Mezzogiorno: Cgil, le quattro azioni per la crescita del Sud e la coesione sociale del Paese

Conclusa oggi a Lecce l'Assemblea generale della Cgil 


 GALLERIA FOTOGRAFICA Assemblea generale nazionale Cgil

Lecce, 15 settembre – Scuola, sanità e servizi sociali. Messa in sicurezza del territorio e valorizzazione del patrimonio artistico culturale. Mobilità delle persone e delle cose. Politiche industriali e rafforzamento del sistema della conoscenza per sostenere l’innovazione diffusa. Queste le quattro azioni di intervento per l’occupazione e lo sviluppo del Mezzogiorno e per la crescita e la coesione sociale di tutto il Paese, individuate dall’Assemblea generale della Cgil nazionale, aperta ieri dalla relazione della segretaria confederale Gianna Fracassi e conclusa oggi a Lecce dall’intervento del segretario generale, Susanna Camusso.

Il Sud, a parere della Cgil “ha vissuto, purtroppo, vent’anni di solitudine, durante i quali è mancata una strategia ordinaria, e in cui è uscito dalle politiche, persino dal dibattito pubblico. Ad oggi, il Masterplan e i Patti territoriali restano solo un elenco di intenzioni, ancora una volta rischiano di rappresentare un’occasione mancata per la crescita italiana”.

Per questo la Cgil ha deciso di convocare un’Assemblea generale sui temi del Mezzogiorno, di modo da individuare, dando continuità alla vertenza Laboratorio Sud e al Piano del Lavoro, le “strategie per colmare il gap strutturale tra regioni del sud e del centro nord”. Strategie che “devono essere in capo allo Stato in una vertenza multilivello, da un governo centrale fino ai governi territoriali”. Innanzitutto, il sindacato di corso d’Italia sottolinea la necessità di “allargare la spesa e gli investimenti pubblici per il Sud da qui al 2022, data effettiva di spesa e chiusura della programmazione europea”.
Da dove partire? “Dai bisogni primari – sostiene la Cgil – per colmare i deficit di cittadinanza e dall’infrastrutturazione materiale, a partire dalla mobilità delle persone e delle cose”. Inoltre “occorre intervenire sulle fragilità del nostro territorio per prevenire i rischi idrogeologici e sismici e serve uno strumento pubblico di gestione delle politiche industriali che ad oggi non c’è, poiché senza una crescita della base industriale è difficile pensare a prospettive di sviluppo per il Mezzogiorno”.
Obiettivi da raggiungere seguendo una strategia “che abbia, come fondamento i principi della sostenibilità sociale, ambientale ed economica” e attraverso “una governance pubblica che sia più efficace e partecipata. Lo Stato – conclude la Cgil – deve essere protagonista dello sviluppo e le istituzioni territoriali interpreti di questo processo. Questo chiediamo all’interno di un un’idea di Progetto Paese con rinnovata coesione sociale, economica e politica”.