Le ventuno donne alla Costituente – Teresa Noce


Teresa Noce (Torino, 1900 – Bologna, 1980)
Nata nel 1900 a Torino da famiglia operaia poverissima, Teresa cominciò a lavorare a sei anni consegnando il pane, poi come stiratrice e come sarta. Continuò a istruirsi da autodidatta. Ad appena 11 anni, partecipò al suo primo sciopero assieme alle sarte che rivendicavano miglioramenti salariali e di orario. Decise poi di seguire le orme del fratello operaio, che la aveva iniziata alle idee socialiste, andando a lavorare come tornitrice alla Fiat. Partecipò attivamente a tutte le battaglie del movimento operaio torinese: dagli scioperi contro l’intervento italiano nella prima guerra mondiale all’occupazione delle fabbriche nel biennio rosso.
Rimasta orfana della madre nel 1914, perse anche il fratello in guerra nel 1918. Il dover provvedere da sola al proprio mantenimento, non le impedì di impegnarsi nel Psi fino a fondare il circolo giovanile socialista di Torino.
Nella scissione del 1921 di Livorno, fu fra le fondatrici del Partito comunista italiano. Sempre in quell’anno, conobbe e si innamorò di uno studente comunista d’ingegneria, Luigi Longo, che sposò nel 1926 e con il quale ebbe tre figli. Quando nacque il loro primo figlio, Luigi Libero, Teresa lo portava in braccio proseguendo l’attività politica. In questa fase viveva a Milano dove si ritrovò sola perché Longo fu arrestato. Alla fine del 1923 le toccò la stessa sorte e rischiò di partorire a San Vittore. Fu invece rilasciata per mancanza di prove e, pochi giorni dopo, partorì e rientrò Torino dove di riunì a Longo, scarcerato dopo il processo di Roma.
Nel 1925 ebbe il suo secondofiglio, Pier Giuseppe, che morì dopo pochi mesi per un attacco di meningite.
Organizzatrice del congresso della Fgci del 1926, scappò in Unione Sovietica poco prima dell’entrata in vigore delle leggi eccezionali. Tra il 1927 e il 1928 frequentò i corsi della Scuola internazionale Lenin di Mosca. Nel ‘28 si trasferì a Parigi dove il PCd’I aveva stabilito il proprio centro estero e, quando questo fu trasferito a Lugano, anche Noce andò in Svizzera. L’anno successivo seguì i lavori del VI Congresso dell’Internazionale a Mosca. Tornò poi a Parigi dove nacque il suo terzogenito Giuseppe.
In sintonia con la nuova linea sancita dal Congresso di Colonia del 1931 dell’Internazionale, Noce chiese di poter risprendere la lotta antifascista in Italia. Lo stesso anno la vide alla testa della rivolta delle operaie tessili biellesi e delle mondine dell’area vercellese e novarese.
Membro del Comitato centrale del PCd’I dal 1932, rappresenta la Confederazione generale del lavoro (CGdL) nel Profintern, l’Internazionale sindacale a Mosca. Da Parigi si impegna con Giuseppe Di Vittorio nella direzione della CgdL, fonda “Noi Donne”, mensile diretto da Xenia Sereni, dirige Il Grido del popolo , l’organo d’informazione degli emigrati italiani in Francia e La Voce delle donne, mensile del Comitato italiano femminile di lotta contro il fascismo e contro la guerra.
Delegata nel 1935 al VII Congresso del Comintern, dal 1936 al 1938 partecipò in Spagna alla guerra civile, curando “Il Volontario della Libertà”, destinato agli italiani combattenti nelle Brigate Internazionali. “Bisognava aiutare specialmente quelli che arrivavano dall’Italia: ex-carcerati, confinati, sorvegliati speciali. Alla vita senza libertà in Italia e alla precaria esistenza dell’emigrato politico in Francia preferivamo quella di combattente in Spagna”, racconta nella sua autobiografia Rivoluzionaria professionale.
