Le ventuno donne alla Costituente – Maria Maddalena Rossi


Maria Maddalena Rossi (Codevilla PV, 29/09/1906 – Milano, 19/09/1995)
Si iscrive nel 1937 al Pci clandestino partecipando attivamente al “Soccorso Rosso” e reperendo fondi per la lotta clandestina.
Arrestata nel 1942 dalla polizia fascista, viene inviata al confino a Sant’Angelo in Vado, da dove viene liberata dopo il 25 luglio 1943. Ma il proclama di Badoglio la costringe nuovamente alla clandestinità. Si trasferisce in Svizzera, dove raccoglie fondi per il Pci per portare avanti la lotta armata e svolge un lavoro redazionale nei due periodici italiani Fronte della gioventù per l’Indipendenza e la Libertà e L’Italia Libera, organi di informazione destinati agli italiani prigionieri nei campi svizzeri.
Continua il suo lavoro di giornalista in Italia quando, rientrata a Milano nel dicembre 1944, fa parte della redazione clandestina de L’Unità.
Nominata responsabile della commissione femminile del partito, la Rossi inizia la sua attività a sostegno delle donne e, nel secondo Congresso nazionale del 1947, viene eletta presidente dell’Udi e riconfermata nei congressi dell 1949 e nel 1953.
Nel 1956 diventa vicepresidente della Federazione democratica internazionale femminile (FDIP).
Tiene insieme l’impegno per le donne con quello per la pace: si dedica ai rapporti con le istituzioni internazionali, convinta che solo una politica di collaborazione fra i popoli può garantire una pace duratura. Sono gli anni della guerra fredda e la Rossi intreccia fitte relazioni fra i diversi paesi, incontrando i capi di stato con l’ideale di tessere dei rapporti di pace.
Questo binomio, donne e pace, è il filo conduttore della sua attività politica anche come parlamentare.
Nel 1946 viene eletta all’Assemblea Costituente nelle liste del Partito comunista ed entra nella Commissione per i trattati internazionali. In questo ambito interverrà in merito all’approvazione del Trattato di pace fra l’Italia e le potenze alleate firmato a Parigi il 10 febbraio 1947.
Si adopera per il riconoscimento della parità sia nella famiglia che nel mondo del lavoro. Nella discussione sul Titolo II sui rapporti etico-sociali, afferma l’obbligo da parte dello Stato di tutelare la famiglia e l’eguaglianza morale e civile dei coniugi. Nell’ambito della discussione sul Titolo IV riguardante la magistratura, sostiene il diritto delle donne di accedere e di partecipare all’amministrazione della giustizia in campo sia civile che penale.
Eletta alla Camera nella prima legislatura (1948-1953), è membro della seconda commissione Rapporti con l’estero e del comitato direttivo del gruppo parlamentare comunista, dove sarà riconfermata nel 1953. Si attiva anche nell’interesse dei minori, in particolare chiede di snellire i procedimenti di adozione modificando l’art. 297 del Codice Civile.
Rieletta anche nella seconda e terza legislatura, entra anche nella Commissione speciale per l’esame del disegno di legge (C. n. 2814) sulla ratifica dei trattati sul Mercato Comune e sull’Euratom.
Quando nel ‘63 decide di non ricandidarsi, si stabilisce a Porto Venere (La Spezia), diventa nel 1964 assessore ai Lavori pubblici e 1970 al 1975 diventa sindaco.
Nel dicembre 1987 la Provincia di Milano le conferisce la medaglia d’oro per il suo impegno sociale, politico e civile.
Prima di morire la Rossi lascia al comune di Codevilla la sua ricca collezione di arte contemporanea, libri, dischi e innumerevoli memorie raccolte con passione durante la sua vita.