Scuola Lavoro, le novita normative e delle indagini


L’approvazione della legge 107/2015 (La Buona Scuola) e del decreto legislativo 81/2015 (Riordino delle forme contrattuali) introducono importanti novità del rapporto scuola lavoro, mentre il 13° Rapporto ISFOL sull’Istruzione e Formazione Professionale e il 15° Rapporto di Monitoraggio sull’Apprendistato aggiornano i dati sull’offerta formativa di competenza delle Regioni e sui contratti di apprendistato.

La legge 107/2015 e l’alternanza scuola lavoro

La nuova legge conferma l’alternanza scuola lavoro nell’attuale quadro ordinamentale come defnita dal Dlgs 77/2005: una modalità del percorso formativo progettata, attuata, valutata dall’istituzione scolastica e realizzata in collaborazione con le imprese.

Introduce però l’obbligo di inserimento nel piano triennale dell’offerta formativa di almeno 400 ore di alternanza negli istituti tecnici e professionali e di almeno 200 ore nei licei negli ultimi tre anni del percorso scolastico. L’alternanza potrà anche essere svolta all’estero, durante il periodo di sospensione dell’attività didattica o con le modalità dell’impresa simulata.

È prevista la costituzione presso le Camere di Commercio di un Registro Nazionale per l’alternanza in cui sono visibili le imprese e gli enti disponibili e con cui le scuole potranno realizzare apposite convenzioni. Le convenzioni potranno anche essere realizzate con musei e luoghi di cultura e di arte.

La legge, inoltre, prevede l’istituzione di una Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola lavoro che prevede anche la possibilità per lo studente di esprimere una valutazione sull’efficacia e sulla coerenza con il proprio indirizzo di studi dell’esperienza formativa realizzata in alternanza.

Sono previsti corsi di formazione per la sicurezza degli studenti.

Al termine dell’anno scolastico il Dirigente Scolastico esprime una valutazione scritta sulle imprese ei soggetti con cui sono state stipulate le convenzioni per l’alternanza.

Tutte le competenze acquisite attraverso le esperienze di alternanza scuola lavoro saranno certificate e inserite nel curriculum dello studente.

Sono stanziati 100 milioni annui a partire dal 2016 per il finanziamento delle attività di alternanza.

Il decreto legislativo 81/2015 e l’apprendistato duale

Il decreto attuativo del Jobs Act sul riordino delle forme contrattuali contiene una nuova disciplina dell’apprendistato.

Cambia l’apprendistato di primo livello ora finalizzato all’acquisizione, oltre che di una qualifica e di un diploma professionale, anche di un diploma di istruzione secondaria superiore o di un certificato di specializzazione tecnica superiore.

La struttura e i contenuti del percorso formativo per acquisire il certificato di specializzazione superiore saranno definiti con un accordo in sede di Conferenza Stato Regioni.

La legge 107/2015 prevede che quest’ultimo certificato, unito a un diploma professionale quadriennale, consenta l’accesso agli Istituti Tecnici Superiori, prima possibile solo con il possesso di un diploma di istruzione, verticalizzando così percorsi formativi regionali di IeFP che diventeranno quinquennali e permetteranno l’accesso all’istruzione di livello terziario non universitario.

Per l’accesso all’università agli allievi dei percorsi IeFP, il decreto prevede la possibilità, dopo il diploma professionale quadriennale, di conseguire, sempre in apprendistato, un diploma di istruzione professionale attraverso lo specifico corso annuale integrativo.

Il contratto di apprendistato, di norma di durata non superiore a tre anni, può essere prorogato di un anno al fine di acquisire un diploma professionale, un certificato di specializzazione tecnica superiore o un diploma di istruzione oppure allo scopo di conseguire una qualificazione professionali ai fini contrattuali. In questo caso si trasforma in contratto di apprendistato professionalizzante.

I percorsi di apprendistato di primo e terzo livello (alta formazione e ricerca), finalizzati all’acquisizione di titoli di studio, integrano organicamente studio e lavoro (modello duale) con periodi di apprendimento nelle istituzioni formative o scolastiche e periodi di apprendimento in azienda. I piani formativi individuali sono predisposti dall’istituzione formativa con il coinvolgimento dell’impresa.

I contratti per l’apprendistato di primo livello possono essere stipulati a partire da 15 anni fino a 25 anni.

Per il conseguimento di un qualsiasi diploma di istruzione secondaria superiore insieme a ulteriori competenze tecnico-professionali, utili anche per il conseguimento del certificato di specializzazione tecnica superiore, possono essere stipulati contratti di apprendistato a partire dal secondo anno dei percorsi scolastici.

