Pubblicata in Gazzetta Ufficiale UE la nuova Direttiva sul distacco transnazionale dei lavoratori – prime note


Il 9 luglio scorso è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale UE la Direttiva n. 957 del 28 giugno 2018, che apporta modificazioni alla Direttiva n. 96/71 sul distacco transnazionale del lavoratori. La nuova Direttiva si affianca alla Direttiva c.d. “Enforcement” n. 2014/67, che non ha inciso sulla direttiva del 1996, ma che mira piuttosto a garantirne la piena e corretta applicazione.

Si tratta di un’iniziativa di grande importanza, perché con essa si intende porre rimedio ai problemi dovuti ad un sistema di regole europee relative alla mobilità temporanea di lavoratori all’interno dell’UE che si è rivelato inidoneo a contrastare fenomeni di dumping sociale e retributivo. Questi problemi sono emersi con tutta evidenza a seguito di una serie di sentenze della Corte di giustizia nelle quali i giudici europei hanno applicato la Direttiva n. 96/71 come normativa che impedisce agli Stati ed ai sindacati di imporre alle imprese straniere il pieno rispetto degli standard normativi e retributivi fissati dai contratti collettivi ad efficacia non generalizzata vigenti sul territorio nazionale.

La nuova Direttiva è un segnale positivo, come prova il fatto che alla sua adozione si sono fortemente opposte sia le organizzazioni datoriali europee sia i paesi dell’est, “esportatori” di manodopera a basso costo. D’altra parte è la prima volta, nella travagliata storia della disciplina del distacco transnazionale, che l’organo di governo dell’UE dichiara espressamente di ispirare il proprio intervento al “principio che lo stesso lavoro nello stesso posto dovrebbe essere retribuito allo stesso modo” (come si legge nella relazione di accompagnamento della proposta); ed in ciò non può non cogliersi un significativo cambio di approccio al problema del dumping salariale.

La nuova Direttiva presenta tuttavia alcuni punti critici:

– sono state cancellare le regole su appalti e sub-appalti previste nella proposta iniziale della Commissione;

– si legittima la catena dei distacchi: l’impresa utilizzatrice può, a sua volta, distaccare il lavoratore somministrato in altro Stato membro (art. 1 della nuova Direttiva);

– il periodo di distacco di 12 mesi può sempre essere esteso a 18 mesi (nuovo par. 1-bis dell’art. 3);

– dopo questo periodo si applica la regola della parità di trattamento ma NON per ​alcune materie (es. procedure, formalità e condizioni per la conclusione e la cessazione del contratto di lavoro) e per i contratti aziendali e territoriali​;

– qualsiasi disposizione applicabile ai lavoratori distaccati nel contesto di un distacco superiore a 12 ​(​o 18 mesi​) deve ​inoltre essere compatibile con la liber​a prestazione di servizi;

– i contratti collettivi nazionali conclusi dalle organizzazioni sindacali più rappresentative possono essere applicati SOLO se viene garantita la parità di trattamento tra imprese (nuovo paragrafo 8 dell’art. 3);

– le indennità di trasferta sono pagate secondo la legge dello Stato d’origine;

– continuano a mancare sanzioni in caso di mancata cooperazione tra Stati membri;

– continuano a mancare sanzioni in caso di distacco illegittimo;

– ​la nuova direttiva non si applica al settore dei trasporti.

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