Omofobia: Cgil, bene ddl Zan, ma è già un compromesso, no a modifiche a ribasso

“Serve cambio culturale profondo. Sarebbe stato opportuno inserire il ddl in un pacchetto di proposte per il riconoscimento di diritti fondamentali”


Roma, 1 luglio – “Salutiamo con favore il deposito della proposta di legge per il contrasto all’omofobia, alla lesbofobia, alla bifobia, alla transfobia e al sessismo dell’On. Zan. Un provvedimento atteso da anni, che metterebbe il nostro Paese in pari con gli altri Stati fondatori dell’Unione Europea, rispondendo positivamente alle sollecitazioni della Corte Europea dei Diritti Umani”. Così Sandro Gallittu, dell’Ufficio Nuovi diritti della Cgil nazionale sul disegno di legge Zan, depositato ieri alla Camera dei Deputati.

“È necessario un cambio culturale profondo nel nostro Paese, lo testimonia il clima con cui è stata accolta tale proposta, corredato da insulti e minacce all’Onorevole Zan, cui va la nostra solidarietà”, sottolinea il dirigente sindacale. “Ma è proprio questo per noi il limite principale del ddl: riteniamo infatti – prosegue – ci sia uno squilibrio tra gli articoli rivolti all’attivazione della leva penale e quelli invece rivolti ad incidere sul cambiamento culturale di cui sopra”.

“La novità più rilevante del testo riguarda l’inclusione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere e del genere tra i motivi di violenza e discriminazione che la legge si propone di contrastare. Ma – spiega Gallittu – restano le nostre perplessità su una risposta prevalentemente  giustizialista, anche alla luce della sua inefficacia osservata in ambiti analoghi. Riteniamo – sottolinea – che la battaglia debba svolgersi in primis  sul piano culturale, e siamo convinti che la leva penale non contribuisca a creare cultura e alla diminuzione dei reati”.

Per questo motivo il responsabile dell’Ufficio Nuovi diritti sostiene invece l’apprezzamento della Cgil sugli articoli del ddl dedicati alle politiche attive di contrasto, “che speriamo vengano ampliati ed enfatizzati nel dibattito parlamentare, soprattutto nella direzione di politiche di educazione al rispetto e alle differenze nelle scuole”.

“Cultura e percezione migliorano a fronte del riconoscimento di diritti: è stato così – ricorda – con le leggi su aborto, divorzio, unioni civili, e perciò sarebbe stato opportuno inserire questo provvedimento in un pacchetto di proposte che riconoscesse alcuni diritti fondamentali, dal pieno riconoscimento delle figlie e dei figli delle famiglie omogenitoriali al matrimonio egualitario, fino ad un più agevole procedimento per chi voglia accedere alla riassegnazione anagrafica del sesso”. Per Gallittu “un’impostazione di questo tipo avrebbe dato un segno più deciso nella lotta agli stereotipi e verso una cultura di inclusione”.

Infine il dirigente sindacale si sofferma sugli “attacchi convergenti da alcune gerarchie cattoliche, del mondo sovranista, del cosiddetto femminismo radicale e dell’integralismo religioso, che pongono ancora una volta la questione della laicità dello Stato e della sua salvaguardia da interferenze del potere religioso”. “La strada della legge – conclude Gallittu – sarà ardua e costellata di ostacoli provenienti da quegli ambienti, ma non sarà accettabile che una proposta che già rappresenta una soluzione di compromesso sia ulteriormente spinta al ribasso da questi attacchi”.