Sono abrogate le norme che hanno attivato i progetti sperimentali in apprendistato a seguito dell’accordo Enel.

Nei percorsi in apprendistato realizzati nel sistema IeFP la formazione esterna all’azienda non può essere superiore al 50% dell’orario ordinamentale (60% per il secondo anno). Queste ore non sono retribuite mentre quelle di formazione interna all’azienda sono retribuite al 10%. Le ore rimanenti (circa 7/800) sono retribuite secondo le norme generali dell’apprendistato.

Un decreto interministeriale (MLPS, MIUR, MEF), previa intesa in Conferenza Stato Regioni, saranno definiti i livelli essenziali delle prestazioni dell’attività formativa in apprendistato, lo schema di protocollo tra istituzione formativa e impresa, i requisiti delle imprese, il monte orario massimo del percorso scolastico che può essere svolto in apprendistato

In assenza di regolamentazione regionale, il Ministero del Lavoro disciplina direttamente queste tipologie di apprendistato.

Rapporti ISFOL sull’Istruzione e Formazione Professionale e su Apprendistato

I dati sull’Istruzione e Formazione Professionale contenuti dell’ultimo Rapporto ISFOL confermano la tendenza all’aumento delle iscrizioni ai percorsi triennali.

Gli iscritti nel 2013/14 sono 316 mila (+8,7%), mentre 12 mila sono gli iscritti al quarto anno. La quota degli iscritti IeFP sul totale dei 14-18enni è dell’8%.

Gli iscritti al triennio nei centri formativi regionali sono 130 mila (+2,2%), mentre quelli negli istituti professionali statali (in regime sussidiario) sono 186 mila (+13,9%).

Aumentano gli iscritti ai percorsi triennali anche a causa dell’impoverimento delle famiglie per la crisi economica e aumentano in particolare nel mezzogiorno dove il regime sussidiario è più diffuso.

Aumentano gli iscritti alla prima classe a 14 anni (46,2%), senza quindi aver subito bocciature nella scuola statale, e gli studenti stranieri (14,7%).

Nel 2009/10 gli allievi IeFP iscritti al primo anni negli enti di formazione professionale erano circa il 60,9 per cento, il restante era negli istituti professionali statali, nel 2012/13 il rapporto si rovescia a favore dei professionali statali.

L’attività di alternanza scuola lavoro nei professionali statale nel 2013/14 è del 21,6% (dati Indire), mentre nella formazione professionale regionale gli stages sono obbligatori.

I dati sull’efficacia formativa sono a favore dei percorsi IeFP regionali: prende la qualifica il 66,2 per cento contro il 57,1 negli statali.

Anche i dati sull’efficacia occupazionale sono a favore dei sistemi regionali: a tre anni dalla qualifica trova lavoro il 55 per cento dei qualificati dagli enti contro il 38 per cento dei qualificati dagli istituti professionali statali.

Nella lettura comparata dei dati si deve tener presente che gli professionali statali scontano la concentrazione della loro presenza nei contesti territoriali più disagiati del mezzogiorno. Inoltre hanno subito il taglio dei laboratori e delle materie professionalizzanti operato dalla Gelmini.

I costi di uno studente nei professionali statali sono superiori del 33,4 per cento rispetto a quelli di un allievo della formazione professionale regionale, soprattutto a causa del maggior numero delle discipline di area comune.

I dati sull’apprendistato contenuti nell’ultimo Rapporto ISFOL confermano le difficoltà dei percorsi formativi in apprendistato finalizzati al conseguimento di titoli di studio: sono solo il 9% contro 1l 91% dei contratti di apprendistato professionalizzante.

Nel 2013 gli apprendisti impegnati in percorsi per la qualifica e il diploma professionale  sono 3.302, di cui 3.029 nella sola provincia di Bolzano.

Numeri bassi anche per l’apprendistato di alta formazione e ricerca con 508 giovani nel 2013 impregnati in percorsi formativi in apprendistato per il conseguimento di lauree, master, dottorati in ricerca.

Commento

Il potenziamento introdotto dalla Legge 107/2015 dell’alternanza scuola lavoro risponde all’esigenza di qualificare ed espandere una modalità di apprendimento che intreccia apprendimento nella scuola e nei contesti lavorativi con positivi effetti di motivazione, orientamento e acquisizione di competenze utili per il lavoro.

Oggi meno della metà delle scuole realizza esperienze di alternanza: secondo i dati Indire il 44% nei professionali, il 34% nei tecnici e il 20% nei licei, mentre la popolazione scolastica coinvolta è dell’8,7%.

