28/11/2001
| Disabilità
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È un po’ complicato intervenire in conclusione per una serie di ragioni: la prima è che avrei voluto aprire il discorso dicendo semplicemente che se volevamo, eravamo stati invitati a dialogare rispetto a come portare avanti iniziative sindacato e associazioni sul tema dell’articolo 18 e comunque del diritto al lavoro delle persone con disabilità noi siamo pronti a farlo immediatamente quindi lo sottoscriviamo senza alcun problema a cominciare da domani mattina e quindi avrei proseguito il mio intervento nel dire semplicemente attenzione perché a questo punto non so che altro dire.
Dopo l’introduzione di Casadio che è assolutamente e complessivamente perfetta, non c’è nulla da dire, e il quadro che si sta creando è un quadro pesante, difficile che non ci vede arretrare su diritti acquisiti, ci vede arretrare su un processo che stava dando opportunità diverse alle persone con disabilità nel nostro paese, in particolare alle persone con disabilità, ma non solo. Questo processo vede sicuramente una grave interruzione e una strana coincidenza tra le proposte del governo e quelle della Confindustria; ora io mi trovo nella difficoltà di dire all’amico Cervellin attenzione che c’è qualcosa che non funziona, per quale ragione Confindustria si muove parallelamente all’azione del governo?
Mi chiedo. Perché tutte le motivazioni tirate fuori rispetto ai problemi del diritto al lavoro delle persone disabili sono tutte motivazioni sulle quali discutiamo da tanto tempo però, guarda caso, come la maggioranza di governo si ritrova ad affrontare un suo punto del programma elettorale cioè quello dell’abolizione di una serie di diritti dei lavoratori, immediatamente Confindustria parallelamente agisce sullo stesso piano, si muove. Credo che questa coincidenza in qualche modo ci andrebbe spiegata, non capisco se nasce prima l’uovo o la gallina, comunque vi è un’assoluta identità di posizioni.
Ma entriamo nel merito: Cervellin entra a parlarci di questioni che riguardano il diritto al lavoro dei disabili dicendoci sostanzialmente: aiutatemi a convincere gli imprenditori che i disabili possono essere produttivi.
Io francamente su questa posizione ho delle difficoltà…Ora che le persone con disabilità intellettiva sono escluse automaticamente da questo processo, noi siamo contrari. Non perché non sappiamo che ci sono delle persone con disabilità che non sono in grado di lavorare e che hanno necessità di importanti percorsi assistenziali, lo sappiamo perfettamente che esistono, non siamo scemi, questo è il nostro mondo e lo conosciamo meglio di chiunque altro, ma perché vi sono persone con disabilità intellettiva che possono lavorare, che messe in condizioni lavorano nei fatti e che sono molto più produttivi di quello che può sembrare.
Di questa parola produttività non abbiamo paura, ma sentiamo una strana difficoltà, una strana attenzione a questa parola in momenti particolari, e, riprendo sempre da quello che diceva Cervellin, la produttività oggi avviene attraverso automatizzazione e di conseguenza non c’è spazio per i disabili intellettivi.
Anche questo mi sembra un po’ una forzatura; quanti lavori manuali ancora oggi esistono? Io non credo che lo spazzino sarà sostituito completamente da mezzi automatizzati, ma per fare un esempio, ce ne sono tanti.Mi sembra quasi che questo stia diventando una scusa per escludere una parte del mondo della disabilità dal collocamento al lavoro per poi ricondurlo in che modo?
Attraverso l’outsurcing che fanno le imprese nelle cooperative sociali nelle quali non vi sono diritti garantiti, io sono un presidente di una cooperativa sociale, faccio presente, quindi come mestiere faccio quello, come militanza faccio il presidente della federazione, non vi sono diritti garantiti perché è autoimprenditoria di fatto se è una cooperativa reale. Non capisco in che modo questo possa scaricarsi, e qui veniamo all’articolo 12, certo che l’articolo 12 è un cattivo prodotto per chi pensa che l’outsurcing, o meglio scaricare sulle cooperative sociali l’obbligo, o meglio, il dovere che si ha all’interno di una società di fare in modo che tutti abbiano opportunità di lavoro e quindi anche le persone disabili, perché l’obbligo è questo. L’obbligo non è la mera tutela, l’obbligo è che esiste in questa società un problema relativo alle persone con disabilità che vengono automaticamente escluse dal mondo del lavoro. Allora il problema è che l’obbligo risponde semplicemente a quell’esigenza, esistono quelle persone. negli Stati Uniti esistono le aliquote d’obbligo per le minoranze etniche, quindi voglio dire quella è la patria del liberismo, non ci venite a dire che questa non è una pratica che non si possa ripercorrere anche nel nostro paese su una questione così drammatica come è quella delle persone con disabilità.
Bene, tutto questo pacchetto poi francamente non ha nessun legame, perché è quello di cui discutiamo da tanto tempo, articolo 12, disabili intellettivi, Sil, piuttosto che i meccanismi di accertamento della disabilità, ma caspita se non siamo d’accordo, collocamento mirato, ma chi l’ha voluto quell’articolo dentro quella legge?Chi l’ha voluto, Confindustria? Allora da questo punto di vista mi chiedo e chiedo: ma cosa diavolo c’entra oggi l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori per le persone disabili? Grazie.
Intervento non corretto
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