, e si moltiplichino le condizioni di immotivate differenziazioni tra lavoratori sostanzialmente nelle stesse condizioni”.
“Auspichiamo quindi – è la conclusione di Lamonica - che si possa ancora correggere questo testo, e che si ricerchi da parte delle forze politiche e del governo, la necessaria intesa per costruire soluzioni efficaci e non discriminatorie”.
us
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26/01/2012
Liberalizzazioni: Cgil, cambiare norma anti-fotovoltaico
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Roma, 26 gennaio - Correggere l'articolo del decreto liberalizzazioni che interrompe gli incentivi per gli impianti fotovoltaici a terra. A chiederlo è la Cgil sottolineando la necessità di cambiare l'articolo 65 del decreto nel corso dell'iter parlamentare di conversione.
“Ribadiamo il nostro sostegno alle energie rinnovabili, unico settore in crescita occupazionale in questa difficile crisi economica”, osserva il responsabile Energia di corso d'Italia, Antonio Filippi, che aggiunge: “Siamo sostenitori della produzione di energia da fotovoltaico distribuita e preferibilmente utilizzando le coperture edilizie e siamo consapevoli che gli incentivi economici di sostegno alle energie rinnovabili dovranno necessariamente scalare fino ad esaurirsi quando sarà raggiunta la Grid Parity”.
Tutti sapevamo, prosegue il sindacalista, “che il decreto legislativo emanato solo dieci mesi fa prevedeva delle norme stringenti per gli impianti a Terra di FV, per salvaguardare la produzione agricola alimentare e fenomeni di speculazione. Ora però rimodulare, con valenza retroattiva, le norme senza rispettare le scadenze previste dal provvedimento del marzo 2011, si dà un duro colpo alle imprese che hanno previsto investimenti facendo conto della scadenza al 30 marzo del 2012 invece con il decreto attuale, sono tagliate fuori dagli incentivi, dando ancora una volta instabilità al sistema e mettendo a serio rischio l'occupazione. Chiediamo che in sede di riconversione del decreto la normativa venga a coincidere con quanto previsto dal D.lgs n.28/2011 in termini di scadenza per gli incentivi per il FV a Terra”, conclude Filippi.
U.S.
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25/01/2012
Crisi: Cgil, 29 febbraio giornata di mobilitazione europea
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Roma, 25 gennaio - La Confederazione europea dei sindacati ha proclamato una giornata di mobilitazione per il 29 febbraio contro l'austerità alla vigilia del vertice Ue in programma il primo marzo. A darne notizia è la Cgil che ne sottolinea “il passo importante, che intende far sentire le ragioni del mondo del lavoro, dei giovani, dei ceti popolari dell'Europa contro i guasti prodotti dalla crisi economico-finanziaria che rafforza gli egoismi nazionalisti, corporativi e antieuropei”, come sostiene il segretario confederale, Nicola Nicolosi.
La giornata di lotta europea, aggiunge il dirigente sindacale, “è un segnale chiaro che accoglie le richieste fatte da molte organizzazioni sindacali di vari paesi dell'Europa, tra cui la Cgil: i lavoratori hanno bisogno di sentirci al loro fianco, e chiedono una strategia di uscita dalla crisi che coinvolga tutta l'Europa a 27. Abbiamo sempre sostenuto che non c'è via di uscita dalla crisi per ogni singolo Paese e l'Europa deve agire come soggetto politico unitario”.
Per Nicolosi “le politiche neoliberiste continuano ad essere il punto di riferimento delle istituzioni europee, ed è necessario che la nostra azione di contrasto sia visibile e sentita. E' positivo che il sindacato europeo alzi il livello della sua azione in vista del consiglio dell'Unione Europea del prossimo marzo ed è quantomai utile questa giornata di lotta in tutta Europa, nello stesso giorno e nelle stesse ore, che faccia sentire la protesta contro le scelte di politica economica e sociale che le istituzioni dell'Unione - conclude - stanno portando avanti”. Nei prossimi giorni i sindacati italiani Cgil Cisl Uil decideranno quali iniziative assumere unitariamente per la giornata del 29 febbraio prossimo.
