Mezzogiorno: l’allarme Svimez e grave. Prima emergenza l’occupazione dei giovani e delle donne. Rilanciare subito gli investimenti


“La presentazione del Rapporto Svimez è stata l’occasione per riproporre due temi nell’agenda del governo che deve occuparsi di un piano di investimento per sostenere la ripresa nel Mezzogiorno nel quadro di una più ampia politica di crescita nazionale”. Lo afferma Serena Sorrentino, segretario confederale della CGIL commentando i dati presentati oggi (26 settembre) dallo Svimez sulla situazione del Mezzogiorno.

Già il Rapporto Cnel della scorsa settimana e ora il Rapporto Svimez, spiega la dirigente sindacale ripropongono la questione della sostenibilità sociale di una politica economica caratterizzata da restrittività di bilancio e aumento della pressione fiscale. “Se guardiamo ai dati – dice Sorrentino – la caduta di domanda interna che ha un impatto negativo sulla produzione e sui consumi è scarsamente compensata dalla domanda estera ed essendo nel Sud il tasso delle esportazioni inferiore (circa il 10% del Sud contro l’11,3%), il tema del rilancio di una politica industriale e del sostegno all’impresa nel Mezzogiorno è un pezzo della politica di crescita nazionale che al centro deve rimettere il problema dell’occupazione”.

“Se guardiamo ai dati dello Svimez – prosegue Sorrentino – le agevolazioni alle imprese pesano per un miliardo nel Sud e per 3 miliardi nel centro nord. Se guardiamo ai dati sull’occupazione, il 39,3% è la percentuale di perdita di occupati nel sud, il che vuol dire il 18,8% degli addetti complessivi dei settori industriali, con una fortissima penalizzazione dei giovani e delle donne.

L’inesistenza di una politica economica e di un piano e di una strategia industriale insieme all’impoverimento sociale nelle regioni del sud non si compensano solo con un miglior utilizzo dei fondi strutturali. La concentrazione delle risorse e la qualità della spesa soprattutto nel settore dei servizi fondamentali sono sicuramente un punto di rilancio del piano d’azione e coesione, ma non sono sufficienti. Occorre ripristinare il finanziamento ordinario nelle regioni meridionali che oggi è circa il 30% rispetto al 45% che dovrebbe essere l’entità dei trasferimenti di spesa in conto capitale per il Sud”.

“Anche da questo punto di vista – spiega ancora Sorrentino – il Rapporto Svimez mette in evidenza che l’addizionalità dei fondi strutturali vale 8,1 miliardi, mentre la dotazione ordinaria vale 7 miliardi. Come si vede i fondi strutturali non sono spesa aggiuntiva, ma sostitutiva per compensare i tanti tagli prodotti dai governi in questi anni”.

La CGIL ritiene che la politica debba ricostruire urgentemente una strategia che recuperi la demolizione che dal 2008 è stata effettuata. Per questo è necessario utilizzare la leva fiscale, contrastando il sommerso con la lotta all’evasione, alla corruzione, all’economia criminale. Ci vuole anche un patto di convergenza tra i livelli istituzionali, governo e regioni e autonomie locali e tra soggetti pubblici e privati che rimettano al centro il tema dell’occupazione. Siamo d’accordo con lo Svimez nel porre l’accento sulla drammaticità della desertificazione industriale e dell’impoverimento sociale del sud. Dal 2007 ad oggi sono stati bruciati 10 punti di Pil nel sud. Ora ci vorranno almeno 20 anni per ritornare ai livelli precedenti alla crisi. Per questo è urgente lanciare un nuovo Piano del lavoro e ci attendiamo i primi segnali dal governo già dalla Legge di stabilità.