Prima valutazione su dl Rilancio

Un primo commento della segreteria della Cgil nazionale su dl Rilancio prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale


Si tratta di un provvedimento complesso che prova a rispondere agli effetti economici e sociali che la pandemia e l’emergenza sanitaria stanno determinando. Stanzia 155 miliardi di euro in termini di saldo netto da finanziare e 55 miliardi in termini di indebitamento. Si muove nel quadro delineato dal Temporary Framework Europeo in tema di aiuti alle imprese.

Gli ambiti di intervento sono: Salute e sicurezza, Sostegno alle imprese, Lavoro, Fisco, Turismo, Istruzione e Cultura. Circa 100 miliardi sono destinati alle imprese per garantire liquidità e sostegno; 4,3 miliardi su salute e sicurezza in particolare per rafforzare la rete ospedaliera e l’assistenza territoriale; 26 miliardi sono destinati a ammortizzatori sociali, indennità di varia natura, famiglie e povertà. Vengono prorogate le sospensioni di versamenti di ritenute, tributi e contributi previste da precedenti provvedimenti e si introduce una maxi detrazione fiscale al 110% per ecobonus e sisma bonus.

Sul versante fiscale si cancellano definitivamente le clausole di salvaguardia che prevedevano l’aumento dell’Iva e accise a partire dal 2021 (in totale per gli anni 2021 e 2022 stiamo parlando di circa 47 miliardi) e si cancella il saldo e acconto Irap.
Infine, si interviene sulla filiera turistica con circa 3 miliardi, sulla cultura e su istruzione e ricerca.
Il provvedimento contiene una parziale risposta alla regolarizzazione dei migranti attraverso un intervento a tempo.
La gran parte delle misure si colloca ampliamente nella fase delle risposte all’emergenza provando ad allargare la coperta dei sussidi e degli ammortizzatori a fasce non comprese nei precedenti interventi, prorogando il divieto di licenziamenti e istituendo un “reddito di emergenza” per le fasce più fragili della popolazione.
Si colgono molte delle richieste presentate dalla nostra Organizzazione nei mesi scorsi, a cui però si deve accompagnare una maggiore rapidità nell’erogazione. Non sono più accettabili i ritardi e le lentezze registrate nelle scorse settimane. Importanti anche se non sufficienti le misure sul versante del sistema dell’istruzione e del supporto alle famiglie. Bene aver confermato il rafforzamento del Sistema sanitario nazionale a partire dalla dimensione territoriale e dal rafforzamento delle terapie intensive.
Si avvia un processo di regolarizzazione dei migranti pur se legato ad una dimensione temporale limitata che per quanto ci riguarda deve essere resa stabile alla fine del semestre.
Ci sono però all’interno della logica del provvedimento almeno tre note stonate. La prima è una misura che viene inserita tra quelle fiscali, vale a dire la cancellazione del saldo e acconto dell’Irap. 4 miliardi di euro per cancellare questa imposta alle aziende fino a 250 milioni di euro di fatturato, quindi praticamente a tutte, senza distinzioni. E’ una scelta politica sbagliata e iniqua: si indirizza senza distinzioni a tutte le imprese a prescindere che abbiano subito un calo di fatturato o meno, mettendo le premesse per un intervento definitivo come richiesto dalle imprese. Inoltre è incomprensibile come proprio durante una pandemia, si decida di bloccare proprio l’imposta che finanzia una parte del Servizio sanitario nazionale.
La seconda nota stonata è rappresentato da quello che manca. Contrasta il titolo attribuito al decreto, vale a dire “Rilancio”, con il contenuto delle misure. In realtà si fa fatica a individuare la strategia complessiva, la pianificazione e progettazione di interventi finalizzati ad affrontare strutturalmente gli effetti economici e sociali della pandemia, il cambiamento di visione sul versante dello sviluppo. Prova ne è che, a parte alcuni interventi sicuramente importanti – rafforzamento strutture sanitarie, ricerca ed ecobonus – manca la leva degli investimenti pubblici tali da garantire nuova occupazione e sviluppo. E’ comprensibile e anche necessario proseguire nel sostegno e protezione, ma è francamente ingiustificabile non provare adesso a definire le linee di una possibile strategia di sviluppo, soprattutto alla luce di una mole mai vista di liquidità e di supporto al sistema delle imprese messo in campo complessivamente con questo decreto e con il decreto ‘Liquidità’. Questo è il terzo punto di criticità. I provvedimenti introducono linee molto blande o in alcuni casi assenti di condizionalità per le risorse alle imprese. Non ci sono vincoli solidi e duraturi per evitare delocalizzazioni, tutela occupazionale, tracciabilità e contrasto all’evasione ed elusione fiscale. Il riferimento è ovviamente, non agli interventi finalizzati alla resistenza per micro e piccole e piccolissime imprese, ma al combinato disposto tra la garanzia per i prestiti Sace previsti nel DL ‘Liquidità’ e meccanismi di ricapitalizzazione e nuovi strumenti contenuti nel DL ‘Rilancio’, come la costituzione di uno strumento dedicato presso CDP. E ci stiamo riferendo anche alle risorse che verranno attraverso le misure europee. Una mole di risorse pubbliche consistenti che rappresentano l’unica dote per ricostruire un nuovo modello di sviluppo.
Lo Stato non può svolgere semplicemente il ruolo di erogatore di garanzie, sussidi e incentivi ma deve tornare a guidare e a essere protagonista, dotarsi di strumenti per ricostruire nuove politiche industriali e filiere produttive indicando le priorità e determinando le necessarie sinergie. Perché la decisione su come e dove collocare le risorse, con quali finalità, in quali settori non riguarda solo le imprese, riguarda tutti, riguarda il Paese e il suo futuro.
In una crisi sanitaria mondiale che rischia di avere effetti economici e sociali mai visti, crediamo sia importante mantenere ben saldi i principi della nostra Costituzione che definisce con chiarezza la prevalenza dell’utilità sociale e quindi dell’interesse collettivo sopra qualunque altro interesse. Come – aggiungiamo – già accaduto nelle settimane scorse in occasione della sottoscrizione dei Protocolli sulla Salute e Sicurezza. In questo senso crediamo che sia necessario aprire il confronto rapidamente sul tavolo progettuale sullo sviluppo, sulle politiche industriali, sul sistema degli ammortizzatori e sulla riforma fiscale.