Mentre Brown, Merkel e Berlusconi litigano attorno al pacchetto di miliardi per il salvataggio delle banche in fallimento e del grande business, il popolo d’Europa è preoccupato per la perdita del lavoro, della casa o di come pagare i propri conti. Noi vogliamo che accantonino le chiacchiere per prendere, invece, urgenti misure a protezione delle famiglie e delle comunità e per gettare le fondamenta di una forte economia basata su una società più giusta. Il G20 che si riunisce la prossima settimana sarà cruciale e noi ci attendiamo che i governi adottino misure che mettano le persone prima di tutto, incluso il mantenimento del livello di aiuti allo sviluppo così che i più poveri del mondo non debbano pagare per la crisi.
La disoccupazione semina paura tra milioni di lavoratori in Europa. E i redditi bassi, che con le loro tasse pagano il salvataggio delle imprese, vedono come disastrosa la decisione di ricompensare i finanzieri responsabili del fallimento con ricchi bonus. A destra, molti cercano di distrarre l’attenzione dalle loro responsabilità nel crollo dell’economia accendendo i riflettori sul malcontento dei servizi pubblici. I detrattori chiedono “licenziate anche i lavoratori pubblici”, come se fossero impegnati in una macabra gara a che elimina più posti di lavoro. Questa richiesta di tagli aiuterà solo a far affondare tutti noi in una recessione ancor più profonda.
Nei servizi pubblici si sono già persi posti di lavoro. Ad esempio, in Italia stanno per essere licenziati 60.000 lavoratori pubblici – e il dato salirà a 400.000 l’anno prossimo. I servizi pubblici saranno tagliati o chiusi in conseguenza della mancanza di personale e finanziamenti. Non ha alcun senso aggiungere i lavoratori pubblici alla crescente schiera dei disoccupati. Povertà e instabilità sociale saranno il risultato inevitabile. I servizi pubblici sono l’ancora di salvezza per le persone che affrontano i tempi duri. Bisognerebbe espandere servizi come la previdenza, l’edilizia popolare, la sanità e l’assistenza sociale per aiutare le persone che lottano per tirare avanti. Sosteniamo una nuova economia verde che richiederebbe di investire nelle tecnologie ambientali, in posti di lavoro ecologici e progetti per il risparmio energetico. Per mettere in moto l’economia è indispensabile proteggere e creare posti di lavoro. Se le banche devono essere salvate dal fallimento diventando di proprietà pubblica, devono essere gestite a beneficio di tutti. Ciò significa porre alle banche il dovere di concedere crediti prima di tutto a quelle attività e imprese che assumono lavoratori o evitano la perdita di posti.
Formazione e aggiornamento, con l’opportunità di un addestramento di qualità, dovrebbero essere sostenuti da più efficaci ammortizzatori sociali per aiutare il reinserimento al lavoro delle persone. I governi devono smetterla di finanziare le società multinazionali che hanno fatto grandi profitti con l’acquisizione di servizi pubblici e utilizzare il denaro per investire in scuole e ospedali di esclusiva proprietà pubblica.
L’aiuto urgente alle persone che perdono la casa ha un significato economico e sociale. Le finanziarie devono agire con responsabilità e favorire coloro che combattono per pagare i mutui. Alle autorità pubbliche dovrebbe essere data la capacità di contrastare la carenza di alloggi con finanziamenti per costruire e ristrutturare le case e per l’acquisto di quelle sfitte.
L’effettiva regolamentazione delle attività e delle istituzioni finanziarie è nell’interesse pubblico. È questo il momento di afferrare l’occasione per la loro corretta regolamentazione. E ignorare le lamentele riguardo all’eccesso di regole da parte di coloro che ci hanno trascinato nell’attuale situazione. Il gettito di una tassa sui profitti delle società energetiche dovrebbe essere utilizzata per ridurre l’elevato costo dei combustibili.
Un giro di vite sull’evasione fiscale aumenterebbe la disponibilità del denaro di cui c’è bisogno. Ogni anno una minoranza si appropria di miliardi di sterline e euro con l’evasione fiscale, mentre i lavoratori pagano per intero la loro quota. Se la volontà politica lo consentisse, quel denaro potrebbe essere destinato al lavoro, per creare nuovi posti, investire nella sanità, nell’istruzione, nei servizi sociali ed eliminare la povertà.
I nostri tre sindacati, che rappresentano 5 milioni di lavoratori dei servizi pubblici, si impegnano in una campagna per un nuovo corso per l’Europa sociale. “Gli affari prima di tutto”, dove i banchieri e i loro bonus contano più delle persone e dei servizi pubblici, non è un’opzione. Una società più giusta, basata su buona occupazione, servizi pubblici di qualità ed una più forte, più tollerante società è il nostro obiettivo. C’è un modo migliore e vogliamo che i nostri governi lo assumano.
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