Le ventuno donne alla Costituente – Angelina Merlin


Angelina Merlin- (Pozzonovo 1887 – Padova, 1979)
Visse a Chioggia per tutta l’infanzia e la giovinezza fino a diplomarsi come maestra elementare, si trasferisce a Grenoble, in Francia, dove si laurea in francese.
Vicina agli ideali del socialismo, si iscrive al Psi e inizia a collaborare al periodico “La difesa delle lavoratrici”, di cui in seguito assumerà la direzione. Tornata a Chioggia, Lina Merlin si rende conto delle condizioni in cui vivevano le donne della sua zona, quasi tutte mogli di pescatori o marinai lasciate a lunfo sole dai mariti. Esse si prostituivano per qualche piccolo lusso, o semplicemente per fame, ai benestanti locali. Collabora con il deputato socialista Giacomo Matteotti a cui riferisce nei dettagli le violenze perpetrate dalle squadre fasciste nel padovano. Quando, nel 1925, dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, Mussolini consolida il suo potere, Angela viene arrestata cinque volte in meno di due anni. Inoltre nel 1926 viene licenziata dal suo impiego di insegnante perché si rifiuta di prestare il giuramento di fedeltà al regime, obbligatorio per gli impiegati pubblici. In seguito alla scoperta del complotto per attentare alla vita del duce da parte di Tito Zaniboni, il suo nome viene iscritto nell’elenco dei “sovversivi” affisso nelle strade di Padova. Lina quindi si trasferisce a Milano dove pensa sia più difficile essere rintracciata. Lì comincia a collaborare con Filippo Turati, ma viene arrestata e condannata a cinque anni di confino in Sardegna. Anche in quel luogo riesce a conquistarsi il rispetto e la fiducia degli abitanti e soprattutto delle donne, ad alcune delle quali insegnerà a leggere e a scrivere.
Tornata a Milano nel 1930, durante una riunione clandestina incontra il medico ed ex deputato socialista di Rovigo Dante Gallani, che rimane colpito dalla sua eloquenza. Si sposano nel 1932, ma appena quattro anni dopo lui muore. Rimasta vedova a 49 anni, prende parte attivamente alla Resistenza, donando ai partigiani la strumentazione medica e i libri del marito e raccogliendo fondi e vestiario per i partigiani. Costituisce i Gruppi di difesa della donna che, a guerra finita, contavano circa 59.000 donne. Da questa organizzazione nascerà l’Unione Donne Italiane.
In questo periodo Lina prende parte ad azioni di guerra partigiana, rischiando più volte la vita. Catturata dai nazisti, riesce a sfuggire con uno stratagemma. Scrive articoli sul periodico socialista clandestino Avanti!, e nella sua casaLelio Basso, Sandro Pertini, Rodolfo Morandi e Claudia Maffioli organizzano l’insurrezione. Lei riceverà l’incarico di occuparsi del settore scolastico, e insieme al professor Giorgio Cabibbe e ai partigiani della Brigata Rosselli occuperà il Provveditorato agli Studi di Milano, imponendo la resa.
Nel 1946 viene eletta alla Assemblea Costituente e nella “Commissione dei 75”, dove i suoi interventi saranno determinanti per la tutela dei diritti delle donne, e lasceranno un segno indelebile nella Carta Costituzionale. Interviene sulla speciale protezione che la Repubblica deve concedere alla maternità e all’infanzia, valori recepiti poi dall’art. 31. Formula osservazioni insieme a Teresa Noce nel corso della discussione sulle garanzie economico-sociali per l’assistenza alla famiglia del 18 settembre 1946. Ma la principale battaglia dell’opera politica di Lina Merlin è stata l’abolizione della prostituzione, che le procurò ostilità ed inimicizie persino nell’ambito del suo stesso partito. A lei si devono, tra l’altro, l’abolizione della infamante dicitura “figlio di N.N.” che veniva apposta sugli atti anagrafici dei trovatelli, l’equiparazione dei figli naturali ai figli legittimi in materia fiscale, la legge sulle adozioni che eliminava le disparità di legge tra figli adottivi e figli propri, e la soppressione definitiva della cosiddetta “clausola di nubilato” nei contratti di lavoro, che imponeva il licenziamento alle lavoratrici che si sposavano.
Nel 1961 le venne fatto sapere che il partito non intendeva ripresentare la sua candidatura nel collegio di Rovigo, e lei reagì strappando la tessera. Nel suo discorso di commiato dichiarò che le idee sono sì importanti, ma camminano con i piedi degli uomini, e che lei non ne poteva più di “fascisti rilegittimati, analfabeti politici e servitorelli dello stalinismo”. A 65 anni, nonostante le esortazioni dei suoi sostenitori che avrebbero voluto rivederla candidata anche nelle elezioni del 1963 come indipendente, Lina Merlin decise di ritirarsi dalla politica.