U.S.
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25/01/2012
LIBERTA' DI STAMPA. Fammoni. Precipitiamo verso gli ultimi posti
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LIBERTA' DI STAMPA. Fammoni (Cgil). Precipitiamo verso gli ultimi posti
Necessario prima di tutto risolvere il conflitto di interessi e salvare le testate in crisi
ROMA, 25 gennaio. “Il conflitto di interessi del passato governo ha fatto precipitare l'Italia al 61° posto nella libertà di informazione. I tentativi di bavaglio sulla stampa, sulle TV e sulle reti ci hanno portato a questa triste classifica”. Lo sostiene Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil in riferimento ai dati sulla libertà di informazione diffusi oggi.
“Adesso miglioreremo per il solo fatto che Berlusconi non è più Presidente del Consiglio – prosegue Fammoni - ma non ci possiamo accontentare. Per essere ai primi posti nella libertà di informazione occorre risolvere una volta per tutte il tema dei conflitti di interesse nell'informazione, non portare per legge alla chiusura tante testate giornalistiche, smettere i tentativi di censura alla rete”.
“C'è ancora molto da fare – conclude il dirigente della Cgil - e i primi passi sono risorse immediate e una legge di riforma dell'editoria, far ritornare l'uso delle frequenze un bene pubblico e dare una svolta al futuro della RAI”.
US
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25/01/2012
LIBERALIZZAZIONI. Giovani CGIL: per 400 mila praticanti cancellato l'equo compenso
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LIBERALIZZAZIONI. Giovani Cgil: per 400 mila praticanti cancellato l'equo compenso. Il Parlamento intervenga
ROMA, 25 gennaio. “Dalla lettura del testo definitivo del decreto sulle liberalizzazioni abbiamo l'impressione che il Governo sia riuscito a smentire nuovamente la tanto declamata attenzione verso i giovani. Infatti viene soppressa una norma, recentemente introdotta, che prevedeva l'equo compenso per i giovani che devono effettuare la pratica obbligatoria per accedere alla professione”. Lo sostiene Ilaria Lani, responsabile politiche giovanili della Cgil nazionale, che rilancia la notizia sugli effetti delle liberalizzazioni su migliaia di praticanti.
“Si tratta di oltre 400 mila giovani – spiega Lani - che svolgono la pratica presso gli studi professionali o presso amministrazioni pubbliche e nella maggior parte dei casi lo fanno gratuitamente, per una durata che attualmente varia da due a tre anni.
Il decreto riduce la durata a 18 mesi ma contemporaneamente sopprime la previsione dell'equo compenso che torna ad essere un optional”.
“Pur essendo inseriti in un percorso di formazione – dicono i giovani Cgil - i praticanti apportano un contributo in termini di lavoro che deve essere loro riconosciuto. L'accesso dei giovani alle professioni non può trasformarsi in sfruttamento e assenza di diritti: per questo chiediamo di reintrodurre la norma nel corso dell'iter parlamentare”.
us
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25/01/2012
MILLEPROROGHE. Lamonica: sulle pensioni peggioramento inaccettabile
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MILLEPROROGHE. LAMONICA (CGIL): PENSIONI, PEGGIORAMENTO INACCETTABILE
ROMA, 25 gennaio. "Se approvata così, l'ultima versione del decreto milleproroghe sul capitolo pensioni produce ulteriori iniquità e discriminazioni verso i lavoratori cosiddetti “esodati”, quelli cioè che rischiano di trovarsi senza lavoro e senza pensioni". Lo sostiene Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil.
