Piano per le periferie: schema di bando per la presentazione di progetti


Con oltre due mesi di ritardo dalla scadenza del 31 gennaio, la presidenza del Consiglio dei ministri ha predisposto, in attuazione della Legge di Stabilità 2016, lo schema di bando per la presentazione di progetti per la predisposizione del Programma straordinario per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie, per il quale è stato istituito un fondo di 500 milioni di euro.

La CGIL aveva già evidenziato l’importanza di ridurre ulteriori ritardi, vista l’urgenza di intervenire negli ambiti urbani più degradati, rilevando la necessità che il bando fosse costruito in modo tale da favorire una rapida formulazione delle proposte da parte dei Comuni ed esplicitando criteri tali che la conseguente selezione e formulazione della graduatoria dei beneficiari potesse avvenire in tempi contenuti.

La bozza di bando “per la presentazione di progetti per la predisposizione del programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie e delle città metropolitane e dei comuni capoluoghi di provincia” contiene elementi che possono essere giudicati positivamente, soprattutto se in riferimento ad altri di recente emanazione, improntati da eccessiva tecnicità e genericità di contenuti. Uno per tutti l’ultimo bando pubblicato a ottobre 2015, concernente la “riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate”, previsto dalla Legge di Stabilità 2015, che non sembra ancora avere avviato la fase attuativa.

E’ condivisibile è la definizione dell’oggetto dei progetti, che devono riguardare le periferie intese quali “aree urbane caratterizzate da situazioni di marginalità economica e sociale, degrado edilizio e carenza di servizi”.

Gli interventi da attuarsi “senza ulteriore consumo di suolo” e in conformità con le previsioni dello strumento urbanistico vigente, possono riguardare: miglioramento della qualità del decoro urbano; manutenzione, riuso e rifunzionalizzazione di aree pubbliche e di strutture edilizie esistenti, per finalità d’interesse pubblico; accrescimento della sicurezza territoriale e della capacità di resilienza urbana; potenziamento delle prestazioni e dei servizi di scala urbana, tra i quali lo sviluppo di pratiche del terzo settore e del servizio civile, per l’inclusione sociale e la realizzazione di nuovi modelli di welfare metropolitano e urbano; mobilità sostenibile e adeguamento delle infrastrutture destinate ai servizi sociali e culturali, educativi e didattici, nonché attività culturali ed educative promosse da soggetti pubblici e privati.

Un’ampia gamma di interventi, dunque, che possono riguardare sia la realizzazione di opere che progetti relativi a servizi e, in relazione alle due diverse ipotesi, la documentazione indicata come condizione di ammissibilità viene utilmente diversificata.

Ancora convincenti sono i criteri di valutazione dei progetti: vengono assegnati dei punteggi sulla base di criteri predefiniti, che riguardano: tempestiva esecuzione degli interventi, capacità di attivare sinergie tra finanziamenti pubblici e privati; fattibilità economica e finanziaria qualità e innovatività sotto il profilo organizzativo, gestionale, ecologico ambientale e architettonico; capacità di innescare un processo di rivitalizzazione economica, sociale e culturale.

Un’ultima, necessaria informazione sui finanziamenti: 40 milioni di euro come limite massimo di finanziamento per il territorio di ciascuna città metropolitana e 18 milioni di euro per i comuni capoluogo di provincia.

Tutto bene, dunque?

Solo in parte. Permangono perplessità su due aspetti da non sottovalutare.

La prima concerne, come ripetutamente sottolineato dalla CGIL, l’episodicità del programma: il finanziamento di 500 milioni, utilizzabili nell’anno 2016, risulta una tantum, il che rende di limitata incidenza un programma che, come ricorda il titolo, sembrerebbe essere ambizioso, vanificando l’esercizio da parte dei Comuni di pratiche e comportamenti che, al contrario, andrebbero consolidati nel tempo. Ciò che si ritiene fondamentale è il superamento di programmi, interventi e stanziamenti una tantum. Si dovrebbe, al contrario, mettere a regime un programma pluriennale con finanziamenti certi e con modalità di funzionamento tali da creare un sistema condiviso che non costringa gli enti locali a interpretazioni ed a messe a punto di proposte diversificate in funzione della diversità degli obiettivi proposti da programmi “straordinari”.
La seconda fa riferimento all’ampia gamma dei possibili interventi, sia legati alla realizzazione di opere che a favore di servizi, la qual cosa, anche in considerazione delle limitate risorse, non potrà non rendere difficoltoso il lavoro dell’apposito Nucleo di valutazione da insediare presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che dovrà selezionare proposte dai contenuti molto variegati.

A precisazione dei contenuti del bando, si evidenzia che durante l’esame dello schema di Dpcm, in sede di Conferenza unificata Stato Regioni, nella seduta del 14 aprile 2016, l’ANCI ha ottenuto alcune modifiche al testo iniziale, condizionando l’accoglimento al parere positivo. In primis la possibilità di partecipazione non solo delle città metropolitane, ma anche per le città capoluogo di Regione verificandosi, altrimenti “una ingerenza legislativamente e costituzionalmente illegittima perché la Città metropolitana non può decidere un intervento sul territorio di un capoluogo di Regione, prerogativa questa della giunta e del Consiglio del capoluogo stesso”.

In secondo luogo la partecipazione al bando con la presentazione solo di uno studio di fattibilità e non solo del progetto in fase esecutiva, come previsto dalla bozza di bando, con la precisazione che i soggetti proponenti dovranno presentare i progetti entro 90 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Sono previsti 90 giorni dalla scadenza del termine per la presentazione dei progetti per la conclusione del procedimento di valutazione e 30 giorni per la sottoscrizione delle convenzioni e/o accordi di programma.

Sarà utile monitorare, nelle realtà territoriali, la partecipazione delle amministrazioni locali al bando, la rispondenza dei progetti alle reali necessità di contrasto a marginalità economica e sociale, degrado edilizio e carenza di servizi, la qualità progettuale.

Schema_di_bando