Le ventuno donne alla Costituente – Rita Montagnana


Rita Montagnana Torino, 06/01/1895 – Roma, 18/07/1979
A quattordici anni era andata a lavorare come sarta, aderendo subito ai famosi scioperi delle sarte torinesi (1909-1911). Particolarmente attiva nella sezione socialista di Borgo San Paolo, già segretaria del Circolo femminile “La Difesa”, dopo aver partecipato all’occupazione delle fabbriche, nel 1921 era passata con il Antonio Gramsci nel Partito Comunista d’Italia, che l’aveva subito inviata alla II Conferenza femminile internazionale e al III Congresso del Komintern. Nel 1922 aveva iniziato a collaborare al periodico La compagna e, quando l’anno successivo, la redazione passò da Roma a Torino, Rita ne condivise la direzione con Camilla Ravera e Rina Picolato.
Nel 1924 sposa Palmiro Togliatti e l’anno seguente nasce Aldo, il loro unico figlio. Con l’arresto di Gramsci, nel novembre del 1926, mentre la famiglia Togliatti era a Mosca, inizia il suo esilio che la vede spostarsi in continuazione tra Svizzera, Francia e Unione Sovietica.
Alla ripresa dell’attività illegale, che caratterizza gli anni della “svolta”, Rita assunse i panni del “fenicottero”, compiendo diverse missioni in Italia. Prese parte alla guerra civile in Spagna e, finalmente, rientrò in Italia nel maggio 1944, cominciando una nuova intensa fase di impegno politico come leader dell’organizzazione femminile del Pci. Insieme a Emilia Siracusa Cabrini, Maria Romita, Giuliana Nenni, Bastianina Musu Martini, Egle Gualdi, Luigia Cobau e Marisa Cinciari Rodano fonda l’Udi, divenendone presidente nel congresso di Firenze del 1945, quando avvenne la fusione con i Gdd (Gruppi di Difesa della Donna), che avevano agito nell’Italia occupata.
Da sempre fermamente convinta nella necessità di rendere le italiane protagoniste della politica per uscire dalle macerie del fascismo e della guerra, fa del voto alle donne la sua prima preoccupazione. Dà vita al Comitato di iniziativa dell’Udi, nato a Roma il 15 settembre del 1944 con rappresentanti comuniste, socialiste, del partito d’azione e del partito della sinistra cristiana. Riesce quasi subito a stabilire relazioni unitarie con i movimenti femminili di tutti i partiti e le associazioni femministe per la costituzione il 25 ottobre del Comitato pro voto.
Intervenendo, il 10 febbraio 1945 nell’Aula Magna del liceo Visconti di Roma, rivendica con orgoglio la conquista del suffragio femminile adottato con il Decreto luogo-tenenziale del 1° febbraio 1945: “Largo dunque fin da oggi alle donne nei posti di Governo, largo alle donne nell’Assemblea Costituente, largo alle donne nelle Amministrazioni comunali; giusta retribuzione del lavoro femminile; tutte le vie del lavoro e del sapere aperte alle giovani”.
Il 2 giugno 1946 le italiane votarono in percentuale superiore a quella degli uomini per il Referendum istituzionale e l’Assemblea costituente. La massiccia partecipazione dell’elettorato femminile, era la risposta migliore ai dubbi sollevati dagli antisuffragisti sull’uso che le donne avrebbero fatto di questo diritto. Rita Montagnana, nel XIII Collegio (Bologna-Ferrara-Forlì-Ravenna), risultò prima fra gli eletti del Pci, con 68.722 voti di preferenza. A quell’epoca aveva quasi cinquant’anni e approdava a Montecitorio forte del prestigio accumulato sin da giovanissima nella lotta politica e sindacale, nella clandestinità , nel lungo esilio in URSS al fianco di Togliatti e nell’attività nei movimenti femminili.
Chiusa la fase della Costituente, s’impegnò nella campagna elettorale del 1948 e, sebbene eletta Senatrice, non mancò di lanciare l’allarme sulla sottorappresentazione delle donne tra le candidate, considerandolo un errore e un’indicazione sbagliata per l’elettorato e per il partito. A marzo del 1951 scrive alla segreteria del Pci, criticandone l’operato: “Vi è stato anche da parte dei compagni dirigenti, salvo eccezioni, una enorme incomprensione verso il lavoro femminile. Si sono tagliate le ali, si sono demoralizzate, umiliate anche le compagne migliori, più qualificate, con un ottimo passato di partito”.
Dopo la separazione da Togliatti, Rita abbandonò progressivamente l’attività politica e dal 1958 si ritirò a vita privata con il figlio Aldo, gravemente malato.