Lettera Ue: Cgil, Governo infrange regole e promesse


Breve cronistoria

Con le elezioni europee alle spalle, lo scorso 29 maggio la Commissione Europea aveva inviato una richiesta di chiarimenti al Governo sulla dinamica del debito pubblico italiano, che gli ultimi dati ISTAT e EUROSTAT confermano essere cresciuto nell’ultimo anno e, in particolare, dal 131,4% del Prodotto Interno Lordo del 2017 al 132,2% del 2018. La lettera firmata dal Vicepresidente Dombrovskis e dal Commissario agli Affari monetari Moscovici era stata indirizzata al Ministro dell’Economia e Finanze Tria in vista del puntuale Report di metà anno previsto dall’articolo 126(3) dei Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea. Nella comunicazione si chiedeva di elencare i “fattori rilevanti” che potrebbero spiegare l’incremento e, soprattutto, le ragioni per cui l’Italia «non ha effettuato progressi sufficienti nel corso del 2018 per rispettare il criterio del debito».

D’altra parte, secondo le stesse previsioni programmatiche del Documento di Economia e Finanza (DEF) 2019 il debito pubblico dovrebbe registrare un ulteriore incremento nel 2019 portandosi al 132,6% del PIL. È evidente che tutto dipenderà dalla crescita del PIL nazionale, per il quale la Commissione europea e il Governo prevedono una variazione di appena lo 0,2% in termini reali nell’anno in corso.

Il 31 maggio il Ministro Tria risponde con una lettera e un Rapporto del Dipartimento del Tesoro (in inglese, dal titolo Relevant Factors Influencing Public Debt Developments in Italy) con cui attribuisce la deviazione dagli obiettivi di riduzione del debito e del deficit precedentemente convenuti con l’Europa alla sfavorevole congiuntura economica e, soprattutto, alle diverse previsioni di crescita del PIL per il 2019 e per gli anni successivi, su cui – come noto – si misura la sostenibilità delle finanze pubbliche. Entrambi gli argomenti, ancorché corredati da minuziose spiegazioni tecniche, precipitano sulla valutazione d’impatto delle misure stabilite in Legge di Bilancio 2019 e, dunque, principalmente sugli effetti economici delle misure-bandiera del Governo: Reddito di cittadinanza e Quota 100.

La lettera della Commissione

Oggi, 5 giugno, giunge la nuova lettera della Commissione europea (in concomitanza con il suddetto Report della Commissione e con le Raccomandazioni del Consiglio europeo), con cui si annuncia la procedura di infrazione e si critica apertamente la politica economica del Governo. La Commissione europea afferma che la regola di contenimento del debito prevista dai Trattati non è stata rispettata nel 2018, nel 2019 e non lo sarà nel 2020 e, quindi, è giustificata una procedura per debito eccessivo, visto che il rallentamento economico spiegherebbe solo in parte l’ampio differenziale. La preoccupazione della Commissione si concentra sulla retromarcia del Governo rispetto alcune riforme strutturali del passato, come quella delle pensioni, nonché sul deficit, che sforerebbe il 3% del PIL nel 2020. Tali “fattori aggravanti” determinano una grande fonte di vulnerabilità per il debito pubblico e l’economia italiana, indebolendo anche la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche, già provata dall’aumento dei tassi d’interesse dei titoli di Stato e dello spread osservato nell’ultimo periodo.

Insomma, la Commissione europea critica la politica economica del Governo ma insiste su una politica di austerità, trovando il fianco scoperto dall’inefficacia le misure messe in campo e “non giustifica deviazioni”; nemmeno di fronte agli eventi eccezionali, che comunque non sposterebbero i saldi di bilancio anche scomputando l’impegno di risorse per un programma straordinario di manutenzione delle strade (0,18% del PIL) seguito al crollo del ponte Morandi e il piano per limitare i rischi idrogeologici dovuti al maltempo.

Oltre alla prevedibile critica sulle mancate dismissioni e privatizzazioni a parziale copertura del debito, la vera novità risiede nella raccomandazione di usare le entrate inattese per abbattere il debito, ridurre la tassazione sul lavoro, combattere l’evasione (specialmente l’omessa fatturazione), rafforzando l’uso di pagamenti elettronici e abbassando la soglia per i pagamenti in contanti. Di certo, l’Europa non guarda di buon occhio gli annunci sull’introduzione di una flat tax, tanto meno finanziata da nuovi condoni o in deficit. Occorre, invece, intervenire per ridurre il cuneo fiscale dei lavoratori.

In ogni caso, le procedure comunitarie prevedono che il rapporto sul debito, con l’opinione della Commissione europea, venga discusso dai Ministri delle Finanze degli stati europei (Ecofin), che prenderanno la decisione finale nella riunione del prossimo 8-9 luglio.

Il nostro giudizio

Il debito si abbassa se cresce la domanda aggregata e, con essa, il PIL, generando peraltro nuove entrate. La causa principale della vulnerabilità dell’economia, del bilancio e del debito pubblico va ricercata nell’ultima Legge di Bilancio, che – malgrado le promesse, presenti anche nel contratto giallo-verde – non ha aumentato le risorse per gli investimenti pubblici, come avevamo chiesto nella Piattaforma CGIL, CISL e UIL del 9 febbraio 2019. Programmare un graduale incremento degli investimenti pubblici, oggi il 30% in meno rispetto ai livelli pre-crisi,  per le infrastrutture materiali e immateriali a partire da istruzione, ricerca, sanità per una crescita sostenibile dell’economia e governare la politica industriale, per l’innovazione e la sostenibilità, rappresentano strumenti per invertire il declino del nostro paese e per colmare i divari territoriali in primis nel Mezzogiorno del paese.

Sul versante delle politiche fiscali due gli obiettivi: lotta all’evasione e riduzione del cuneo sui lavoratori. Serve una riforma fiscale che determini redistribuzione e assuma la lotta all’evasione ( oltre 110 mld di Euro) quale obiettivo prioritario dell’agenda dei prossimi mesi e non gli ulteriori condoni evocati in queste settimane e non servono ulterioritasse piatte: abbiamo bisogno di maggiore progressività, solidarietà ed equità fiscale.

Infine cambiare la governance economica e le politiche della UE significa, ad esempio, scomputare gli investimenti pubblici dal calcolo del 3%. Per fare questo non sono utili gli atteggiamenti muscolari, si devono al contrario costruire le alleanze in Europa per determinare il cambiamento delle politiche economiche che come organizzazione abbiamo sempre chiesto. Il contraccolpo a dicembre sulla Legge di Bilancio non sembra aver insegnato nulla. Cercare lo scontro istituzionale e addossare la responsabilità all’Europa peggiora solo la situazione, soprattutto degli italiani.

Per queste ragioni abbiamo costruito insieme a Cisl e Uil una piattaforma unitaria con una serie di proposte che vanno dalla politica economica a quella fiscale. Chiediamo di essere ascoltati nell’interesse di lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionate e continueremo a farlo nelle tante iniziative unitarie già programmate e nella manifestazione nazionale unitaria del 22 giugno prossimo a Reggio Calabria.

Landini su procedura infrazione Ue – VIDEO