Le ventuno donne alla Costituente – Ottavia Penna


Ottavia Penna (Caltagirone (CT), 12/04/1907 – 02/12/1986)
Proveniente da una famiglia aristocratica, si trasferisce a Trinità dei Monti a Roma per studiare.
Convinta che il vero rinnovamento potesse arrivare solo dalle donne, a condizione che venissero loro assicurati gli stessi diritti degli uomini, si spese sin dall’inizio per questa battaglia, anticipando le battaglie che poi saranno portate avanti dai movimenti femminili.
I suoi ideali, in contrasto con gli interessi della classe a cui apparteneva, la portarono ad una scelta di rottura: decise di abbracciare l’ideologia del Fronte liberale democratico dell’uomo qualunque, fondato nel 1944 dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini.
Fu eletta all’Assemblea Costituente e fece parte della Commissione dei 75.
Il più significativo segno del riconoscimento della competenza e del rigore di Ottavia Penna venne dalla sua candidatura alla prima presidenza della Repubblica. Guglielmo Giannini, in quell’occasione, la definì «Una donna colta, intelligente, una sposa, una madre», a sottolineare i modelli culturali dominanti con i quali una donna doveva fare i conti se decideva di uscire dai tradizionali ruoli femminili.
Il 15 novembre 1947 lasciò il Partito dell’uomo qualunque per entrare nell’Unione nazionale e rimanerci fino alla conclusione dei lavori dell’Assemblea Costituente.
La vita politica di Ottavia fu piuttosto breve e, prima dello scioglimento dell’Assemblea Costituente, segnata da una querela per diffamazione a mezzo stampa da parte della giornalista Ester Lombardo. Ottavia Penna rischiò un procedimento penale per aver offeso la sua reputazione. La querela rientrò per insufficienza di elementi.
Alla fine dell’esperienza costituente, decise di abbandonare la politica perché delusa dal comportamento di Giannini, insofferente dei compromessi cui aveva dovuto assistere. Solo nel 1953 si presentò alle elezioni amministrative di Caltagirone e venne eletta nelle fila del Partito monarchico, in opposizione alla sorella Carolina, sindaca democristiana della città. Diceva che questa era stata solo una parentesi nel “libro chiuso della politica”.