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Aborto: CGIL, campagna antiabortista è diventata violenza sulle donne
Piena solidarietà alla paziente di Napoli, istituzioni chiedano scusa
14/02/2008  | Politiche di genere Condividi su:  condividi su Facebook condividi su Twitter

La Segreteria nazionale della CGIL sostiene che la campagna antiabortista in atto è diventata ben presto, ma non poteva essere altrimenti, violenza sulle donne. Violenza contro la donna nella sua persona e nella sua dignità. Inoltre, le modalità con cui si sono svolti i drammatici fatti ledono i principi del funzionamento democratico del nostro paese (la denuncia anonima che determina l’intervento di un magistrato che non effettua verifiche, l’irruzione in un ospedale, l’intimidazione di altre pazienti, la privacy).

E’ questo il senso di quanto è successo a Napoli. Il blitz della polizia ordinato da un Magistrato nel reparto maternità è, infatti, di una gravità inaudita.

Non solo si è superato ogni limite di rispetto nei confronti di una donna già provata da un’esperienza drammatica quale è un’interruzione di gravidanza dettata da ragioni terapeutiche, ma rappresenta uno dei frutti avvelenati di una campagna condotta con furore ideologico e fanatismo contro una legge dello Stato che, in realtà, nel corso di questi anni ha ridotto drasticamente il ricorso all’interruzione di gravidanza ed ha posto fine alla piaga dell’aborto clandestino.

E’ un fatto, questo, che dovrebbe suggerire l’immediata cessazione di ogni polemica strumentale e fuorviante che colpisce in primo luogo le donne e la loro libera autodeterminazione.

La CGIL esprime la propria solidarietà alla paziente di Napoli e invita le istituzioni a porgerle le dovute scuse.

Roma, 13 febbraio 

 


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