Migranti: Cgil, subito risposta Ue a crisi umanitaria a confini Europa


Roma, 3 marzo – “Le notizie e le immagini drammatiche che arrivano dal Mar Egeo e dal confine tra Turchia e Grecia, come dalla Bulgaria, delle migliaia di profughi siriani in cerca di rifugio in Europa e respinti violentemente via terra e via mare, sono un preciso richiamo alle nostre responsabilità, nazionali ed europee. Sia per quanto riguarda l’assistenza umanitaria, che la necessità di porre fine ad una guerra che dopo nove anni non trova soluzione”. È quanto dichiarano il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra e la responsabile Politiche europee e internazionali della Confederazione Susanna Camusso.

“La Grecia, come è successo all’Italia nelle precedenti crisi, non può essere lasciata sola. L’Europa – proseguono i dirigenti sindacali della Cgil  – deve prevenire comportamenti aggressivi ed intervenire con immediatezza per evitare i respingimenti, le violenze, le manifestazioni e le provocazioni di una parte della popolazione locale contro i profughi”.

Massafra e Camusso avanzano le richieste della Cgil alle istituzioni dell’Unione europea. Innanzitutto “l’attivazione immediata di un programma umanitario straordinario per ricollocare, con il criterio della solidarietà tra stati membri, le migliaia di profughi dalle isole greche, a partire dal campo profughi di Lesbo”. Inoltre occorre “identificare i canali umanitari dalla Siria, come da ogni altra zona di guerra, in accordo con l’UNHCR, garantendo così alle persone in fuga da Siria e Turchia l’accesso a un percorso sicuro, ordinato e legale”. È poi indispensabile “superare l’attuale regolamento di Dublino e adottare una nuova normativa che consenta il ricollocamento immediato dei richiedenti asilo in base a criteri di ricongiungimento familiare, opportunità occupazionali, solidarietà tra stati membri”.

“L’Unione Europea non può nascondere una delle crisi umanitarie, sicuramente la più drammatica di questo inizio secolo, e – concludono Massafra e Camusso – deve assolutamente uscire dagli accordi ricatto, dalla politica della paura, per ritornare ad essere un attore politico protagonista, responsabile, costruttore di pace, facendo valere il proprio peso politico ed economico anche al centro del Mediterraneo”.

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