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Commissione antimafia: sentito il direttore dell'agenzia Caruso
26/01/2012  | Legalità e sicurezza Condividi su:  condividi su Facebook condividi su Twitter


La commissione antimafia ha convocato per un'audizione il direttore dell'Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati, il prefetto Giuseppe Caruso. Il direttore, secondo le prime ricostruzioni giornalistiche, non ha aggiunto nulla di nuovo rispetto ai dati presenti sul sito dell'ANBSC in merito al numero di aziende e beni immobili confiscati e attualmente in gestione dell'Agenzia, nonché sulla loro distribuzione territoriale.

Come fatto notare della CGIL in più occasioni, il prefetto Caruso ha sottolineato che allo stato attuale solo l'11% delle aziende confiscate continua la propria attività, il resto è destinato alla cancellazione dal registro delle imprese e al fallimento. Per questo - ha dichiarato Caruso - ''occorrono manager più che amministratori giudiziari per tenere sul mercato le aziende confiscate''. La CGIL è convinta che serva anche maggiore attenzione alla condizione dei lavoratori che spesso sono costretti a pagare - spesso con il licenziamento - le colpe del proprio datore di lavoro infedele. Il direttore dell'Agenzia ha fatto notare che, allo stato attuale, sono circa 490 i lavoratori che sono riusciti a mantenere il proprio posto di lavoro nelle aziende confiscate, questo significa che ce ne sono almeno 4.000 che questo lavoro l'hanno perso. Ogni azienda che non si riesce a far emergere dall'illegalità è un ulteriore segnale di sconfitta dello Stato nei confronti dei clan mafiosi, che spesso costruiscono il proprio consenso attraverso la disoccupazione e l'assenza di sviluppo che caratterizzano molti territori del nostro paese, in particolare quelli del mezzogiorno d'Italia. Per questo, la CGIL è convinta che serva un complesso di politiche di sviluppo, mirate a ottimizzare il valore simbolico e economico delle aziende confiscate che, al contrario di quanto oggi accade, possono essere trasformate da simbolo del potere economico delle mafie a simbolo di riscatto sociale dello Stato.

Per questo, una delle prossime tappe della campagna Legalità: l'unica risposta per il lavoro e il futuro sarà la presentazione di un complesso di interventi in favore dei lavoratori e per l'emersione alla legalità delle aziende confiscate.

Il direttore dell'Agenzia ha anche sottolineato che la vendita dei beni confiscati, come previsto dall'attuale normativa, non è altro che l'estrema ratio, e che la priorità è quella di restituire questi beni alla collettività tramite il riutilizzo sociale sancito dalla legge 109/96. Nonostante ciò, il direttore Caruso ha posto come tema l'inadeguatezza della dotazione di organico dell'Agenzia a fronte della mole di lavoro svolto. In questo senso, Caruso ha posto il tema della necessità di incrementare le politiche di autofinanziamento dell'Agenzia anche sfruttando la vendita del patrimonio confiscato in sua dotazione. La CGIL considera questo un modo provocatorio - seppur ricorrente - per richiamare la politica alla sue responsabilità, in particolare sulla necessità di dotare l'Agenzia dell'organico e delle risorse necessarie per accelerare le destinazioni ad uso sociale dei beni confiscati, il principale compito stabilito dalla legge n.4/2010 che ne sancisce l'istituzione. L'agenzia, voluta dalla forte spinta di tutto il mondo dell'antimafia compresa la CGIL, è uno strumento necessario su cui continuare ad investire per dare seguito alla fondamentale opera di aggressione al patrimonio mafioso, azione che sin dall'approvazione della legge Rognoni - La Torre ha portato ai migliori risultati nel contrasto alla presenza delle organizzazioni mafiose sul nostro territorio.

A breve su www.legalitalavoro.it sarà disponibile il testo dell'audizione del direttore Caruso.


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