Deve però riparare in Francia dopo la vittoria del franchismo. Ma la situazione si complica presto e, con il patto Molotov-Ribbentrop, molti dirgenti comunisti furono arrestati, tra cui Longo. Teresa si trasferisce a Marsiglia e dirige dal 1941 al 1943 le azioni dei francs-tireurs-et-partisans. Catturata dalla polizia francese, fu consegnata alla Gestapo nel 1944 e fu internata nel lager di Ravensbruck, e poi destinata ai lavori forzati a Holleischen (Cecoslovacchia), dove fu adibita a lavoro forzato in una fabbrica di munizioni fino alla liberazione del campo da parte dell’esercito sovietico.
Alla fine della guerra, riprese l’attività di dirigente comunista. Per alleviare la drammatica situazione di bisogno dei bambini, con i Gruppi di difesa della donna diede vita alla grandiosa operazione dei “treni della felicità”, con cui si dette ospitalità invernale ad oltre centomila bimbi tra il ‘45 e il ’52.
Il 2 giugno 1946 fu tra le 21 donne elette all’Assemblea costituente italiana e fu una delle cinque donne entrate a far parte della Commissione dei 75.
A lei si devono le parole dell’articolo 3: “Tutti i cittadini…sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso”, con le quali veniva posta la base giuridica per il raggiungimento della piena parità di diritti tra uomo e donna, che fu sempre l’obiettivo principale della sua attività politica.
Nella Commissione ‘Diritti e doveri nel campo economico sociale’ propose una stesura dell’articolo 40 analoga a quella presente nel preambolo della Costituzione della IV repubblica francese, che tutela costituzionalmente il diritto di sciopero. Sua la mediazione tra opinioni contrapposte che affida il diritto di sciopero “alle leggi che lo regolano”. In dissenso con Togliatti sull’articolo 7, votò contro la ratifica dei Patti Lateranensi.
Eletta il 18 aprile 1948 alla Camera, confermata anche nella seconda legislatura, promosse la parità e il riconoscimento della differenza femminile.
Alla guida della Federazione nazionale degli impiegati e operai tessili della Cgil, la Fiot, dal 1947 al 1955, sempre nel 1947, èa la prima firmataria del progetto di legge per la “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri”. La sua battaglia si coronò in Parlamento con l’approvazione delle leggi 860/1950 e 1668/1950 che introducevano per “motivi etici, giuridici ed umani” il tassativo divieto di licenziamento delle madri, gestanti o puerpere, il riposo retribuito per maternità e allattamento, l’assistenza al parto, nidi d’infanzia e sale per l’allattamento nei luoghi di lavoro. Nel febbraio 1952, richiamandosi all’articolo 37 della Costituzione e alla ‘Convenzione sull’uguaglianza delle remunerazioni’ approvata a Ginevra nel 1951 dall’Oil (Organizzazione internazionale del lavoro), presentò una proposta di legge sulla parità di retribuzione per le lavoratici, approvata in Parlamento nel 1956 (L. 741).
L’impegno sindacale portò Teresa Noce a ricoprire l’incarico di presidente dell’Unione Internazionale Sindacale dei Lavoratori tessili e dell’abbigliamento (UISTA) con sede a Varsavia e, da quando nel 1955 lasciò la segreteria della Fiot, divenne segretaria dell’UISTA stessa la cui sede venne spostata a Milano.
La separazione da Longo avvenuta nel 1953 la segnò profondamente. Nella sua autobiografia lo racconta con un fatto “grave e doloroso più del carcere, più della deportazione”. Infatti, venne a sapere dal Corriere della sera che Longo aveva ottenuto l’annullamento del matrimonio falsificando la sua firma. La sua decisione di rivolgersi alla Commissione centrale di controllo del Pci per denunciare il comportamento di Longo nei suoi confronti, fu considerato un gesto inopportuno che determinò la sua esclusione dalla Direzione del Partito.
Nel 1954 si allontanò dalla vita politica attiva ritirandosi gradualmente a vita privata, ma dal 1959 fu attiva nel Cnel su designazione della Cgil.