Le ventuno donne alla Costituente – Nadia Gallico


Nadia Gallico (Tunisi, 02/06/1916 – Roma, 19/01/2006)
Nadia Gallico proviene da famiglia laica di ebrei italiani residente in Tunisia dalla prima metà dell’Ottocento. Alla vigilia della seconda guerra mondiale sposa il comunista Velio Spano, esule sardo originario del centro minerario di Guspini, ricercato dalle polizie di tutta Europa e circondato dal mito di eroe imprendibile.
Tra italiani e francesi, maltesi, ebrei e musulmani, reduci della guerra civile spagnola, comunisti e gollisti, suore e liberi pensatori a Tunisi Nadia e Velio cominciano la loro resistenza all’avanzata del nazismo, combattono nella clandestinità, subiscono, con i loro compagni, processi e condanne dai tribunali di Vichy e trovano nella solidarietà offerta a tutti i perseguitati politici dalla famiglia Gallico un rifugio sicuro.
Nel gennaio del 1944 Nadia raggiunge a Napoli Velio. La città liberata, con i suoi mille volti della sofferenza umana, laboratorio politico dell’Italia democratica, è la tappa iniziale di una nuova vita.
Dopo la liberazione della capitale lavora per la federazione comunista romana e si occupa in particolare dei problemi delle donne, resi drammatici dalla difficile situazione post-bellica. Nel 1945, ancora in guerra, viene inviata dal partito a fondare in Sardegna le strutture femminili.
La Sardegna diventa una seconda patria, una seconda casa.
Il referendum istituzionale e le elezioni per l’Assemblea Costituente, il 2 giugno 1946, arrivano nel giorno in cui Nadia compie trent’anni e la vedono eletta nelle liste del Partito Comunista, nel quale continua a militare attivamente. La sua iniziativa più notevole in questo periodo è l’organizzazione, in collaborazione con il Comune di Roma e della Croce Rossa Italiana, di quelli che saranno chiamati “treni della felicità”: convogli che trasportarono 70.000 bambini meridionali, dalle zone più colpite dalla guerra nelle province del Nord, dove famiglie generose li accolgono, nutrono ed educano ai valori della solidarietà come figli propri.
Nadia e Velio, entrambi costituenti, dal 1948 saranno parlamentari.
Alla conclusione del suo impegno in Parlamento, Nadia continua la sua militanza di comunista assumendo, di nuovo a Roma, diversi incarichi culturali, politici e sociali. Dirige per vari anni l’associazione Italia-Cecoslovacchia: organizza un’importante mostra itinerante dei disegni dei bambini della città-ghetto di Terezin e segue le vicende della Primavera di Praga attraverso rapporti istituzionali e di amicizia con intellettuali e politici di quel Paese, prima e dopo la repressione sovietica.
In seguito, per incarico della Sezione Esteri, si occupa delle relazioni del Pci con Paesi e movimenti del terzo mondo: Vietnam, Sud Africa, Africa subsahariana e Paesi arabi.
Per il 60° anniversario della Costituzione repubblicana, percorre tutto il Paese per raccontare ai giovani nelle scuole la nascita politica della Carta e dell’ambiente culturale e sociale in cui esso prese forma.