Nuovo Rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) sui rifiuti elettronici


E’ stato presentato, nei giorni scorsi a Ginevra, il rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) sui rifiuti elettronici.  Nel 2014, l’industria elettronica – una delle più grandi e in più rapida crescita al mondo – ha prodotto circa 41,8 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici (e-waste) provenienti da computer e smartphone e altre apparecchiature elettroniche. Secondo una stima, solo una parte  tra il 10 e il 40% degli e-waste viene riciclata e gestito in modo corretto.

In base alle previsioni gli e-waste potrebbero  raggiungere 50 milioni di tonnellate entro il 2018. «Stiamo assistendo all’arrivo di una quantità senza precedenti di rifiuti elettronici, che alimentano una buona parte della montagna di rifiuti non riciclati e pone una crescente minaccia alla salute umana e all’ambiente, a causa di componenti pericolosi in esso contenuti», ha detto il direttore esecutivo dell’Unep Achim Steiner.

Secondo il rapporto, fino al 90 per cento dei rifiuti elettronici del mondo, del valore di quasi 19 miliardi di dollari, viene illegalmente negoziato o scaricato ogni anno, alimentando il traffico illegale di rifiuti. L’Interpol stima il prezzo di una tonnellata di rifiuti elettronici a circa US $ 500. Sulla base di questo costo, il valore di rifiuti elettronici non registrato e gestiti in modo informale e/o illegale ammonta fra i 12,5 e i 18,8 miliardi dollari l’anno.

L’Unep sostiene la necessità di rafforzare la cooperazione internazionale e la coerenza legislativa, rendere più forti le normative nazionali e migliorare le misure di prevenzione per combattere il commercio illegale e lo scarico di rifiuti elettronici. Questo determinerebbe una situazione virtuosa, in cui gli elementi rari e costosi, contenuti nei rifiuti elettronici, potranno essere riciclati in modo sicuro e riutilizzati, in una situazione di economia formale, sottraendoli ai circuiti criminali. Si ridurrebbero inoltre i rischi per la salute delle popolazioni, diminuirebbe la pressione per l’ambiente e si  potrebbero generare nuovi e qualificati posti di lavoro.

Il rapporto analizza anche più complessivamente il mercato globale dei rifiuti, dalla raccolta al riciclo, che, si stima abbia un valore annuo di 410.000.000.000 dollari. Si tratta di un settore che offe grandi opportunità economiche e occupazionali ma anche che attrae le attività illegali nei vari stadi della filiera: le imprese spesso ignorano i regolamenti dei rifiuti e le norme di sicurezza del lavoro e espongono i lavoratori a sostanze chimiche tossiche, la criminalità organizzata usa il mercato dei rifiuti per fare facili profitti, frode fiscale e riciclaggio di denaro sporco. Un’altra fonte di reddito, derivante dallo smaltimento illegale viene dal riciclaggio di alcuni componenti, come i metalli delle terre rare, il rame e l’oro. L’elettronica di scarto viene riciclata in condizioni pericolose per la salute e porta la maggior parte dei rifiuti in discarica.

L’Europa e il Nord America sono i maggiori produttori di rifiuti elettronici, anche se sono in crescita le città asiatiche. L’esportazione di rifiuti pericolosi dall’Unione Europea e dagli stati OCSE verso i paesi non OCSE è vietata. Migliaia di tonnellate di rifiuti elettronici sono falsamente dichiarati di seconda mano ed esportati dai paesi sviluppati ai paesi in via di sviluppo. Le destinazioni principali per le spedizioni di rifiuti pericolosi sono in Africa e Asia, in particolare: Ghana, Nigeria Costa d’Avorio e Repubblica del Congo per l’Africa e Cina, Hong Kong, Pakistan, India, Bangladesh e Vietnam in Asia.

L’incoerenza nei regolamenti dei paesi esportatori e importatori, nella classificazione dei rifiuti pericolosi e contaminanti, rappresenta una sfida per combattere il traffico illecito di rifiuti in modo efficace.

A livello internazionale sono in corso negoziati per definire linee guida tecniche sui criteri per classificare le apparecchiature come rifiuti o non rifiuti. Il recepimento di questi criteri attraverso convenzioni sarà fondamentale per evitare che questi rifiuti finiscano in discariche nei paesi in via di sviluppo.

Dal rapporto emergono alcune raccomandazioni ai paesi:

Rafforzare la consapevolezza, l’informazione e il monitoraggio per la mappatura di scala, i percorsi e lo stato dei rifiuti pericolosi, e il possibile coinvolgimento della criminalità organizzata.

Rafforzare la consapevolezza nella catena di esecuzione, e dei pubblici ministeri, dei rischi di frode, frode fiscale e riciclaggio di denaro attraverso il settore dei rifiuti.

Rafforzare la legislazione nazionale e le capacità di attuazione.

Promuovere misure e sinergie di prevenzione, come agevolare il ritorno delle spedizioni illegali di rifiuti a carico dello stesso spedizioniere.

Procedere con una valutazione tecnica di quantità e qualità dei contenitori abbandonati, in particolare in Asia, e delle discariche di rifiuti pericolosi in tutto il mondo.

Migliorare ulteriormente gli accordi vincolanti in materia di classificazione dei rifiuti.