"L'emendamento della commissione - spiega Lamonica - prevedeva che si potesse derogare alle norme sull'innalzamento dell'età pensionabile anche per tutti coloro che hanno stipulato accordi di esodo, individuale o collettivo. Ora, nella nuova versione, la platea viene ulteriormente ristretta, perchè si sostituisce la dizione “accordi” con quella di “risoluzione del rapporto di lavoro”, con il che, evidentemente, si tagliano fuori tutti coloro che pur in costanza al 31/12/2011 di rapporto di lavoro, sono tuttavia vincolati ad accordi di esodo".
"Non crediamo che basterebbero a risolvere il problema ordini del giorno interpretativi - conclude la dirigente Cgil - serve che il Senato, mantenendo la data del 31 dicembre 2011, torni su questo punto, alla formulazione del testo così come era stato approvato in commissione alla Camera".
us
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25/01/2012
Sanità: StopOpg, 1.500 internati, parte campagna 'Un volto un nome'
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Roma, 25 gennaio - Millecinquecento le persone attualmente internate negli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), ovvero “gli ultimi residui dell'orrore manicomiale”. Strutture “inconcepibili” e che devono al “più presto” chiudere, dimettendo gli internati per assisterli e curarli nei luoghi di residenza. E' questo il messaggio che il comitato ‘Stop Opg’ per l’abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari, costituito da un vasto cartello di associazioni tra cui la Cgil e la Fp Cgil, lancia attraverso la campagna “Un volto, un nome” che verrà presentata domani giovedì 26 gennaio a Roma presso il Centro Congressi Frentani in Via dei Frentani 4 a partire dalle ore 10.
Secondo un monitoraggio, a cura dello stesso comitato 'Stop Opg', sono 1.419 le persone internate tra ospedali psichiatrici giudiziari e case di cura e custodia. Di questi 1.323 sono uomini e 96 le donne. Gli uomini sono distribuiti nei 6 Opg esistenti sul territorio nazionale (Castiglione delle Stivere, Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Napoli, Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto), le donne tra l'Opg di Castiglione delle Stivere e la Casa di cura e custodia di Sollicciano.
Numeri attraverso i quali il comitato reclama “l'abolizione egli Opg, come sollecitato dallo stesso presidente della Repubblica”, e per questo promuove la campagna “Un volto, un nome”, per “restituire identità, storia, cittadinanza ad ogni persona internata”. La richiesta del comitato al governo è quella di “rispettare gli impegni presi”, ovvero interrompere l'invio di cittadini in opg (anche dal carcere), far dimettere e curare quelli attualmente internati, e procedere alla chiusura delle strutture. Alle regioni la richiesta è invece quella di prendersi cura, attraverso le aziende sanitarie locali, di queste persone.
L'incontro di domani, quindi, oltre ad avere al centro la presentazione della campagna che si svolgerà principalmente a livello regionale, vedrà anche la nascita dei comitati 'Stop Opg' in ogni regione insieme alla discussione sugli aspetti normativi, compreso l'emendamento Opg al decreto Carceri approvato in commissione Giustizia al Senato e presentato dall'esponente del Pd, Ignazio Marino, insieme ad altri senatori.
Oltre ai rappresentanti delle associazioni componenti il comitato promotore nazionale di StopOpg, hanno assicurato la loro presenza domani: Luigi Benevelli, Peppe Dell'Acqua, Francesco Maisto, Sergio Moccia, Mauro Palma, Donatella Poretti, Franco Rotelli e altri. Sono stati invitati a intervenire inoltre il presidente della commissione d'Inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino, insieme ai componenti della commissione, il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, il ministro della Salute, Renato Balduzzi, e quello della Giustizia, Paola Severino Di Benedetto.
