Salario minimo: Cgil, Cisl, Uil, rischi se diverso da Ccnl


“Siamo fortemente preoccupati dai probabili effetti collaterali pericolosi che l’introduzione del Salario minimo orario legale, diverso da quanto predisposto dai Ccnl, rischia di comportare”. Così Cgil, Cisl e Uil oggi in audizione in commissione Lavoro al Senato, che aggiungono: “una norma di legge che si proponga di fissare un Salario minimo orario legale per tutti i lavoratori dipendenti deve innanzitutto stabilire il valore legale dei trattamenti economici complessivi previsti dai Contratti collettivi nazionali di lavoro”.

L’introduzione del Salario minimo “potrebbe favorire una fuoriuscita dall’applicazione dei contratti, rivelandosi così uno strumento per abbassare salari e tutele dei lavoratori. Un rischio – sottolineano ancora le tre Confederazioni – che si fa maggiormente concreto stante la diffusa struttura di piccole e medie imprese presenti nel tessuto economico italiano. Rischiamo – avvertono – che un numero non marginale di aziende possano disapplicare il contratto di riferimento per adottare il salario minimo”.
Ciò comporterebbe per i sindacati confederali “un fortissimo disincentivo al rinnovo di alcuni contratti nazionali relativi a settori ad alta intensità lavorativa, a basso valore aggiunto e a forte compressione dei costi”.

“Per fissare un salario minimo legale per tutti i lavoratori dipendenti si deve partire dall’attribuire valore legale ai trattamenti economici già previsti dai contratti nazionali di lavoro, così si può aumentarne l’efficacia” e “consentire l’adozione di adeguate sanzioni nei confronti di chiunque non li rispetti”. Per le tre sigle è necessario anche mettere in atto “controlli più puntuali e interventi correttivi per ridurre le fasce di sfruttamento agendo contemporaneamente contro il fenomeno dell’evasione contrattuale”. E a questo proposito ribadiscono la richiesta di implementare gli investimenti e il numero degli ispettori, che oggi sono circa 4 mila a fronte di 1,8 milioni di aziende private attive nel Paese. “Ogni ispettore – notano – dovrebbe controllare mediamente 456 aziende in un anno”. Un rapporto “che rende impossibile fare controlli a tappeto”.

– La memoria unitaria consegnata quest’oggi


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