Le ventuno donne alla Costituente – Leonilde Iotti


Leonilde Iotti (Reggio nell’Emilia, 10/04/1920 – Poli RM, 04/12/1999)
Figlia di un ferroviere perseguitato dal fascismo per le sue idee socialiste, Leonilde, chiamata da tutti Nilde, terminò gli studi presso la facoltà di Lettere dell’Università Cattolica di Milano. Dopo un breve periodo da insegnante, si iscrisse al PCI e si dedicò a sostener e i partigiani di Reggio Emilia, fino ad essere designata responsabile dei Gruppi di Difesa della Donna (GDD), struttura fondamentale nella guerra di Liberazione. Si trattatava di gruppi operativi femminili che avevano il compito di creare una rete di solidarietà e aiuto ai partigiani raccogliendo alimenti, medicinali e vestiti, garantendo con le staffette la comunicazione tra un gruppo e l’altro, organizzando le evasioni dei partigiani dalle carceri, preparando le case-rifugio e trasportando volantini e armi. Compito di Nilde Iotti dal 1943 fu il ruolo più rischioso: quello di porta-ordini.
A  26 anni, ebbe una breve esperienza nel Consiglio comunale di Reggio Emilia e, dopo il Referendum del 2 giugno 1946, fu eletta membro dell’Assemblea Costituente tra le fila del PCI. Membro della Commissione dei 75, che ebbe il compito di redigere la bozza della futura Costituzione repubblicana da sottoporre all’intera Assemblea, si batté con l’obiettivo di far riconoscere l’emancipazione delle donne in ogni campo sociale e politico e garantire loro la piena dignità di cittadine.Nell’ambito dei lavori della I Sottocommissione si batté per l’affermazione del principio della parità tra i coniugi, del riconoscimento dei diritti dei figli nati fuori dal matrimonio e delle famiglie di fatto. Si dichiarò, inoltre, nettamente contraria all’introduzione del principio dell’indissolubilità del matrimonio nel testo costituzionale. Nonostante tutte le sue battaglie, sempre dai banchi del PCI, il partito la accettò pienamente solo nel 1964, dopo la morte del suo compagno di vita, Palmiro Togliatti, che per lei aveva lasciato la moglie e un figlio creando un enorme scandalo sia dentro che fuori dal partito.
Dal 1944, dai GDD nacque l’Unione Donne Italiane (dal 2003 Unione Donne in Italia) che si occupò di creare un nuovo laboratorio politico e sociale femminile, di cui Iotti divenne segretaaria della cui sezione di Reggio Emilia. Un percorso comune che continuerà in varie battaglie: la pensione alle casalinghe, la riforma del diritto di famiglia del 1975, il diritto al divorzio e all’aborto e l’eliminazione di tutte le possibili forme di discriminazione nei riguardi delle donne.
Nilde Iotti fu la prima ed unica donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dal 1979 al 1992, un arco di tempo che copre ben tre legislature: un primato che nessun altro riuscì ad eguagliare né prima né dopo di lei. Nel 1993 ottenne la presidenza della Commissione parlamentare per le riforme istituzionali e nel 1997 venne eletta vicepresidente del Consiglio d’Europa, dove già dall’anno precedente rivestiva anche l’incarico di presidente della delegazione italiana.
Tra i numerosi riconoscimenti della sua capacità politica ne vanno anche ricordati due, anche se non coronati da successo: nel 1987 ottenne un incarico di governo con mandato esplorativo da parte del presidente della Repubblica Cossiga che si concluse senza esiti, è la prima donna e la prima esponente comunista ad arrivare così vicina alla presidenza del Consiglio; nel 1992 fu la candidata di sinistra alla presidenza della Repubblica.
Nel 1999 diede le dimissioni da tutti gli incarichi pubblici e si ritirò a vita privata per gravi motivi di salute; alla sua uscita dall’aula di Montecitorio le fu tributato un lunghissimo applauso. Morì poco dopo, il 4 dicembre 1999, nella clinica Villa Luana di Poli (Roma) per un arresto cardiaco.