Le ventuno donne alla Costituente – Maria Nicotra Fiorini


Maria Nicotra Fiorini Catania, 06/07/1913 – Padova, 15/07/2007
Nata da una famiglia aristocratica, durante la guerra ottiene la medaglia d’oro per essere stata volontaria della Croce Rossa. Dirigente dell’Azione Cattolica e delle Acli, si iscriverà alla Democrazia Cristiana diventando, nel 1954, vice delegata del movimento femminile.
Tra le 21 donne dell’Assemblea Costituente e tra i deputati eletti nella I Legislatura, fa parte della commissione parlamentare d’inchiesta sulla miseria in Italia e di vigilanza sulle condizioni dei detenuti. Si batte inoltre per la tutela fisica, per le condizioni economiche delle lavoratrici madri e per il controllo della stampa destinata all’infanzia e all’adolescenza.
Nel 1953 si conclude la sua attività parlamentare essendo la prima delle non elette alla Camera. Decide quindi di tornare a Catania e nel ’55 conosce il dirigente della DC, Graziano Verzotto, un ragazzo più giovane di dieci anni, padovano, mandato a Catania da Fanfani per riorganizzare il partito siciliano. I due si sposano e Maria resterà accanto al marito appoggiandolo nella sua ascesa politica. Otterrà l’incarico di Presidentessa dell’Istituto Case popolari di Catania nel ’60 (incarico che terrà sino al 1965).
Come per tante donne, Maria passa in secondo piano per assecondare il lavoro del marito. Un uomo ambiguo
il cui nome fu spesso legato a molti avvenimenti misteriosi dell’isola. Segretario del partito a Siracusa dal 1955 al 1975, divenne presidente dell’EMS; acquistò anche la squadra del Siracusa divenendone presidente. Fu testimone di nozze del mafioso riesino Giuseppe Di Cristina, implicato nella scomparsa di Enrico Mattei e del giornalista Mauro De Mauro. Fu, infatti, l’ultimo a salire sull’aereo del presidente dell’Eni, il giorno prima dell’esplosione, così come fu uno degli ultimi a parlare con il giornalista (che stava seguendo una pista sull’incidente aereo) il cui corpo non si trovò mai (una leggenda vuole che si trovi in uno dei piloni dell’A19 che era in costruzione in quel periodo).
Il 1975 fu l’anno nero di Verzotto. Dc e Psi si accordarono col Pci al vertice della Regione, si parlò allora di “compromesso storico” e, come affermò lo stesso Verzotto in un’intervista: «mi costrinsero alle dimissioni». Dopo solo quattro giorni dalle dimissioni, scampò a un tentativo di sequestro. Ma i guai per Verzotto non finirono poiché fu coinvolto nello scandalo finanziario dei “fondi neri” della banca di Michele Sindona. Molti enti pubblici e privati avevano depositato capitali nelle sue banche, poiché il banchiere garantiva interessi in nero. Quei fondi servivano a finanziare i partiti politici. Per non farsi arrestare Verzotto pensò quindi di lasciare l’Italia e nascondersi a Parigi.
Maria non lo seguì, restò in Sicilia prendendo le redini di ciò che il marito aveva lasciato. Si rimboccò le maniche facendo riemergere il suo carattere combattivo e determinato, tornò a essere protagonista con il coraggio e la bravura di una dirigente. E fu così che i giornali scrissero “il Siracusa ha l’onore di avere il primo presidente di una squadra di calcio a livello professionistico “donna” che ha guidato la squadra alla conquista della Coppa Italia dilettanti”.