Piano di riqualificazione delle aree urbane degradate: riduzione degli stanziamenti


Dopo circa un anno e mezzo si hanno notizie sullo stato di attuazione del piano di riqualificazione delle aree urbane degradate.
Ne ha dato informazione, nel corso dell’audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla sicurezza e il degrado delle periferie, il Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri, Paolo Aquilanti. Dalle dichiarazioni si evince che per questo programma, previsto dalla Legge di Stabilità 2015 con un iniziale stanziamento di 200 milioni di euro (50 per il 2015, 75 per ciascuno degli anni 2016 e 2017), ridotti già nel bando pubblicato in Gazzetta a 194.138.500 euro (44.138.500 euro per il 2015 e 75.000.000 per il 2016 e per il 2017), sta terminando la fase di valutazione dei progetti ed entro il prossimo maggio sarà pubblicata la graduatoria delle proposte ammesse.
Queste, però, potranno contare su una dotazione di soli 78 milioni di euro che, secondo una stima del contributo richiesto per ciascun progetto, potranno finanziare circa 40-60 dei progetti tra quelli che saranno definitivamente ammessi, auspicando il superamento di ulteriori ostacoli che potrebbero allungare ancora i tempi per iniziare la fase attuativa dei progetti stessi.
Ciò che sembra importante sottolineare, è la difficoltà attuativa dei programmi che vengono messi in campo, a fronte di una criticità che si riscontra in ambito urbano e della necessità, non rinviabile, di intervenire in aree particolarmente degradate delle città, spesso periferiche, ma non solo. Degrado che progressivamente acuisce problemi in termini di qualità e sicurezza di interi quartieri, dove si rendono necessari interventi di riqualificazione e rigenerazione, e dove l’attività sindacale può, come riscontrato dalle iniziative in molti territori, favorire partecipazione ed inclusione sociale.
Il tema è stato rilanciato dalla CGIL nella campagna promossa con SPI, FILLEA e SUNIA nel 2015, che ha dato luogo a iniziative territoriali, consapevoli anche delle opportunità in termini di lavoro ed occupazione nei percorsi di rigenerazione urbana.
Nell’approfondimento di alcuni temi della campagna, e partendo dalla convinzione che negli operazioni di trasformazione e rigenerazione urbana una componente fondamentale è data da interventi che rispondano al disagio abitativo, la CGIL, insieme alla FILLEA ed al SUNIA, ha organizzato per mercoledì 1 marzo, un convegno sul tema dell’edilizia residenziale sociale.
Circa il bando, è stato chiarito che il comitato di valutazione, insediato il 4 aprile 2016, si è riunito 28 volte fino alla seduta conclusiva del 31 gennaio 2017. Degli 870 progetti presentati, 400 sono stati ammessi alla valutazione di merito. Ultimata la prima fase, il 1 comitato avvierà la seconda e ultima fase di valutazione di merito che presumibilmente terminerà intorno alla fine del prossimo mese di maggio, in cui sarà approvata una graduatoria di merito. Alla richiesta di unificare il bando aree urbane degradate con il bando periferie da 500 milioni, il Segretario ha risposto in modo negativo vista la natura molto diversa dei due bandi per platea di partecipanti e per aree d’intervento. Il bando periferie degradate, infatti, era rivolto a tutti i Comuni, senza distinzione territoriale o dimensionale e la gestione è stata affidata al Dipartimento per le Pari Opportunità, che sicuramente non ha esperienze con questo tipo di iniziative. Questo elemento, assieme ad altre criticità (le proposte ammissibili erano tra le più generiche, da riscontrare in una griglia di particolare difficoltà interpretativa) ha sicuramente posto non pochi problemi di gestione del programma, allungando di molto i tempi per l’analisi e la valutazione delle proposte, con conseguenze, anche in questo caso, sulla fase attuativa e con riduzione degli stanziamenti iniziali che, da informazioni diffuse, sembrano essere già confluiti nel più recente programma per le periferie. In questo come negli altri programmi, peraltro, non è stato attuato, nè a livello nazionale, nè territoriale, un confronto con le parti sociali, in grado di rappresentare istanze ed esigenze prioritarie dei cittadini.

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