Legalità una svolta per tutte: finisce il viaggio, l’impegno continua


Si è concluso oggi alla Casa del Jazz di Roma, bene confiscato alla banda della Magliana, il viaggio della legalità della Cgil, partito lo scorso 27 ottobre da Milano. In questi mesi la campagna nazionale della confederazione ‘Legalità: una svolta per tutte’ ha attraversato la penisola con un pulmino per dire no alla criminalità organizzata, a corruzione ed evasione e per chiedere interventi concreti contro questi fenomeni che minano economia e futuro del Paese. (FOTO – PAGINA SPECIALE)

All’evento di chiusura del viaggio hanno partecipato Gianna Fracassi, segretario confederale della Cgil; Andrea Orlando, ministro della Giustizia; Claudio Di Berardino, segretario generale Cgil Roma e Lazio; Alfonso Sabella, assessore alla Legalità Roma Capitale; Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Roma; Giuseppe Pecoraro, Prefetto di Roma; Guido Fabiani, assessore Sviluppo economico e Attività produttive Regione Lazio; Rosy Bindi, presidente Commissione parlamentare antimafia. Le conclusioni sono state affidate a Susanna Camusso, segretario generale della Cgil.

“Il nostro viaggio termina qui, ma la campagna prosegue”, con queste parole Gianna Fracassi ha dato il via all’iniziativa, ricordando che l’impegno della confederazione sui temi della legalità andrà avanti,”non soltanto per denunciare che ci sono tante cose che non vanno, ma anche per dire che attraverso l’attività sindacale è possibile cambiarle”.

La Cgil ha promosso questa campagna perché la legalità è un’urgenza, un valore capace di risollevare le sorti di un Paese compromesso, la soluzione nella lotta al malcostume. Urgenza che si sostanzia nei ‘numeri’: i fenomeni illegali, infatti, sono diffusi e trasversali in tutto il territorio nazionale, e hanno un costo insostenibile: la corruzione vale 60 miliardi di euro l’anno, l’evasione 135 e il fatturato complessivo delle mafie è vicino ai 200 miliardi. Una ‘torta’ di circa 400 miliardi che immessi nel circuito ‘legale’ rappresenterebbero il volano di cui il Paese ha bisogno per affrontare e risolvere il binomio crisi e sviluppo.

Questi i nodi che hanno spinto il sindacato, che negli scorsi anni ha già promosso una campagna sulla legalità economica, a programmare tappe in tutta la penisola, da Bolzano a Palermo, dal Piemonte alla Calabria, da Cagliari ad Ancona, per discuterne nei luoghi di lavoro, nei campi, nelle piazze. Sensibilizzare, informare, presentare rivendicazioni e proposte. E mettere in campo le proprie forze per promuovere la cultura della legalità e trasformare ogni lavoratore in ‘sentinella’. Come ha ricordato Fracassi dal palco della Casa del Jazz, “abbiamo esperienze di contrattazione territoriale, dai patti per l’integrità ai patti per la legalità, che danno protagonismo alla nostra organizzazione e che sono finalizzati a dire che cambiare si può”. Per questo “la fine del viaggio deve servire anche a rilanciare quei grandi temi politici che devono essere alla base di un’efficace lotta all’illegalità e in modo particolare ai fenomeni corruttivi, all’evasione fiscale e alla criminalità organizzata”.

Susanna Camusso ha ribadito la volontà della confederazione di proseguire il percorso intrapreso: “faremo meno chilometri forse, ma abbiamo molta strada ancora da fare, tantissimo lavoro perché questa esperienza non si disperda: noi ci abbiamo sempre messo la faccia, continueremo a farlo. E pensiamo di avere il diritto-dovere di indicare quali sono le situazioni di contesto che rendono più difficile questo nostro agire come sentinelle”. “Perché un viaggio della legalità?”, si rivolge alla platea il segretario generale della Cgil. “Perché la legalità non è un’astrazione, ma la precondizione del lavoro: un lavoratore occupato in una condizione di non legalità è un lavoratore in condizioni di schiavitù. E’ una cosa insopportabile in un paese moderno”. “Siamo di fronte a un mondo del lavoro con fasce crescenti di occupati poveri e intimoriti, che non riescono a vivere il lavoro come una condizione di dignità e di libertà. E molti di loro sono lavoratori degli appalti”.

“C’è una stretta connessione – continua Camusso – tra questo e il giudizio che noi diamo ad un insieme di leggi, non solo quelle che riguardano la corruzione e l’evasione ma anche quelle sul fisco e sulla giustizia”. Il segretario generale della Cgil si è soffermato in particolare sull’intervento legislativo in tema di appalti, giudicandolo “un nuovo veicolo dell’illegalità”, “un’incentivazione a delinquere”, e ha ricordato che il sindacato di corso d’Italia sta raccogliendo le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che riconosce garanzie e tutele ai lavoratori degli appalti.

Per leggere ed ascoltare gli interventi www.radioarticolo1.it e www.rassegna.it

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