Smart working: Cgil, tutele e diritti siano definiti dalla contrattazione collettiva


Roma, 15 settembre – “La contrattazione di primo e secondo livello dovrà necessariamente definire ambiti e modalità di implementazione del lavoro agile, regolandone tutele, limiti e diritti fondamentali”. Ad affermarlo la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti in audizione presso la XI Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati sullo smart working.

Per la dirigente sindacale rispetto alla legge 81/2017 “bisognerà capire se la normativa può dare impulso alla contrattazione collettiva”. “Crediamo – sottolinea – che la legge non debba occuparsi di aspetti legati all’organizzazione del lavoro, ma limitarsi a disciplinare materie più generali: diritto alla privacy, sicurezza dei dati aziendali, disconnessione. Dovrà essere poi la contrattazione collettiva a definire diritti e tutele”.

Inoltre, Scacchetti evidenzia che in questa fase d’emergenza (marzo 2020 – maggio 2021) sono stati sottoscritti oltre 200 accordi specifici sullo smart working, cifra che equivale al 29% degli accordi di secondo livello siglati. Mentre prima della pandemia (fino a marzo 2020) erano poco più del 6%. “Ora – afferma la segretaria confederale – occorre spostare il terreno dalla sperimentalità, che ha caratterizzato l’introduzione della norma, e dall’emergenza, che si è resa necessaria per affrontare la pandemia, a un percorso di pieno riconoscimento in termini di organizzazione del lavoro, terreno proprio della contrattazione”.

In allegato la memoria consegnata in audizione