Traccia per l’audizione in Commissione Affari Costituzionali Senato in merito Ddl (Disegno Di Legge) 2544


Ringraziamo, a nome dell’Organizzazione, il signor Presidente e gli onorevoli senatori che ci hanno rivolto questo invito.

Già lo scorso anno, il 16 gennaio 2002, CGIL, CISL e UIL sono state audite da questa Commissione nell’ambito dell'”indagine conoscitiva sugli effetti nell’ordinamento della revisione del titolo V della parte II della Costituzione”. In quell’occasione la nostra Organizzazione, come le altre, (consegnammo infatti un documento unitario) espresse una condivisione dell’ispirazione generale della riforma ma anche alcune critiche. Queste erano riferite innanzitutto all’assenza dell’istituzione di una Camera delle Regioni e delle Autonomie come “luogo di regolazione tra unità e autonomie” e atta quindi anche ad evitare il

rischio di conflitti istituzionali – come poi puntualmente è avvenuto. Nel merito della Riforma non abbiamo condiviso il fatto che il 3° comma dell’art. 117 affidasse alla legislazione concorrente anche la “tutela e sicurezza del lavoro” e la “previdenza complementare e integrativa”. Dicemmo allora che questa formulazione poteva aprire il varco ad una possibile differenziazione territoriale di diritti universali di cittadinanza e del lavoro e non garantire quindi l’unitarietà del diritto del lavoro e del sistema contrattuale. Ribadimmo, nell’audizione, che il sistema dei diritti, a nostro parere, deve essere sancito come un vincolo unitario per tutto il territorio nazionale, ma che comunque le nostre osservazioni potevano essere superate da una corretta attuazione della legge di riforma che abbiamo giudicato di notevole importanza perché ha rafforzato le innovazioni già introdotte con legge ordinaria ed ha posto in essere un percorso di federalismo che più volte le autonomie avevano chiesto e che il voto popolare ha confermato nel referendum del 7 ottobre 2001.

Esprimemmo preoccupazione che un’interpretazione forzata avrebbe potuto causare ripercussioni sul sistema del welfare, dell’istruzione e sul ruolo dello Stato come “garante” rispetto alla fruizione di diritti costituzionalmente fondati. Dicemmo allora che la riforma era una tappa, una tappa importante di un percorso che andava completato ad iniziare appunto dalla riforma del bicameralismo con l’istituzione di una camera espressione delle autonomie.

Ora ci troviamo ad esprimerci su una nuova riforma, l’atto Senato 2544, che è stato approvata definitivamente il 10 ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri, peraltro senza aver acquisito il parere della Conferenza unificata Stato-Regioni-Enti Locali. Il punto di merito da cui iniziare rispetto a questa proposta credo sia quello concernente l’istituzione del Senato Federale, proprio perché in questo senso c’era stata anche una nostra espressione. Dico subito che la proposta non risponde a quelle che erano state le richieste, da più parti avanzate, di un Senato federale (o Camera delle Regioni – delle autonomie) come tramite con le autonomie e quindi un completamento organico alla riforma già attuata. La sua composizione – a suffragio universale e diretto – con sistema proporzionale – ci pare molto simile, a quello attuale. E troviamo una conferma anche nella disposizione che conserva al Presidente del Senato le funzioni del Presidente della Repubblica in caso di suo impedimento.

Ci pare assolutamente negativa la riserva di elettorato passivo per chi ha già ricoperto determinati incarichi oltre che probabilmente incostituzionale rispetto alla garanzia di pari opportunità di presenza femminile.

Il secondo punto riguarda la ridefinizione delle prerogative del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio: si ridimensiona la funzione del primo a beneficio del secondo che viene dotato di poteri senza paragone in altri paesi europei. Basti pensare all’enorme potere che può

esercitarsi con la minaccia di scioglimento della Camera e di nomina/revoca dei Ministri (e non di proposta al Presidente della Repubblica).

Il terzo punto, per noi fondamentale, è la riproposizione, in toto, dei contenuti del Disegno di Legge Costituzionale cosiddetto di devolution, sul quale già a suo tempo e unitariamente abbiamo espresso un giudizio nettamente negativo. Queste norme infatti intervengono direttamente su settori tradizionali del welfare indebolendone la universalità delle tutele e dei diritti, intaccando la coesione sociale e la stessa unità nazionale. Ci pare pongano anche problemi di squilibrio con altri articoli costituzionali. E non incide, sulla nostra preoccupazione il richiamarsi, all’articolo successivo, all’interesse nazionale che ripristina un concetto di ardua interpretazione.

Vi sono poi altri punti non del tutto chiari e coerenti come il meccanismo relativo alle funzioni legislative e la norma su Roma Capitale che è un ridimensionamento forte rispetto all’attuale art. 114. In sintesi consideriamo l’impianto della proposta di grande pericolosità per la tenuta dei valori

fondanti della nostra Carta Costituzionale. In essa troviamo gravi rischi per la tenuta unitaria dei diritti sul territorio e al contempo ci preoccupano le disposizioni sulla forma di Governo e le norme connesse.

Roma, 5 novembre 2003