Piano del Lavoro: Cgil, contrattazione e sviluppo per creare lavoro


Il Piano del lavoro della Cgil si è avviato in alcune Regioni e in alcuni territori attraverso la predisposizione di percorsi originali di contrattazione sociale territoriale. Le piattaforme e gli accordi, che in alcuni casi sono stati realizzati con gli Enti di governo, incrociano molti temi di politica industriale e di trasformazione dell’offerta di prodotti e servizi di vivo interesse per l’innovazione del sistema industriale e terziario del Paese. Per arricchire questo ‘incrocio’ di temi e percorsi, la Cgil ha promosso un ulteriore momento di approfondimento che si è tenuto il 23 aprile a Roma, presso la sede nazionale della Cgil. Un confronto aperto con le categorie nazionali che segue quello del 10 aprile con le strutture regionali e numerose Camere del lavoro.

I lavori sono stati coordinati dal segretario confederale Cgil, Danilo Barbi e introdotti dal segretario confederale Cgil, Franco Martini che all’inizio del suo intervento ha  evidenziato il cuore della discussione: “come tenere insieme i contenuti della contrattazione con quelli dello sviluppo”. “Contrattazione significa redistribuire la ricchezza prodotta, anche a favore del lavoro, ma in un contesto come quello di oggi in cui le risorse sono scarse – ha spiegato Martini – la funzione della contrattazione può risultare limitata se non si mette in piedi, parallelamente, un’ iniziativa di crescita e sviluppo”. È dall’ “impegnativa” elaborazione del Piano del lavoro che, secondo il dirigente sindacale, si possono formulare idee e iniziative per “incardinare l’azione contrattuale nella crescita”. Qualsiasi iniziativa che verrà promossa con l’obiettivo di “mettere in relazione contrattazione e sviluppo del territorio” secondo Martini dovrà tener conto dell’attuale contesto sociale ed economico, che vede un tasso di disoccupazione pari al 12,7% e un tasso di disoccupazione giovanile al 42,6%, perché “non c’è sindacato che non partirebbe da questa constatazione”. “Se l’obiettivo è creare lavoro – ha concluso – non è sufficiente né una legge, seppur generosa con gli incentivi, né l’abolizione dell’articolo 18, ma è necessario un mercato regolato e l’innovazione sociale, del terziario, del manifatturiero”.

A dare uno spunto di riflessione alla discussione è stato Gaetano Sateriale, coordinatore del Piano del lavoro per la Cgil nazionale, che ha posto ai rappresentanti delle categorie presenti un quesito: “l’azione rivendicativa che prende le mosse dai bisogni delle comunità e dei territori, che sollecita la domanda di innovazione e creazione di lavoro di qualità e partendo dal locale guarda al nazionale, non è una nuova forma di politica industriale?”. Secondo Sateriale il contributo delle categorie del sindacato di corso d’Italia è indispensabile per dar vita ad una “nuova confederalità” che sappia “attivare la domanda locale di beni e servizi innovativi”, creando “momenti di inclusione e dialogo sociale” con varie soggettività: imprese, scuole e università, associazioni giovanili, ecc. Per il dirigente sindacale senza il supporto delle categorie non si potranno raggiungere gli obiettivi individuati nel Piano del lavoro: edilizia sostenibile, bonifiche, energie rinnovabili, salute, efficienza della pubblica amministrazione, diffusione del trasporto pubblico locale, tutele dei beni comuni, qualità alimentare. (Slides)

Rinnovare la confenderalità per fronteggiare la crisi di rappresentanza del sindacato. È questo uno dei temi più ricorrenti dei vari interventi. “La necessità del sindacato di innovarsi  – ha sottolineato Stefania Pomante della Filctem Cgil – è dovuta anche alla crisi economica”, dopo la quale niente sarà più come prima: i mercati, le democrazie, ma anche le rappresentanze sociali e politiche.

Per Ivan Pedretti dello Spi Cgil bisogna pensare ad una nuova confederalità che “consideri non solo i cambiamenti industriali e produttivi, ma anche quelli sociali: una delle conseguenze dell’invecchiamento demografico è proprio la trasformazione dei bisogni”. Inoltre per il dirigente sindacale una “nuova frontiera” della confederalità è “riuscire ad abbinare la contrattazione sociale con quella individuale”.

Anche Cristian Sesena della Filcams Cgil ha aperto il suo intervento sostenendo che per la Cgil “il modello operativo vincente è il ritorno al territorio. La vicinanza ai lavoratori e alla cittadinanza è l’asse su cui ci giochiamo il nostro futuro”. La Cgil, secondo Sesena può interpretare correttamente i mutamenti dei bisogni sociali e del lavoro solo se gli strumenti di analisi cambiano con la stessa velocità.

“L’inefficienza della gestione della spesa pubblica, la centralizzazione della democrazia e le difficoltà nell’intercettare i bisogni” sono alcuni degli ostacoli, individuati da Federico Bozzanca della Fp Cgil, a cui la confederazione deve far fronte per raggiungere i suoi obiettivi. Secondo Bozzanca il sindacato, “già forte nell’organizzare la difesa”, deve “riuscire a rafforzare la sua capacità di organizzare la domanda”. Nel settore dell’edilizia, ha spiegato Salvatore Lo Balbo della Fillea Cgil, bisogna affrontare innanzitutto la questione della legalità: “spesso gli appalti sono già assegnati, i soldi ci sono, ma la cantierabilità non arriva mai. Il tema della legalità è prioritario per questo è un punto nodale nel Piano del lavoro della categoria degli edili.

La contrattazione sociale può rappresentare uno degli strumenti più appropriati per raggiungere tali obiettivi secondo Michele Azzola della Slc Cgil, e “può essere l’occasione per ragionare sulla ricchezza e sulle opportunità offerte dai territori, sopperendo così a quel vuoto generato dall’indebolimento della rappresentanza sociale”.

Secondo Franco Nasso, segretario generale della Filt Cgil, intersecare i temi dello sviluppo e della contrattazione può agevolare alcune questioni interne al settore dei trasporti e della logistica, ad esempio facilitare l’incontro tra percorsi formativi e esigenze produttive, in particolare nella marineria; migliorare le condizioni di lavoro, spesso non regolate, nei poli logistici; migliorare la qualità del trasporto pubblico collettivo nelle città e nelle aree limitrofe, un settore “tradizionale”, ma fondamentale – ha ricordato Nasso – per il lavoro, la crescità e la vivibilità delle nostre metropoli. Congiungere la contrattazione allo sviluppo secondo Michele Gentile della Cgil Nazionale “può essere l’unico antidoto contro la progressiva desertificazione del territorio e il suo progressivo abbandono”.

Prossimo appuntamento per dibattere del Piano del lavoro, ha annunciato Franco Martini a conclusione dell’iniziativa, si terrà a metà maggio. L’iniziativa, che vedrà la partecipazione delle strutture regionali, delle Camere del lavoro e delle categorie della Cgil, dovrà essere utile per “formulare ipotesi di lavoro e avviare così delle sperimentazioni significative”.