Svimez: Cgil, investimenti per contrastare divari territoriali e disuguaglianze


Roma, 4 novembre – “Nuova battuta d’arresto dell’economia meridionale in un quadro di stagnazione nazionale. Le preoccupanti spaccature socio-economiche tra Nord e Sud, ma anche tra aree interne e resto del Paese vanno saldate attraverso il rilancio degli investimenti pubblici affrontando le sfide della transizione ecologica e dell’innovazione digitale”. Così la vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi commenta il Rapporto Svimez.

In particolare la dirigente sindacale evidenzia alcuni nodi contenuti nel rapporto: “si diffonde il lavoro povero, soprattutto tra giovani e donne, diminuiscono i servizi, peggiorano i dati sull’abbandono scolastico, mentre il fenomeno delle migrazioni sanitarie è costante. Ciò rende chiaro – spiega – come sia prioritario garantire i livelli essenziali delle prestazioni, invece di continuare a parlare di regionalismo differenziato. Permane poi un divario infrastrutturale e dei servizi di mobilità, una limitazione del diritto per i cittadini meridionali a muoversi, e un grande freno allo sviluppo dei territori”.

“Il rilancio infrastrutturale e in generale degli investimenti può realizzarsi – sottolinea Fracassi – solo attraverso un intervento deciso e urgente sulla capacità amministrativa della PA e sulla governance delle politiche pubbliche impoverite di personale e competenze da dieci anni di blocco del turnover, soprattutto al Sud. Per questo occorre un piano straordinario di assunzioni qualificate accompagnato da investimenti maggiori sulla formazione”.

Inoltre, prosegue la vicesegretaria generale “il nostro Paese non ha una vera politica industriale, come dimostra il moltiplicarsi delle crisi, mentre la frammentazione dei soggetti e degli strumenti genera spesso sovrapposizioni e inefficacia. Chiediamo che venga istituita un’Agenzia per lo Sviluppo, un nuovo soggetto unico che governi le politiche di sviluppo industriale e coordini gli altri attori”.

“L’unica prospettiva reale di crescita per il Mezzogiorno e l’Italia intera è tornare ad investire. Per farlo l’iniziativa privata non è sufficiente, occorre – conclude – rilanciare l’intervento pubblico orientando gli investimenti anzitutto al rafforzamento delle reti sociali di cittadinanza, scuola e sanità”.