Manovra: Non lottizzare, ma riformare il sistema sportivo


Relativamente alle polemiche successive agli interventi del Governo, contenuti nella stesura della Legge Finanziaria in tema di funzionamento del sistema sportivo nazionale, vogliamo innanzitutto ricordare come la CGIL sostiene da tempo la necessità di apportare importanti modifiche legislative, capaci di traguardare verso l’affermazione di una consapevole cultura ed il superamento di impedimenti alla piena affermazione dello “sport per tutte e tutti” inteso come “diritto di cittadinanza”, in quanto rilevante fattore di benessere psico-fisico e sociale; momento di accoglienza, inclusione ed integrazione, contrasto al razzismo, valorizzazione delle diversità; parte integrante di una concezione di welfare moderno, efficiente e solidale.
In questa ottica abbiamo espresso molte volte dubbi, perplessità e critiche riferite al come dal dopoguerra ad oggi il funzionamento del sistema sportivo è stato delegato sostanzialmente e totalmente al CONI, in una condizione di rinuncia esplicita da parte dello Stato del necessario ruolo di programmazione, indirizzo e controllo.
Però, i provvedimenti contenuti nei primi 4 commi dell’artico 48 della Legge Finanziaria vanno oltre e soprattutto in una direzione poco chiara e trasparente, prefigurano un ruolo diretto del Governo nella gestione dello sport a tutti i livelli, in termini di ripartizione delle risorse e di esercizio operativo, con il rischio di lesione dell’autonomia del mondo sportivo e di strisciante lottizzazione del sistema da parte del Governo.
In assenza di un progetto organico ed esplicito di riforma del sistema sportivo s’interviene solo sulle dinamiche di nomina dei vertici e di destinazione delle risorse con la limitazione di compiti e prerogative del CONI. D’altro canto nello stesso “programma del Governo”, nel capitolo dove si affronta il tema dello sport, non emergono analisi, valutazioni e proposte su questioni cruciali e non più rinviabili e che attengono a come il nostro paese continua a detenere disdicevoli record negativi per quanto attiene la dimensione della pratica sportiva e le percentuali di sedentarietà, che costituiscono un grande problema anche rispetto alla tutela della salute. L’altra emergenza riguarda il lavoro che, nel complesso delle attività sportive, interessa più di un milione di persone, la stragrande maggioranza delle quali priva di diritti e tutele a causa della “strutturale” precarietà che segna un settore permeato da quel “volontariato” che spesso cela “lavoro nero e sommerso”.
La CGIL ritiene necessario che provvedimenti di così vasta portata siano frutto di un confronto di merito finalizzato (attraverso la più ampia partecipazione capace di salvaguardare l’autonomia della rappresentanza dello sport) ad una riforma strutturale del sistema con l’obiettivo di determinare le condizioni per affermare “lo sport per tutte e tutti” come diritto di cittadinanza, partendo dalla dignità del lavoro nelle attività sportive.