In basso il link per scaricare il manifesto della campagna “Un volto, un nome”:
http://host.ufficiostampa.cgil.it//Documenti//private/StopOpg_CampagnaUnVoltoUnNome_25gen12.pdf
In basso il link per scaricare il monitoraggio a cura del comitato 'StopOpg' sul numero di persone internate:
http://host.ufficiostampa.cgil.it//Documenti//private/StopOpg_MonitoraggioPersoneInternate_25gen12.pdf
Il Comitato nazionale Stop Opg è formato da: Forum Salute Mentale, Forum per il diritto alla Salute in Carcere, CGIL nazionale, FP CGIL nazionale, Antigone, Centro Basaglia (AR), Conferenza permanente per la salute mentale nel mondo F. Basaglia, Coordinamento Garanti territoriali diritti dei detenuti, Fondazione Franco e Franca Basaglia, Forum Droghe, Psichiatria Democratica, Società della Ragione, UNASAM, Associazione “A buon diritto”, SOS Sanità, Cittadinanzattiva, Gruppo Abele, Gruppo Solidarietà, CNCA Coordinamento nazionale Comunità, Accoglienza, Fondazione Zancan, Conferenza nazionale Volontariato Giustizia, Itaca Italia, CNND Coordinamento nazionale nuove droghe, ARCI, AUSER, Associazione Casa di Solidarietà e Accoglienza Barcellona P.G.
U.S.
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25/01/2012
BANKITALIA. Barbi: il vero problema, diseguaglianza. Ci vuole la tassa sui grandi patrimoni
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BANKITALIA. Barbi (Cgil): il vero problema dell'Italia è la diseguaglianza. Ci vuole una tassa sui grandi patrimoni
ROMA, 25 gennaio. “I dati forniti oggi dalla Banca d'Italia sulla ricchezza delle famiglie nel 2010 e quelli forniti dall'Ocse sulla diseguaglianza compongono un quadro chiaro del problema principale del nostro Paese e cioè l'aumento della diseguaglianza sia nel lungo periodo, sia negli ultimi anni della crisi”. Ne è convinto Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil con delega alle politiche economiche che commenta così i rapporti di Bankitalia e dell'Ocse.
Secondo il dirigente della Cgil, sono tre i punti essenziali su cui concentrare l'attenzione e quindi le scelte di politica economica.
1) Prima di tutto – spiega Barbi – emerge un dato di fatto: la differenza dei redditi medi è notevolmente aumentata dagli anni '80 a oggi, passando da 8 a 1 a 10 a 1.
2) Il secondo elemento che emerge con forza riguarda il fatto che all'interno della diseguaglianza dei redditi che riguarda l'insieme della popolazione, una particolare ingiustizia ha colpito i redditi da lavoro che sono tornati indietro al valore reale di 20 anni fa.
3) Terzo elemento messo in evidenza da Barbi: la diseguaglianza nei patrimoni è di gran lunga maggiore di quella rilevata nei redditi ed è anche aumentata sensibilmente nel 2010 rispetto al 2008.
“Si tratta di un quadro molto preoccupante – spiega ancora Barbi – che è determinato dall'abnorme evasione fiscale e dalla particolare ingiustizia fiscale. Si tratta dunque dell'ennesima conferma autorevole della giustezza e urgenza delle proposte lanciate dalla Cgil da tempo, proposte che oggi sono contenute nel documento unitario di Cgil, Cisl, Uil consegnato al Governo”.
“Occorre una imposta strutturale sui grandi patrimoni – conclude Barbi – e il lancio di un piano, anch'esso strutturale, contro l'evasione fiscale e il sommerso da cui attingere risorse per ridurre la pressione fiscale sui redditi da lavoro”.
us
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24/01/2012
Lavoro: Cgil a Fornero, legge dimissioni in bianco conquista di civiltà
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Roma, 24 gennaio - “La norma sulle dimissioni in bianco fu una conquista di civiltà contro gli abusi”. E' quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino. Una legge, prosegue, “contro gli abusi perpetrati nei confronti delle lavoratrici, dei lavoratori, dei precari e dei migranti, sostenuta da un vasto movimento popolare, e che non può essere considerata una nota a margine. Nei prossimi giorni riproporremo al ministro Fornero le nostre ragioni”, conclude Sorrentino.
