Nota sul Libro Verde del 20 marzo


La Commissione europea ha appena prodotto un libro verde che definisce la strategia per un’energia sostenibile competitiva e sicura, di cui il vecchio continente è ancora sprovvisto.
Le infrastrutture energetiche sono senescenti e richiederanno ingentissimi investimenti (1000 miliardi nei prossimi 20 anni). La dipendenza dalle importazioni è in aumento (tra 20 anni copriranno il 70% del fabbisogno contro l’attuale 50%). I prezzi di gas e petrolio sono destinati a rimanere elevati così come le emissioni di CO2.
La questione energetica deve assumere una dimensione continentale e per questo occorre “attuare un effettivo quadro normativo e regolamentare e farlo pienamente rispettare nella pratica e le norme in materia di concorrenza devono essere applicate in modo rigoroso”, come recita il libro verde, che si domanda se c’è accordo su questo obiettivo, se si vogliono rimuovere le barriere e stimolare gli urgenti investimenti.
La Commissione propone un codice per le reti europee al fine di promuovere condizioni armonizzate, un centro europeo in cui i gestori delle reti collaborino alla redazione del codice una autorità di regolamentazione europea per disciplinare le questioni transfrontaliere.
E’ evidente quanto tali proposte cozzino con la realtà che abbiamo sotto gli occhi. E’ stata sufficiente una dimostrazione di interesse dell’ENEL nei confronti di Suez perché il governo francese, le cui aziende energetiche sono già presenti nel nostro paese, alzasse elevatissime barriere protettive. Per impedire l’OPA dell’ENEL si è prima prefigurata la fusione di Suez con Gas de France, quindi si è approvata una legge che introduce pillole avvelenate in caso di OPA considerata ostile.
La Francia deve rispondere ora di fronte all’Europa del suo comportamento, tutto all’insegna del nazionalismo e del protezionismo economico. Il suo esempio rischia infatti di diventare contagioso e di determinare ovunque un pericoloso arretramento.
L’Europa, vissuta all’inizio dai suoi cittadini come un’opportunità per tutti non può trasformarsi progressivamente ai loro occhi nella fonte di ogni male.
Le singole nazioni non risolveranno infatti i loro problemi chiudendo porte e finestre e asserragliandosi entro i propri confini: la competitività delle loro economie è messa a dura prova da ben altro e i nuovi attori del mercato globalizzato non sono arginabili con trincee e barriere all’ingresso. Esse devono parlare non solo linguaggio. soprattutto in settori strategici come quello dell’energia.
Per questo ci siamo dichiarati subito favorevoli all’OPA dell’Enel su Suez. L’acquisizione si presenta onerosa tanto da sollevare obiezioni anche da parte di alcuni autorevoli commentatori italiani, a loro volta dimentichi del fatto che se il mercato energetico ha dimensioni continentali e le misure protezionistiche non sono risolutive per difendere le nostre aziende, queste sono condannate a crescere dimensionalmente anche fuori dai patri confini.
La reciprocità è un principio cardine per costruire su basi paritarie, una compiuta dimensione comune, altrimenti, la tentazione dirigistica di elevare difese di tipo legale diverrebbe troppo forte, con esiti fatali, non solo per la nostra economia ma anche per le sorti dell’Unione.
Perché, altrimenti, avremmo espresso la nostra critica sul modo in cui le privatizzazione sono state realizzate nel nostro paese? Perché non ci piace il nostro sistema capitalistico che sembra capace di sopravvivere solo in un mercato chiuso e protetto? Perché non abbiamo condiviso che nostri grandi imprenditori si sono riconvertiti in attività al riparo del mercato? La logica è esattamente la stessa. Per noi inaccettabile. Noi pensiamo che ciascuno debba fare il suo mestiere.
L’ultima indagine di Mediobanca su un campione di 2007 imprese di media e grande dimensione ha rilevato una crescita di utili di circa il 65%. Un dato impressionante e al tempo stesso malato.
Perché di questo incremento, circa i due terzi sono dovuti a petrolio, gas, energia elettrica, televisione, telefonia fissa, autostrade e cioè a settori dove vige sostanzialmente il monopolio.
Avevamo pensato che l’Europa ci aiutasse a correggere vizi antichi. La campagna di Francia, ci piomba nello sconforto, perché è grave sintomo di chiusura e di paura. Questi sentimenti negativi, se avessero il sopravvento, determinerebbero il ripiegamento e il declino dell’Europa nel contesto mondiale. Ma con il declino economico anche il modello sociale che noi pensiamo debba essere di orientamento universale, si appannerà fino a perdere la sua forza propulsiva.
Ci auguriamo pertanto, senza con questo assolvere l’ENEL dai suoi impegni di investimento nella rete italiana , che la sua OPA possa andare in porto.
Guido Rossi, in un’intervista di commento al centenario della nascita di Max Weber ha detto: “c’è una base comune nelle società che si sono mostrate più adatte alla fioritura del capitalismo e è appunto l’esistenza di una forte etica del lavoro, un insieme di regole collettive accettate e rispettate che agevolano il meccanismo di accumulazione della ricchezza- l’etica ha dunque un ruolo importante nell’economia di mercato”.
Noi che non siamo liberali, pensiamo tuttavia che egli abbia ragione su questo punto e che il rispetto delle regole riguardi i singoli e anche gli Stati, quanto questi decidono di dotarsene per regolare i rapporti tra di loro al fine di realizzare quelle integrazioni che reputano indispensabili.