Recupero alloggi di edilizia pubblica: fondi assegnati alle Regioni

Cgil, Spi Cgil, Fillea Cgil e SUNIA hanno individuato nella riqualificazione del patrimonio Erp uno dei punti della piattaforma lanciata in occasione della campagna nazionale “Occupiamoci di Casa”.


Il ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha recentemente assegnato alle Regioni 105 milioni di euro per gli interventi previsti nel Programma di recupero e razionalizzazione di immobili e alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica varato dal ministero.

L’urgenza di intervenire sul patrimonio di edilizia residenziale pubblica è stato ripetutamente denunciato dalla CGIL, anche al fine di aumentare la disponibilità di alloggi per le fasce con maggiore disagio.

La condizione del patrimonio ERP, che necessita di riqualificazione, recupero, efficientamento energetico, è un tema di assoluta rilevanza. Cgil, Spi Cgil; Fillea Cgil e SUNIA hanno individuato questo come uno dei punti della piattaforma lanciata in occasione della campagna nazionale “Occupiamoci di Casa”, ponendo la necessità di un piano pluriennale che introduca la manutenzione programmata come criterio di gestione, anche economica, del patrimonio.

Dopo l’assegnazione dei primi 25 milioni di euro nel dicembre 2015, le Regioni ora possono contare su una disponibilità di oltre 130 milioni di euro da trasferire a Comuni ed ex Iacp per il recupero del patrimonio ERP.

Le risorse assegnate, si legge in una nota del ministero, rientrano nel Programma finanziato con la legge 80/2014 che attiva due linee di intervento: interventi di ripristino di piccola entità fino a 15.000 euro e interventi di manutenzione straordinaria, compresi quelli a carattere energetico, fino a 50.000 euro ad alloggio. Programma che complessivamente prevede nell’arco del suo svolgimento il recupero di oltre 25.000 alloggi. I primi alloggi, circa 7.000, saranno recuperati entro il 2016.

Il governo sta accelerando la politica di recupero degli alloggi ERP e le risposte al disagio abitativo: la Legge di Stabilità, infatti, ha anticipato per questo Programma 170 milioni di euro nel 2016­2017 originariamente previsti per il 2019­2024 e 25 milioni aggiuntivi sono stati stanziati dal decreto legge 185/2015. Si tratta quindi di circa 500 milioni di euro che nei prossimi 2 anni potranno essere trasferiti alle Regioni se la spesa degli attuatori manterrà il trend ipotizzato dal decreto ministeriale attuativo.

Un’indagine Nomisma e Federcasa ha evidenziato l’insuffucienza dello stock di edilizia pubblica: ne usufruisce appena un terzo delle famiglie, circa 700mila. Al di fuori esiste un disagio economico che nel 2014 ha coinvolto 1,7 milioni di famiglie in affitto.

Si tratta di famiglie che, versando oggi in una condizione di disagio abitativo (incidenza del canone sul reddito familiare superiore al 30%), corrono un concreto rischio di scivolamento verso forme di morosità e di possibile marginalizzazione sociale.

Se non vi sono dubbi che il fenomeno risulti più accentuato nei grandi centri, dall’analisi non sembrano emergere zone franche, con una diffusione che interessa anche capoluoghi di medie dimensioni e centri minori. In tale quadro, la dotazione di edilizia pubblica si conferma del tutto insufficiente consentendo di salvaguardare poco più di 700.000 nuclei familiari, vale a dire 1/3 di quelli che versano in una situazione problematica. Rispetto al totale degli alloggi gestiti in locazione (circa 758 mila), nel 2013 risulta regolarmente assegnato l’86% degli alloggi su tutto il territorio nazionale (circa 652mila alloggi), mentre la restante quota del 14% risulta non assegnata o perché sfitta o perché occupata abusivamente.

Attraverso l’indagine realizzata nella seconda metà del 2015 da Nomisma con la collaborazione di Federcasa che ha coinvolto un gruppo di Aziende per la Casa distribuite su tutto il territorio nazionale, la fotografia degli aventi diritto ad un alloggio di edilizia residenziale pubblica vede una significativa presenza di cittadini italiani (88,3%) e la tipologia più ricorrente è rappresentata da persone sole o nuclei di due componenti. L’età della persona di riferimento del nucleo familiare è tendenzialmente alta (il 28,3% supera i 75 anni, il 19,6% è compreso tra 65 e 75 anni) e ha un reddito molto basso (il 44,4% guadagna in un anno meno di 10.000 euro). I tempi di permanenza negli alloggi di ERP sono abbastanza alti: il 49% vive lì da oltre 20 anni, il 28% da oltre 30 anni.

Da un confronto tra gli utenti ERP e la tipologia di domande accolte in graduatoria si evidenzia una domanda inevasa più sbilanciata verso i nuclei stranieri (37,3%), i nuclei pluri­componente (la percentuale arriva al 34,5% se si considerano le famiglie composte da 3­4 persone), i nuclei non anziani (con percentuali del 31,6% se si considerano le persone di età compresa tra 35 e 45 anni).

Nomisma e Federcasa evidenziano che “a fronte della vastità del problema, le risposte pubbliche sono state fino qui complessivamente inadeguate. Una risposta seria, convincente e necessariamente pubblica al tema del disagio abitativo dovrebbe rappresentare un obiettivo ineludibile di un’azione di governo effettivamente riformatrice.

A ciò si aggiunga che, a conti fatti, le ricadute in termini di attivazione economica di un ipotetico piano casa potrebbero rivelarsi meno deboli e labili di quelle destinate a scaturire dagli sgravi fiscali sull’abitazione principale, di cui beneficeranno i proprietari a partire dall’anno prossimo. Ma se l’eventuale gap in fatto di crescita può essere tema di discussione, la differenza in termini di equità delle due opzioni è di tutta evidenza”.Edilizia residenziale pubblica