Maternità e paternità: legislazioni e prassi nel mondo


In un nuovo rapporto titolato Maternity and Paternity at Work: Law and practice across the world (Maternità e paternità nel lavoro: legislazioni e prassi nel mondo) – i cui autori sono Laura Addati, Naomi Cassisrer e Katherine Gilchrist – reso pubblico il 13 maggio 2014, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro giunge alla conclusione che, nel mondo, la tutela della maternità è insufficiente per il 71,6% delle donne, principalmente in Asia e Africa.

Il rapporto fa un’analisi comparata delle legislazioni nazionali in 185 paesi e territori con le norme dell’ILO più recenti.

Per quanto riguarda il congedo maternità, nessun paese dal 1994 ne ha ridotto la durata, e si osserva una evoluzione progressiva verso un congedo che abbia una durata minima di 14 settimane (come previsto dalle convenzioni OIL). Nel 2011, la Cina ha esteso il congedo di maternità da 90 a 98 giorni, mentre il Cile ha prolungato la durata del congedo di maternità dopo la nascita del bambino da 18 a 30 settimane. Il Salvador ha aumentato la compensazione del reddito garantito dal 75 al 100 per cento durante le 12 settimane di congedo di maternità per le madri registrate al servizio nazionale di sicurezza sociale.

Circa le indennità, su 185 paesi e territori, solo 3 non prevedono l’obbligo di versare un’indennità durante il congedo di maternità. A oggi, più di 100 paesi prevedono il pagamento di un’indennità all’interno dei loro sistemi di sicurezza sociale: il che ridurre il contributo dei datori di lavoro.

Su 167 paesi esaminati, 78 prevedono norme per il congedo di paternità, spesso retribuito, che indica una chiara tendenza ad una maggiore partecipazione dei padri alla nascita di un figlio. Le disposizioni di congedo parentale a favore dei padri sono più ricorrenti nei paesi industrializzati, Africa, Europa Orientale e Asia Centrale. Il congedo di paternità è retribuito in 70 paesi su 78 dove è previsto.

Sulla protezione contro la discriminazione, solo 20 paesi su 165 non vietano esplicitamente la discriminazione durante la gravidanza e il congedo di maternità.

Contro ogni aspettativa, in alcuni paesi (tra cui la Germania, l’Australia, la Francia, la Norvegia, la Polonia e la Slovacchia ), la crisi economica globale – con l’accesso ai servizi per la prima infanzia, attraverso incentivi fiscali oppure aumentando la durata, l’estensione e il livello delle prestazioni di maternità e di congedo parentale – ha finito con rafforzare il sostegno alle famiglie. Tuttavia, nel quadro delle misure di consolidamento fiscale, alcuni paesi (come l’Estonia e la Lituania) hanno ridotto la durata del congedo di maternità e di paternità o hanno ridotto le prestazioni, anche se solo temporaneamente. In altri paesi (come la Grecia, la Lettonia e la Romania) la riduzione del salario minimo o l’indebolimento del sistema di contrattazione collettiva causati dall’introduzione di nuove leggi seguite alle misure di austerità, hanno portato ad una riduzione del livello delle prestazioni di maternità. In Croazia, Italia e Portogallo viene riportato l’utilizzo delle “dimissioni in bianco”, ovvero lettere di dimissioni non datate che le lavoratrici sono costrette a firmare al momento dell’assunzione. Queste vengono poi utilizzate in caso di gravidanza delle lavoratrici, in casi di malattie prolungate o responsabilità familiari di varia natura.

Per approfondimenti si rinvia a:

http://www.ilo.org/global/publications/ilo-bookstore/order-online/books/WCMS_242615/lang–en/index.htm