Sgomberi: non è convocando i Prefetti che si risolvono i problemi.


Nessuna misura alternativa prevista per non acuire criticità insostenibili.


Il 28 settembre il Ministro dell’Interno Matteo Salvini sarà in Prefettura a Milano per una riunione straordinaria del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica col fine di definire modi e tempi secondo i quali attuare la circolare diramata dal ministro stesso il primo settembre scorso:
Il Ministro prende posizione sulle occupazioni abusive definendole “una delle principali problematiche che affliggono i grandi centri urbani del Paese, conseguenza a volte della difficoltà di porre in essere politiche territoriali, urbanistiche e sociali, finalizzate alla riqualificazione delle aree periferiche e alla riduzione dei fattori di marginalità sociale”. Quali siano le politiche del Governo per superare queste difficoltà, non è tuttavia chiaro.
Manca, infatti, qualsiasi indicazione sugli interventi da programmare per affrontare l’emergenza abitativa. Anzi, il Governo ha recentemente bloccato 96 progetti del piano Periferie, molti dei quali riconducibili proprio ad interventi di edilizia sociale.
Non basta affrontare il tema delle occupazioni abusive, il Governo deve individuare contestualmente le “soluzioni alloggiative alternative”, come indicato dalla circolare, senza sottrarsi ai suoi impegni. E intervenire su un problema che sta assumendo proporzioni enormi.

La crisi che investe il nostro Paese sta colpendo sempre di più le famiglie; i dati che vengono periodicamente diffusi sono sempre più preoccupanti. Crescono le disuguaglianze e aumenta rischio di povertà e deprivazione materiale, legata anche ai costi dell’abitazione, spesso insostenibili per molte famiglie e incompatibili con i propri redditi.
Circa 5 milioni di famiglie vivono in condizione di povertà assoluta o relativa, nell’impossibilità o nella forte difficoltà di accedere a beni e servizi, anche essenziali, quali l’abitazione, soprattutto nei grandi centri urbani e nelle periferie delle aree metropolitane; diminuisce ovviamente la capacità di spesa delle famiglie più povere; 1, 7 milioni di famiglie vivono in disagio economico da locazione, oltre un quarto della popolazione vive in sovraffollamento, tre milioni di famiglie si trovano in condizioni di “povertà energetica” Cresce la quota di popolazione che non riesce a pagare l’affitto o a scaldare la propria abitazione.

Purtroppo bisogna constare che misure per contrastare l’emergenza abitativa delle famiglie in difficoltà sono da anni quasi inesistenti. E comunque non rapportate ai numeri del disagio.
Il Fondo per il Sostegno all’affitto previsto dalla Legge 431/98 ha visto l’azzeramento degli stanziamenti dopo il 2015. Un incremento degli alloggi di edilizia residenziale pubblica non è nei programmi, visto che da venti anni lo Stato non finanzia il settore. Recentemente sono stati ripartiti 321 milioni di euro per un programma di recupero e razionalizzazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ma, nella migliore delle ipotesi, si avrà qualche risultato tra più di due anni. Per l’edilizia pubblica dovrebbe essere prevista una posta di bilancio continuativa. Solo cosi si potrebbe incrementare, programmando gli interventi, un patrimonio estremamente esiguo rispetto alle necessità.

La CGIL ha più volte proposto possibili linee di intervento per affrontare l’emergenza abitativa e trovare risposte che possano incidere nel settore. E’ necessario tornare a ragionare di politiche della casa che diano risposte concrete, con credibilità e prospettiva.
La CGIL chiede al Governo di non sottrarsi alle proprie responsabilità, con un impegno in tale direzione, disponibile ad un confronto che può produrre risultati positivi, stante la criticità che ha ha assunto il problema dell’emergenza abitativa.
Senza misure alternative la soluzione del problema ricadrà solo sulle amministrazioni locali, che andranno in una condizione di difficoltà estrema. Da soli infatti si ritroveranno a gestire senza avere mezzi e strumenti la condizione di decine di famiglie in strada o in strutture private di accoglienza.