Se il Registro Nazionale delle imprese disponibili e la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza rappresentano concreti passi avanti, appare piuttosto velleitaria la previsione di monte ore obbligatori. Le imprese con capacità formativa in Italia sono poche e l’ostilità del governo al coinvolgimento delle parti sociali non facilita la creazione delle condizioni per diffondere la presenza di contesti lavorativi dotati di spazi, strutture e professionalità idonee per collaborare con le scuole nella realizzazione dei percorsi formativi in alternanza.

L’ultima formulazione del decreto legislativo sull’apprendistato e la sperimentazione nazionale promossa dal Ministero del Lavoro per il prossimo anno scolastico confermano il tentativo di rilanciare l’leFP attraverso l’apprendistato e la verticalizzazione del suo percorso con un quinto anno IFTS che permette l’accesso agli ITS.

Un tentativo sbagliato e improbabile.

Sbagliato perché la canalizzazione precoce (scelta a 14 anni e contratto di apprendistato a 15) in un percorso alternativo alla scuola determina segregazione sociale (un percorso per immigrati e svantaggiati italiani) e perché metà del curricolo si realizza in aziende prevedibilmente piccole (quelle medio grandi e innovative sono più interessate a percorsi in apprendistato per il diploma di istruzione e di alta formazione e ricerca) con poca o nulla capacità formativa.

Improbabile perché nonostante la riduzione dei costi dell’apprendistato e gli incentivi non sarà mai appetibile come il contratto a tutele crescenti con i suoi 8 mila euro di incentivi e perché privo di risorse aggiuntive.

Su tutta la partita poi aleggia la delega contenuta nella legge 107/2015 che potrebbe determinare il passaggio dell’intera istruzione professionale al sistema IeFP. Circola anche l’ipotesi che la riforma costituzionale ricentralizzi nel Ministero del Lavoro il sistema IeFP.

Tutte ipotesi al momento, in un quadro piuttosto confuso.

Tuttavia proprio il rinnovato interesse alla IeFP da parte del Ministero del Lavoro potrebbe, da un lato, togliere credibilità al tentativo di far diventare i percorsi IeFP una gamba del sistema educativo del tutto alternativa alla scuola e, dall’altra, spostare il baricentro del sistema IeFP verso le transizioni dalla scuola al lavoro e verso le politiche attive del lavoro.

Già oggi in Germania il sistema duale funziona soprattutto come cerniera tra scuola e lavoro visto che la media degli apprendisti è di vent’anni: il 20 per cento fa l’apprendistato duale dopo il liceo (gymnasium) e molti altri dopo altri percorsi scolastici tecnico-professionali e, comunque, tutti dopo i 16 anni.

Anche in Italia l’apprendistato duale deve essere prioritariamente utilizzato per l’ingresso nel mondo del lavoro dopo il percorso di istruzione e per far prendere qualifiche e diplomi (modello Ducati) ai NEET.

Inoltre deve essere finalizzato al conseguimento del diploma di istruzione come forma più impegnativa (per la scuola e per le imprese) di alternanza (vedi modello Enel).

La diffusione dell’apprendistato duale nei percorsi di istruzione, dopo la sperimentazione Enel, potrebbe superare le classi omogenee di apprendisti e dovrebbe garantire agli studenti il conseguimento sia del diploma di istruzione che della qualifica professionale.

Invece il decreto legislativo 81/2015 privilegia l’apprendistato realizzato con i centri formativi regionali per l’acquisizione dei titoli e lascia decisamente in secondo piano l’apprendistato per il diploma di istruzione, per la cui regolazione non è nemmeno previsto uno specifico decreto interministeriale. Inoltre abroga la norma Carrozza che ha originato il progetto sperimentale.

In compenso il decreto 81 cerca di riaprire i canali per l’accesso all’università a chi, dopo il diploma quadriennale IeFP, vuole conseguire una maturità di istruzione professionale e accedere all’università: è possibile fare in apprendistato, con una durata di non più di due anni, il corso annuale integrativo per l’esame di maturità professionale.

Il sistema IeFP nei percorsi di istruzione si deve sviluppare in forma integrata anche con l’obiettivo di contaminare le modalità di insegnamento della scuola secondaria per orientarla verso la didattica delle competenze.

In questo modo di apre la prospettiva di una maggiore unitarietà, pur nella diversificazione dei percorsi e delle metodologie, del sistema educativo italiano e della costituzione di un comparto tecnico-professionale in cui diffondere alternanza e apprendistato duale, supportati dall’integrazione con i sistemi IeFP e finalizzati al conseguimento del diploma di istruzione e almeno di una qualifica professionale.