Precari: CGIL, il 9 aprile in piazza ‘giovani NON+ disposti a tutto’ per dire che ‘il nostro tempo e adesso’


Una giornata di mobilitazione, spiega in un’intervista Ilari Lani, promotrice dell’appello e sindacalista della CGIL, “affinchè coloro che sono considerati ‘invisibili’ possano prendere la parola per chiedere che siano riconosciuti a tutti pari diritti e dignità sul lavoro”
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Sono operatori dei call center, operai, giornalisti, scrittori, ricercatori, archeologi, operatori dello spettacolo, i 14 promotori dell’appello ‘Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta’, rappresentanti di tante realtà lavorative diverse, ma con un unico denominatore comune la condizione di precarietà, ossia spiegano “l’assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva”, una generazione vittima di una precarietà che “si fa vita”, che contamina non solo la sfera lavorativa, ma anche quella affettiva.

Ora “non c’è più tempo per l’attesa”, si legge nell’appello che invita tutte e tutti a scendere in piazza il 9 aprile a Roma. Un appello che si rivolge “a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all’altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l’Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la pagano ai loro figli”. Un invito quindi alla mobilitazione, perchè spiegano i promotori “non siamo più disposti a fuggire all’estero per cercare opportunità”, perchè proseguono “non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione. Vogliamo tutto un altro paese. Un paese che permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare”.

Tra i promotori dell’appello ‘Il nostro tempo è adesso’, anche una giovane sindacalista, Ilaria Lani, sostenitrice della Campagna ‘Giovani NON+ disposti a tutto’ e responsabile delle politiche giovanili della CGIL Nazionale, con la quale abbiamo cercato di approfondire i temi della manifestazione che sabato 9 aprile vedrà scendere in piazza giovani e studenti.
La campagna della CGIL ‘Giovani NON+ disposti a tutto’ è tra i promotori dell’appello. Qual è il contributo dei giovani della Confederazione per la riuscita della mobilitazione del 9 aprile?

“La campagna ‘giovani NON+ disposti a tutto’ ci ha consentito di fare rete tra le tante realtà del lavoro frammentato, penso al mondo degli stagisti, dei giovani professionisti, ai tanti precari che difficilmente il sindacato riesce a intercettare. La forza della campagna è stata quella di lanciare un messaggio in cui molti si sono riconusciuti e di offrire uno spazio di incontro per avanzare proposte e azione. Con questo spirito abbiamo contribuito alla nascita del comitato ‘Il nostro tempo è adesso’ e stiamo lavorando affinchè il 9 aprile coloro che sono considerati gli ‘invisibili’ possano prendere la parola per chiedere che siano riconosciuti a tutti pari diritti e dignità sul lavoro”.
Sempre più critica la condizione occupazionale dei laureati. Dal rapporto Almalaurea 2011, la crescita dei laureati si è arrestata, si allungano i tempi di inserimento lavorativo e la stabilità e le retribuzioni sono peggiori rispetto alla media Europea.

“La nostra è una generazione tradita, in primo luogo perchè delle tante competenze acquisite dai giovani, in anni di studio e di ricerca, questo paese non sa che farsene. La nostra struttura economica non punta sul valore della conoscenza o quantomeno non lo riconosce, da qui nasce la condizione di un lavoro giovanile sottoinquadrato, sottopagato, privo di autonomia e diritti. Come abbiamo scritto nell’appello noi siamo la grande risorsa di questo paese, ma il nostro paese ci spreme e ci spreca allo stesso tempo”.
Forti le proteste dei giovani negli ultimi mesi: dai cortei degli studenti e ricercatori contro la riforma Gelmini e i tagli del Governo, alle rivendicazioni dei ‘Giovani NON+ disposti a tutto’, ed ora un nuovo appello. E’ la testimonianza di una voglia di riscatto delle nuove generazioni?

“Le nuove generazioni hanno ormai appurato che non esiste alcuna salvezza individuale e non c’è più tempo per l’attesa, magari nella speranza che arrivi il proprio turno. La crisi ha dimostrato che sono proprio i giovani a pagare l’immobilismo del nostro paese, per questo la voglia di riscatto delle nuove generazioni nasce da una condizione di disagio che tende a generalizzarsi e rischia di soffocare qualsiasi aspirazione. L’unica risposta possibile a questo disagio è l’azione collettiva e questo è il messaggio che vogliamo lanciare il 9 aprile, consapevoli che il nostro è un percorso che dovrà rafforzarsi e continuare nei prossimi mesi”.
Tante le giovani donne che stanno aderendo all’appello. In che modo la precarietà incide sulle loro vite?

“Come diciamo nell’appello la vita non aspetta. Infatti troppo spesso la precarietà sul lavoro diventa precarietà nella vita e impossibilità di determinare in autonomia le proprie scelte. La contrapposizione tra lavoro e vita per le giovani donne è ancora più dirompente e la frammentazione del lavoro pesa sui tempi e sulle condizioni di vita. Il 9 aprile saremo in piazza per riprenderci il nostro tempo e soprattutto per riprenderci le nostre vite”.