Sud: dati Svimez non indicano ripresa strutturale

Fracassi: “servono Piano straordinario per occupazione, investimenti e politiche di inclusione sociale”


Roma, 10 novembre – “L’economia delle regioni del Sud registra alcuni trend positivi, anche migliori rispetto all’andamento nazionale, ma questi dati non rappresentano il segnale di una ripresa strutturale, sono per lo più limitati ad alcuni settori, agricoltura e turismo, e sono stati condizionati da fattori specifici”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta il Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno presentato quest’oggi.

Per Fracassi “la ripresa del Mezzogiorno appare ancora più fragile se la inseriamo nel contesto delle condizioni sociali, che permangono critiche rispetto ai livelli di povertà, di esclusione sociale, e di accesso ai vari livelli di istruzione. Stessa sofferenza si registra nel diritto allo studio. Decine di migliaia di giovani hanno abbandonato il Sud, senza che vi sia un fenomeno parallelo di attrazione; una drammatica perdita netta di capitale umano che pone pesanti interrogativi sul futuro”.

“Per quanto riguarda l’occupazione – osserva la dirigente sindacale – la crescita dell’1,6% registrata nel 2015 è stata certamente condizionata dalla forte decontribuzione prevista dal Jobs Act e ha riguardato per lo più contratti a termine, contratti part-time, lavori a bassa qualificazione, e un notevole incremento dei voucher”.

Secondo il segretario confederale inoltre “elemento determinante per l’andamento positivo del Pil è stato il livello particolarmente elevato degli investimenti pubblici, legato all’accelerazione della spesa per la chiusura della programmazione europea 2007/13. Le previsioni Svimez per il 2016 e il 2017 attribuiscono un segno positivo alla crescita meridionale, ma la ridimensionano alla metà di quella riferita all’intero Paese”.

Fracassi sostiene che il Masterplan per il Sud “potrebbe rappresentare per i prossimi anni un fattore determinante di sviluppo, ma solo con interventi non frammentati, ma concentrati su driver chiari di sviluppo economico-produttivo ed inclusione sociale. Per questo – spiega – sono necessari una maggiore coordinazione sovraregionale e un investimento forte sulla governance per monitorare e accelerare la spesa, la quale deve avere carattere di addizionalità e non di sostituzione delle spese ordinarie. Per raggiungere concretamente gli obiettivi di convergenza tra sud, centro e nord, servono interventi strutturali, vale a dire investimenti pubblici diretti che assieme all’occupazione rappresentano un motore indispensabile per riattivare anche quelli privati e la domanda”.

Infine, per la Cgil “occorre accompagnare questo percorso con un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, e, come già indicato con la nostra campagna ‘Laboratorio Sud – conclude Fracassi – sono indispensabili un nuovo piano industriale per il Mezzogiorno, forti investimenti in innovazione e ricerca,  anche nell’ottica del programma Industria 4.0, affiancati da serie politiche di contrasto alla povertà, inclusione sociale e sostegno all’istruzione pubblica e al diritto allo studio”.