Programma del MIT ‘Rinascita Urbana’


Il Governo ha annunciato un programma pluriennale per la riqualificazione e l’incremento dell’edilizia residenziale pubblica e sociale, per la rigenerazione urbana, per far rinascere quartieri nelle città medie e grandi, con uno stanziamento di un miliardo di euro.

Come descritto nel sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Piano pluriennale denominato “Rinascita urbana”, vale un miliardo di euro, prevede il cofinanziamento delle Regioni e la possibilità dell’apporto di risorse private, come quelle di Cassa Depositi e Prestiti e i fondi privati che si occupano dell’abitare.

Il piano è cumulabile con le altre misure a favore della casa, come il sisma bonus e l’ecobonus.

Positivamente torna nel dibattito il tema dell’abitazione, dopo anni di assenza nell’agenda politica, ad esclusione di interventi emergenziali e di programmi volti ad affrontare il degrado urbano, senza connotazioni specifiche rispetto al disagio abitativo, che comunque non hanno mai raggiunto gli obiettivi che si erano posti.

E positivamente si parla di rigenerazione urbana, un termine finora usato genericamente, anche nelle normative di più recente emanazione, che auspichiamo possa avere una declinazione concreta nelle operazioni di trasformazione urbana, con tutte le necessarie e importanti componenti di rinnovamento, attraverso un approccio integrato alla gestione del territorio.

La finalità del programma, infatti, è riqualificare e incrementare il patrimonio destinato all’edilizia residenziale sociale, migliorare l’accessibilità e la sicurezza dei luoghi urbani, utilizzare e rigenerare gli spazi già costruiti rendendoli utili.

Molti i propositi dichiarati: sviluppo di dotazioni urbane e di “servizi connessi all’abitare” come il primo soccorso, il medio e piccolo commercio, gli spazi collettivi e relazionali; riconversione di immobili e spazi oggi inutilizzati pubblici e privati; manutenzione straordinaria; miglioramento sismico, sostenibilità energetica e innovazione tecnologica con la trasformazione di edifici da tradizionali a intelligenti, fibra ottica e incremento della domotica; co-house, spazi di socializzazione all’interno dei condomini, residenze temporanee destinate a studenti.

La CGIL da anni rivendica la necessità di superare i finanziamenti una tantum attraverso un programma pluriennale di edilizia pubblica e sociale tale da permettere una programmazione ordinaria, superando interventi emergenziali.

Attraverso una propria proposta, condivisa a livello unitario con CISL e UIL e con le proprie categorie, ha dato un contributo formulando indicazioni su obiettivi, competenze e principi cui dovrebbe ispirasi un Piano di Edilizia Pubblica e Sociale, un riferimento a nostro parere indispensabile in un’ottica di investimento sulle città con criteri di qualità ambientale ed equità alloggiativa, in grado di fornire soluzione ai problemi dell’abitare, impulso a una nuova economia e
al rilancio dell’occupazione.

E’ condivisibile, quindi, la previsione di un piano pluriennale che incrementi l’edilizia pubblica e del rifinanziamento del fondo per l’affitto, stante la necessità sia di aumentare lo stock di abitazioni di edilizia a costi sostenibili che di sostenere i redditi delle famiglie in forte difficoltà economica nel pagamento dei canoni. Le risorse per il fondo di sostegno alla locazione, come si legge, arriveranno direttamente alle famiglie attraverso la definizione di graduatorie comunali aggiornate ogni tre mesi.

Così come è condivisibile l’intenzione di agire attraverso la rigenerazione di aree degradate, riconvertendo immobili e spazi inutilizzati pubblici e privati, ragionando anche su servizi e funzioni connessi all’abitare, su spazi collettivi e relazionali, guardando alla manutenzione del patrimonio edilizio, al miglioramento sismico, alla sostenibilità energetica.

Temi, a parere della CGIL, strettamente correlati nelle operazioni di rigenerazione.

Per i piccoli Comuni, inoltre, verrà rifinanziato e migliorato l’accesso al “Fondo Piccoli Comuni” rendendo ancora più veloce la realizzazione degli interventi già cantierabili. Prevista la proroga per sisma bonus, ecobonus e cedolare secca.

L’ambito d’intervento verrà definito dai comuni con situazioni di marginalità economica e sociale importanti, degrado edilizio e carenza di servizi, oltre a spazi consistenti e inutilizzati da riqualificare.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti emanerà un bando pubblico, cui seguirà la valutazione dei progetti da parte di una commissione composta da esperti dalla elevata professionalità. Il finanziamento massimo che può essere richiesto al Ministero è di 20 milioni di euro per ciascun progetto.

Auspichiamo che le misure prendano concretezza nella prossima Legge di Bilancio e che queste siano realmente accompagnate da stanziamenti sufficienti per finanziare l’ampio ventaglio di proposte dichiarate dalla Ministra per le Infrastrutture e Trasporti.

A tal fine chiederemo l’apertura di un tavolo per confrontarci sui contenuti del pino e sulle priorità cui indirizzare gli investimenti.