U.S.
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24/01/2012
Lavoro: Giovani Cgil, sfiga non c'entra, servono politiche vere
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Roma, 24 gennaio - “La sfiga non c'entra niente. Servono politiche vere per i giovani, siamo stanchi di insulti e di chiacchiere”. E' la replica dei giovani della Cgil alle parole di oggi del vice ministro del Lavoro, Michel Martone. “L'Italia ha uno dei tassi di dispersione scolastica tra i più alti d'Europa, con un dato medio che tocca quasi il 20% mentre i dati dicono che la predestinazione sociale dei giovani è altissima: successo nella formazione e nel lavoro dipende dalla famiglia di provenienza”, sostengono i giovani della Cgil sottolineando anche come il nostro Paese “sia anche quello con il più basso numero di laureati d'Europa e il nostro mercato del lavoro è ben lungi dall'occuparli tutti”.
Inoltre, proseguono, “grazie alle riforme degli ultimi governi, il numero di iscritti alla università italiane è calato per la prima volta dopo anni di crescita. In Italia ci sono tre milioni di giovani in età compresa tra 20 e 34 anni che hanno un livello di istruzione pari o inferiore a 8 anni di studi (al massimo la licenza media). Di questi la metà risulta occupato e 260 mila sono esplicitamente alla ricerca di lavoro, mentre oltre un milione appartiene alla categoria dei Neet”.
Di fronte a questi dati, osservano, “un governo così esperto e sobrio come quello che abbiamo ama definirsi, farebbe accuratamente bene a non tirare fuori il destino e la sfiga. Il nostro Paese ha disinvestito negli ultimi dieci anni sull'istruzione e sul diritto allo studio, si è rinunciato a qualsiasi politica per lo sviluppo in grado di creare buone prospettive occupazionali e scegliendo la strada del moltiplicarsi di tipologie contrattuali precarie e a basso costo”. Per contrastare la “sfiga” servono cinque cose: “intervenire subito sul sistema del diritto allo studio e garantendo a tutti il successo formativo; un piano nazionale per consentire agli under35 senza qualifica di raggiungerne una in tempi brevi; la riduzione delle tipologie contrattuali per combattere la precarietà; politiche di sviluppo che creino lavoro di qualità per i giovani; un sistema efficace di orientamento e servizi all'impiego”.
U.S.
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19/01/2012
Milleproroghe: Cgil, bene riapertura pensioni ma emendamenti insufficienti
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Roma, 19 gennaio - “E' sicuramente positivo che si riapra la discussione sulle pensioni ma gli emendamenti, su cui ci sarebbe il parere favorevole del governo, non rispondono pienamente all'esigenza di affrontare il tema dei lavoratori precoci e delle penalizzazioni, nonché del mercato del lavoro”. Così il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, sugli emendamenti al decreto milleproroghe.
Il sindacato, infatti, ricorda la dirigente sindacale, “non ha mai considerato chiuso il tema ed ha presentato, anche in rapporto a tale decreto, emendamenti unitari che intervengono sia sull'emergenza determinatasi nel mercato del lavoro a seguito dei provvedimenti della manovra, sia sulla struttura del sistema creatosi che non risponde ad alcun criterio di equità e di sostenibilità sociale”. Però gli emendamenti su cui ci sarebbe il parere favorevole del governo, “non rispondono pienamente all'esigenza, pure correttamente posta, di affrontare il tema dei lavoratori precoci e delle penalizzazioni, nonché del mercato del lavoro”.
