Le ventuno donne alla Costituente – Elettra Pollastrini


Elettra Pollastrini Rieti, 15/07/1908 – 02/02/1990
Nata da una famiglia antifascista, fu costretta ad espatriare in Francia per sottrarsi alle persecuzioni del regime. Infatti suo fratello Olindo, militante nella frazione terzointernazionalista del Partito socialista italiano, era stato fatto oggetto di violenze da parte di squadre fasciste. Dopo aver trovato lavoro alla Renault, Olindo invitò madre e sorella a raggiungerlo. Nel novembre 1924 anche Elettra venne assunta nella casa automobilistica francese come ‘perforatrice’, ma già nel 1926 venne licenziata per aver partecipato allo sciopero indetto dalla comunista Confédération générale du travail unitaire (CGTU), cui avevano aderito soprattutto giovani apprendisti e stranieri. Nel 1930 trovò impiego come correttrice di compiti d’italiano, presso l’École universelle par correspondance, dove lavorò sino al 1938.
Tramite il fratello, che dal 1924 aveva aderito al Pci, Elettra Pollastrini iniziò a frequentare gli ambienti degli esuli comunisti. Nel 1932 aderì alla Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà, e nel 1933 si iscrisse al Partito comunista francese nei gruppi di lingua italiana. Nell’agosto 1934 prese parte come delegata al Congresso mondiale contro la guerra e il fascismo, tenutosi a Parigi. Le sue frequentazioni destarono i sospetti della polizia italiana, che iniziò a compiere indagini su di lei, riuscendo anche ad acquisire, grazie a una delazione, una sua fotografia ripresa da un giornale comunista, e che venne acclusa alla Rubrica di frontiera dove, dal marzo 1937, era segnalata per l’arresto.
Poco dopo, su incarico della rivista “Noi Donne”, allo scoppio della guerra civile nella penisola iberica si recò in Spagna. Arrestata al suo rientro in Francia, fu rinchiusa nel campo di Riùcros insieme ad altre donne. Conobbe così Teresa Noce, Baldina Di Vittorio Berti, Angiolina Fibbi ed altre attiviste antifasciste.
Nel 1941 la Pollastrini riuscì a raggiungere Rieti, dove portò avanti l’attività antifascista clandestina e, all’annuncio dell’armistizio, entrò nella Resistenza romana. Fu di nuovo arrestata, stavolta dai tedeschi che la condussero in Germania e la tennero prigioniera venti mesi nel carcere di Aichach.
Dopo la liberazione, tornò in Italia e fu una delle cinque donne comuniste che fecero parte della Consulta Nazionale Italiana, l’assemblea legislativa provvisoria istituita per sostituire il Parlamento fino a quando non fosse stato possibile indire regolari elezioni politiche. La Consulta si riunì la prima volta il 25 settembre 1945 e fu sciolta il 2 giugno 1946 con il compito di preparare la legge elettorale per la Costituente.
Oltre ad essere elletta all’Assemblea, nel 1948 fu eletta deputata del Pci alla Camera dove rimase per due Legislature.
Dopo queste esperienze, nel 1958 andò in Ungheria e lavorò presso Radio Budapest per 5 anni. Ritornata in Italia, si stabilì a Rieti e qui si spense il 2 febbraio del 1990.