Salario minimo: Cgil, ok a continuare confronto ma valorizzando contrattazione nazionale


Roma, 6 maggio – Sul salario minimo, ancora interlocutorio l’incontro di questo pomeriggio al Ministero del Lavoro. “Le nostre priorità – affermano in una dichiarazione congiunta le Segretarie confederali Tania Scacchetti ed Ivana Galli, entrambe presenti al confronto – rimangono in primis la necessità di affrontare il tema del lavoro povero, non solo con un intervento sui minimi ma con investimenti, e rafforzando il sistema dei controlli; una normativa sulla rappresentanza per eliminare il dumping dei contratti pirata e contrastare l’evasione e l’elusione contrattuale. Ma – è il giudizio delle dirigenti Cgi l- riteniamo apprezzabile il riferimento alla rimarcata volontà, espressa in sede di confronto, di dare attuazione all’articolo 36 della Costituzione conferendo valore generale ai trattamenti economici complessivi previsti dai contratti collettivi sottoscritti dai sindacati comparativamente più rappresentativi”.

Un contesto nel quale, a parere delle Segretarie della Cgil, “stride l’individuazione di una cifra unica come trattamento minimo economico orario e ne costituisce una contraddizione. Tuttavia – prosegue la dichiarazione – è apprezzabile l’aver stabilito che questo limite economico non è alternativo alla contrattazione nazionale ma rimane all’interno ed in riferimento ad essa”.

La delegazione della Cgil ha inoltre rimarcato la necessità di dare attuazione agli accordi sulla rappresentanza e la rappresentatività, anche mediante una legge di sostegno, a partire dalla necessità che sia sbloccata la convenzione tra INPS e Ministero tutt’ora ferma.

Un nuovo testo della proposta di legge, che sarà poi oggetto delle osservazioni della Cgil, è perciò atteso ora dai sindacati anche a seguito della presentazione da parte del M5S di una serie di emendamenti al vecchio testo.

Scacchetti e Galli fanno sapere che il ministero si è impegnato a dare seguito al tavolo di confronto nelle prossime settimane dove si definiranno anche misure quali l’esclusione dei lavoratori domestici, istituzione di una commissione, norme antielusive.