Nel merito, osserva Lamonica, “sul primo, considerando la previsione dell' 'effettivo lavoro' ai fini del raggiungimento dei 41/42 anni di contributi si effettua una selezione impropria escludendo di fatto tutti i periodi di copertura figurativa (Cig, mobilità, congedi parentali per assistenza disabili, riscatto laurea, etc.). Sul secondo, ribadiamo la necessità di copertura per tutti coloro che hanno perso il lavoro. Se rimane il limite delle risorse economiche, nei fatti, si impedisce la soluzione del problema, anche se valutiamo positivamente l'estensione della deroga anche agli accordi individuali, come da noi insistentemente richiesto, cui però vanno aggiunti gli esodi per accordo collettivo”. Per questo, conclude, “auspichiamo che la discussione nella Commissione e nell'Aula corregga tali previsioni, che certo non risolverebbero tutti i problemi, peraltro riproposti nella piattaforma unitaria consegnata al governo, ma sicuramente darebbero un segnale positivo circa la volontà di rispondere alla condizione molto difficile che si è determinata”.
U.S.
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18/01/2012
Editoria: Cgil, tagli insopportabili, pietra tombale per tante realtà
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Roma, 18 gennaio - “L'andata a regime di tagli insopportabili all'editoria rappresenta una vera e propria pietra tombale. Lo abbiamo con tutte le forme possibili denunciato e avevamo purtroppo ragione”. E' quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, nel criticare l'esclusione dal decreto milleproroghe dei fondi all'editoria.
Per il sindacalista “così si certifica la chiusura, già iniziata, di tante aziende editoriali e si dà un colpo durissimo, insopportabile, all'occupazione e alla libertà di informazione. Le conseguenze sono il tracollo di un settore che fattura 500 milioni di euro, migliaia di lavoratori licenziati, in mobilità o in Cig sia nelle testate che nell'indotto (produzione carta, grafica, distribuzione). Si riveda questa decisione nel milleproroghe il Governo, che non può lavarsene le mani, annunci un immediato decreto che dia la possibilità alle tante realtà editoriali di non chiudere”.
Secondo Fammoni “nel 2012, anzi entro pochi mesi del 2012 si può fare la riforma dell'editoria. C'è la disponibilità di tutti gli operatori del settore. Sarebbe una colpa davvero grave se per un settore pronto ad una riforma strutturale si preferisce invece la chiusura. Ritardi non sono possibili, perché se non c'è immediata soluzione, almeno per il 2012, le banche cesseranno ogni finanziamento e alle testate purtroppo già chiuse se ne aggiungeranno tante altre e perderemo migliaia di posti di lavoro. La giusta mobilitazione di tutti gli operatori del settore deve avere una risposta positiva e i contributi di queste testate che sono il lievito di quella informazione pluralistica che è vitale per il paese come giustamente dichiarato dal Capo dello Stato, non devono sparire”, conclude.
U.S.
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18/01/2012
REGGIO CALABRIA. CGIL a Cancellieri: task force contro gli attentati della 'ndrangheta'
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REGGIO CALABRIA. La CGIL al ministro Cancellieri: Serve una task force contro gli attentati della 'ndrangheta'
ROMA, 18 gennaio. “In riferimento alle gravissime minacce inviate al prefetto Varrata e a tutti le lavoratrici e ai lavoratori della Prefettura e della Questura, la CGIL esprime la solidarietà dell'intera organizzazione”. Ne dà notizia Serena Sorrentino, segretaria confederale della CGIL con delega ai problemi della sicurezza e della legalità.
“La CGIL – dichiara Sorrentino - condanna l'ennesimo atto intimidatorio nei confronti delle istituzioni dello Stato che mettono a repentaglio l'incolumità di coloro i quali sono impegnati quotidianamente nell'affermazione delle legalità in territori oppressi dalla presenza della 'ndrangheta”.
“Dopo questo ennesimo episodio – conclude Sorrentino - la CGIL chiede al Ministro, che ha già espresso la solidarietà al prefetto Varrata, di intervenire concretamente nelle prossime ore approntando una task force che tenga sotto osservazione ciò che accade nel reggino e in Calabria, un territorio che nell'ultimo anno ha visto vertiginosamente aumentare il numero di attentati intimidatori nei confronti di alti rappresentanti dello Stato”.
us
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