Le ventuno donne alla Costituente – Maria Agamen Federici


Maria Agamen Federici (L’Aquila, 19/09/1899 – 28/07/198)

Laureata in Lettere, insegnò Italiano e Storia nelle scuole medie superiori. Durante il regime, scappò con il marito all’estero e continuò a insegnare presso gli Istituti italiani di cultura, prima a Sofia, poi in Egitto e poi a Parigi. Di ritorno a Roma nel 1939 e s’impegnò nella Resistenza. Nello stesso periodo, come delegata dell’Unione donne dell’Azione Cattolica (Udaci), organizzò un piano di assistenza per le impiegate dello Stato, rimaste disoccupate.
Come rappresentante del settore femminile delle Acli, partecipò tra il ‘44 e il ‘45 ai lavori preparatori di fondazione del Centro italiano femminile (Cif), assieme a Mons. Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI) e Maria Rimoldi, presidente delle Donne Cattoliche. Maria Agamen guidò il Cif dal 1944 al 1950, ma il radicalismo di alcune sue posizioni non piacque ai vertici del Cif, dove ebbe non pochi contrasti.
Lavorò anche per assistere adeguatamente l’infanzia e l’adolescenza attraverso la costruzione di asili, scuole, refettori, aiuti agli emigranti, agli sfollati e ai reduci, ricoprendo la carica di vice presidente della Commissione nazionale Onu per l’infanzia.
Nel 1946 venne eletta all’Assemblea Costituente nel collegio unico nazionale per la Democrazia Cristiana. Fu una delle cinque donne che fece parte della Commissione dei 75, incaricata di redigere il progetto di Carta Costituzionale.
Durante il dibattito sull’accesso delle donne alla magistratura, Maria Agamen affermò che l’unico elemento discriminatorio per l’accesso doveva essere il merito e non le attitudini. Come componente della Terza Sottocommissione che si occupava del diritti e doveri economico-sociali, presentò una relazione sulle garanzie economiche e sociali per la famiglia, in cui sosteneva che lo Stato doveva intervenire per tutelare le lavoratrici madri ed eliminare tutti gli ostacoli di natura economica che impedivano ai cittadini di formare una famiglia. Nella discussione del Titolo IV, sostenne l’eliminazione di ogni ostacolo che relegasse la donna in settori limitati e che fosse d’impedimento per il loro accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive.
Dopo la sua uscita dal Cif, diede vita all’Associazione nazionale famiglie emigranti (Anfe), di cui fu presidente fino al 1981. Nel ‘48 fu eletta Deputata per la Democrazia Cristiana. Fu relatrice del disegno di legge sulla Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri divenuta legge nel 1950, n.860.
Fu socia fondatrice del Comitato italiano di difesa morale e sociale della donna (1950), insieme alla senatrice Merlin e alle onorevoli Angela Guidi Cingolani e Maria De Unterrichter Jervolino. Il Cidd operò dapprima per ottenere l’approvazione della proposta di legge Merlin sull’abolizione delle case chiuse, e successivamente, per assistere praticamente le donne che lasciavano la prostituzione, allo scopo di reinserirle nella vita sociale.
Nell’ultimo periodo della sua vita si dedicò esclusivamente all’impegno assistenziale e culturale, soprattutto in difesa dei migranti.