Schema di decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2014/94/UE, del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi

Contibuto di Antonio Filippi, Responsabile Politiche Energetiche Cgil nazionale e Nicola Conenna, Presidente Fondazione H2U The Hydrogen University


CAMERA DEI DEPUTATI

COMMISSIONI RIUNITE IX TRASPORTI E X ATTIVITA’ PRODUTTIVE

Contributo sullo
Schema di decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2014/94/UE, del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi

(Atto del Governo N. 337)

L’Atto del Governo n.337 che recepisce la Direttiva europea 2014/94/UE sulla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi avviene mentre parallelamente il Parlamento sta approvando il Disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’Accordo di Parigi collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici adottato a Parigi il 12 dicembre 2015
L’iter parlamentare si sta completando proprio in questi giorni.
L’Atto del Governo n.337 di recepimento della direttiva 2014/94/UE e il Disegno di legge di ratifica dell’Accordo di Parigi da parte dell’Italia costituiscono insieme un cambiamento epocale di cui presto si comprenderà la portata.
Entrambi sono inseriti in un quadro internazionale, il primo europeo, il secondo mondiale e saranno approvati ufficialmente dall’Italia il mese di novembre prossimo.
La Transizione Energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili è oramai una strada irreversibile.
Le energie rinnovabili più diffuse – fotovoltaico ed eolico – hanno entrambe carattere discontinuo e non programmabile. Questo porta, in situazioni sempre più frequenti, al mancato utilizzo di corrente elettrica potenzialmente prodotta da fonti rinnovabili.
Si pone quindi la questione strategica dell’energy storage.
La direttiva 2014/94/UE si occupa della realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi.
L’idrogeno è stato inserito nel testo italiano di recepimento della direttiva. Questo è molto positivo in quanto è importante che l’idrogeno svolga un ruolo di energy storage delle fonti rinnovabili.
Potrà essere prodotto mediante elettrolizzatori utilizzando la corrente in surplus delle FER discontinue utilizzando acqua demineralizzata in un ciclo che sostanzialmente si chiude ed è privo di perdite se non minimali.
Occorre credere nella tecnologia dell’idrogeno, perchè è totalmente carbon free in tutta la filiera.
Si tratta, in sostanza, del ciclo dell’acqua simile a quello naturale e l’atomo di carbonio non compare affatto.
La filiera dell’idrogeno potrebbe essere importante per territori dove le energie rinnovabili sono abbondantemente presenti e ci sono difficoltà di ingresso in rete.
Questo potrebbe portare a prospettive occupazionali di rilievo per l’intera filiera industriale interessata, anche con riferimento alla realizzazione delle necessarie infrastrutture di distribuzione dell’idrogeno e la ricerca e sviluppo su queste tecnologie innovative sarebbe molto interessante per enti di ricerca e università.
La Germania investirà in ricerca e sviluppo sull’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili due miliardi all’anno per i prossimi dieci anni, quindi 20 miliardi.
Credere fino in fondo nell’idrogeno significa equipararlo alle altre fonti previste dal decreto quali il gas metano e l’elettricità.
Del resto è questo lo spirito della Direttiva europea sui combustibili alternativi che al punto 8 così dispone ” E’ opportuno che le norme e la legislazione siano elaborate senza privilegiare alcun tipo di tecnologia, in modo da non ostacolare l’ulteriore sviluppo di combustibili e vettori energetici alternativi”.
L’idrogeno nel decreto legislativo di recepimento e stato inserito solo in riferimento al trasporto stradale ma occorre togliere tale limitazione potendo essere utilizzato anche nel trasporto navale, ferroviario, industriale, con applicazioni già esistenti in altri stati membri e nel resto del mondo.
Inoltre è di estrema urgenza provvedere alla modifica del decreto del Ministero dell’Interno n. 213 del 31 agosto 2006 per consentire, tra l’altro, il rifornimento a 700 bar oggi vietato in Italia e che continua a tenere il nostro paese fuori da questo sviluppo e preclude ogni finanziamento dei privati nelle infrastrutture.
L’Italia deve fare la scelta di inserirsi a pieno titolo nella strategia dei paesi tecnologicamente più avanzati del mondo.
Tenendo conto anche del programma e dei finanziamenti per il percorso di accesso all’industria 4.0.
Per quanto concerne la rete di distribuzione dell’idrogeno bisognerà provvedere un numero adeguato di punti di rifornimento lungo le grandi infrastrutture stradali Ten-T.
In conclusione, indichiamo che, la produzione in eccesso nei momenti di picco delle energie rinnovabili, ad esempio l’eolico, utilizzando il meccanismo del MPE (Mancata Produzione Eolica) che ritroviamo essenzialmente nelle regioni meridionali, potrebbe essere il sistema migliore per produrre idrogeno a costi competitivi.
L’Italia, secondo il nostro parere, dovrebbe puntare, al pari degli altri grandi paesi europei a realizzare non meno di 500 distributori di idrogeno da qui fino al 2025.